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Judith Miller, Stephen Engelberg e William Broad

Germi. Le armi batteriologiche: una guerra segreta

Longanesi & C.

Scrivono gli autori nella prefazione: «I progressi biologici degli ultimi decenni del Novecento hanno sconfitto molte malattie e prolungato la vita umana. Le stesse scoperte, però hanno conferito anche un potere senza precedenti a chi intendeva usare i germi per distruggere».

A partire dal secondo dopoguerra, numerosi stati (in particolare gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica) avvertirono il pericolo rappresentato dall'uso di armi biologiche, in azioni militari o terroristiche, e decisero di studiare in modo approfondito i germi per ottenere antidoti in caso di un attacco. Ma anche (o soprattutto) per sviluppare e produrre nuovi agenti.

Queste ricerche rappresentarono una grave minaccia (accentuata dalla guerra fredda) per le popolazioni, e nel 1972 nella Biological and Toxin Weapons Convention fu firmato un trattato per vietare lo sviluppo e la produzione di armi biologiche. Più di cento nazioni aderirono a questo trattato, ma la situazione non cambiò. Le nazioni, in segreto, continuarono (e, tutt'ora, continuano) a studiare e produrre nuovi germi e nuove armi biologiche.

Questo libro espone in modo chiaro e ben documentato (gli autori utilizzano documenti top secret accessibili da pochi anni e intervistano numerosi scienziati e responsabili militari e politici) questi argomenti, e delinea il contesto politico, militare e scientifico relativo.

scheda bibliografica:

Judith Miller, Stephen Engelberg e William Broad

Germi. Le armi batteriologiche: una guerra segreta

Longanesi & C., Milano 2002

pp. 469; Euro 16,50; ISBN 88 304 1987 7

 

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