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I sentieri della genetica italiana.
Una Introduzione

Vengono presentati in questa sede materiali relativi ad alcuni sviluppi della genetica in Italia, una storia che inizia, come in altre nazioni, sin dai primi del '900, con la riscoperta delle leggi di Mendel. Il lavoro più vecchio implementato in questa prima tranche editoriale, tuttavia, è del 1938. Dunque, i prossimi aggiornamenti dello Speciale, ovviamente, andranno più che altro a ritroso. Più si va indietro nel tempo, più le cose diventano confuse, magmatiche, delicate da trattare. Le linee della demarcazione disciplinare quasi scompaiono. Parlare della genetica in Italia, infatti, come altrove, significa occuparsi della nascita di una scienza, con tutte le problematiche del caso. La genetica non sorge dal nulla, ma s'innesta su tradizioni di ricerca, metodi e argomenti d'indagine per lo più preesistenti (di embriologia, citologia, fisiologia cellulare, biologia della riproduzione e dello sviluppo, biometria, eugenica, statistica, chimica fisica, biochimica, ecc.), che, pur appartenendo a campi d'indagine diversi, nel corso dei primi decenni del Novecento, ricevono nuovo impulso, confluiscono gli uni con gli altri e finiscono per essere collocati entro un unico orizzonte ermeneutico, coerente e sempre più autonomo, rispetto ad altre discipline, riconosciuto come tale dalla comunità scientifica. Gli elementi di novità e di originalità, che pure non mancano, ovviamente, vanno inquadrati e integrati nell'ottica menzionata, di fondamentale rinnovamento. Parallelamente occorre tener conto, d'altronde, del processo socio-culturale di consolidamento della nuova disciplina, che accompagna la sua storia, segnandone il passo, e s'intreccia, più in generale, con l'importanza crescente che le scienze biologiche, di fatto, sono venute assumendo nel corso dell'ultimo secolo.

Ogni disciplina non esiste in sé, ma possiede percorsi di ricerca entro cui si articola il suo sviluppo, nelle diverse nazioni in cui la scienza occidentale viene praticata, integrandosi, a livello teorico, nel proprio corpus di conoscenze a livello internazionale; il tutto cristallizza, nel tempo, e trova posto in strutture e istituzioni, nell'insegnamento (soprattutto in quello universitario), nella manualistica e nelle altre forme di produzione-riproduzione disciplinare. Lo sviluppo storico della genetica italiana, nelle sue molteplici determinazioni, merita di certo attenzione come qualunque altro, sia perché non è da meno, in fatto di qualità e di risultati raggiunti, seppure non molti, rispetto alla nascita della genetica in altre nazioni, e sia perché, da un punto di vista storiografico, non esiste "la verità" scientifica. La Storia della scienza non è la Scienza(!), e le concezioni e i diversi paradigmi che si confrontano nel corso del tempo, "giusti" o "sbagliati" che siano riconosciuti nell'ottica strettamente disciplinare, hanno tutti pari dignità per lo storico.

Il tutto è aggravato poi dal fatto che da quando la scienza è divenuta a prevalenza anglofona, dal punto di vista linguistico, gran parte della bibliografia in lingue altre rispetto all'inglese difficilmente passa nelle rassegne disciplinari, nella manualistica di settore, in monografie e lavori di vario genere. Nel saggio The Spandrels of San Marco and the Panglossian Paradigm, tanto per fare solo un esempio, facilmente verificabile nella presente sede,[1] Gould e Lewontin presentano alcune proposte non-riduzionistiche europee continentali, in fatto di anti-adattamentismo, menzionando i nomi di O. H. Schindewolf, P. P. Grassé, A. Remane e R. Riedl, chiamandoli in causa quasi fossero "di un altro mondo", per così dire, riportando due-tre sole opere in originale, nella bibliografia, e citando, all'interno del testo, comunque da traduzioni in inglese. «Rupert Riedl (1975) osservano gli autori – lo zoologo austriaco che ha compendiato questa tesi per il pubblico inglese (1978), scrive [continua...]».[2] È alquanto originale che un biologo come Riedl, con oltre un centinaio di titoli a proprio nome, per lo più in tedesco, sia considerato da Gould e Lewontin (ed è già apprezzabile che sia almeno considerato!) solo per aver «compendiato questa tesi per il pubblico inglese». E qualcosa di analogo si può osservare, qualche rigo dopo, per A. Seilacher, menzionato perché il suo lavoro «meriterebbe molta più attenzione di quanta ne abbia ricevuta»;[3] seguono un paio di articoli dell'autore in questione, nella bibliografia, di cui uno, ovviamente, in inglese.

La polemica può finire qui, nessuna pretesa, anzi, solo un pretesto per ricordare che è di certo difficile superare il fattore "lingua", in ogni ramo dello scibile umano, e questo, se da una parte giustifica certi limiti professionali, sia per gli scienziati che per gli storici della scienza, dall'altro, deve essere di stimolo agli uni e agli altri per cercare la maniera di spingersi oltre. «L'inter-lingua, la lingua comune di tutti i popoli è la traduzione», ha scritto Benjamin, dicendo una grande verità. Ciascuno di noi, tuttavia, può sforzarsi di fare di meglio, nel proprio piccolo.

Utilizzare l'inglese come lingua di output è una cosa, limitarsi alla disamina della sola letteratura anglo-americana è un'altra. L'una cosa può essere auspicabile, l'altra è sicuramente da biasimare.

La storia della genetica italiana riserva delle vere e proprie sorprese, finora mai messe in luce dallo storico di professione e valorizzate come opportuno. Il mancato sviluppo di indagini citogenetiche di un certo tipo, ad esempio, qui da noi, nei primi decenni del '900, non fu dovuto alla solita cronica povertà della scienza italiana, sovente richiamata, che pure esisteva, ma mostrava meno i suoi effetti quando non v'era ancora la costosissima "Big Science", cioè fino alla metà del secolo scorso. Da una parte all'altra dell'Atlantico la genetica nasceva con pochi soldi, nei primi decenni del '900,[4] e non c'è "povertà" che tenga per giustificare la vicenda specifica italiana. Si trattò invece di scelte precise a livello di concezioni disciplinari, nonché di investimenti intellettuali rivelatisi poi "perdenti", in ambito internazionale. Ma non è questa la sede per parlarne, visto che le ricerche in merito, svolte da chi scrive, sono ancora in corso di svolgimento.

Ogni Speciale del Quaderno SWIF di Storia della scienza è concepito come un work-in-progress, come già notato in altre occasioni, e, dunque, si avrà modo di tornare ampiamente su questi temi nel prossimo futuro. Per il momento si inizia con pochi "sentieri" di sviluppo, quelli tradizionalmente "più appariscenti", per così dire, cioè già noti ai più, collocati intorno alla metà del secolo scorso, affinati per lo più nel secondo dopoguerra e comunque legati, in qualche senso e misura, alla genetica di popolazioni, alla teoria sintetica dell'evoluzione, alle scienze biomediche e alla biologia applicata. L'intento è quello di fornire materiali di prima mano, mettendo a disposizione on-line testi originali di un qualche valore, per lo storico, alcuni tradotti dalla lingua in cui furono scritti e pubblicati, altri direttamente in italiano. Si tratta in genere di lavori che difficilmente troverebbero spazio in una pubblicazione cartacea autonoma, per ragioni pratiche ed editoriali. Brevi introduzioni, biografie e altro materiale d'approfondimento fanno da cornice ai testi in questione, senza altra pretesa che fornire semplicemente spunti interpretativi, affinché essi assumano significato e spessore storico, nel proprio contesto d'appartenenza.

 

Alessandro Volpone

Seminario di Storia della Scienza
Università degli Studi di Bari

Unità di Storia della Scienza e Archivio Storico
Stazione Zoologica di Napoli 'Anton Dohrn'

 

Note

[1] Trad. it. I pennacchi di San Marco e il paradigma panglossiano: una critica del programma adattamentista, Edizioni on-line del Quaderno Swif di Storia della scienza, 2002; http://www.swif.uniba.it/lei/storiasc/diffusione/pennacchi/pennacchi.htm. [top]

[2] Ivi, p. 17. (Il lavoro da cui gli autori citano è: R. Riedl, Order in Living Systems. A Systems Analysis of Evolution, Engl. trans. by R. P. S. Jefferies, John Wiley & Sons, New York 1978.) [top]

[3] Ibidem. [top]

[4] Si pensi, ad esempio, all'umile "fly room" in cui lavorarono Morgan e i suoi collaboratori. [top]

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