Scheda di lettura di Così parlò Zarathustra |
La struttura e il contenuto di Così parlò Zarathustra.Così parlò Zarathustra costituisce una svolta netta dal punto di vista stilistico nella produzione di Nietzsche. Non è un saggio né una raccolta di aforismi. È stato definito un poema in prosa, ed ha la forma del racconto allegorico, denso di metafore e suddiviso in episodi o quadri che si presentano come parabole. In effetti, il modello più vicino, sia per il tema che per la forma, è il Vangelo: il tono è profetico e il motivo di fondo è l'annuncio. Del Vangelo, volutamente Nietzsche riprende alcuni motivi, sia stilistici ("In verità vi dico ..." come premessa dell'enunciazione delle tesi più significative), sia strutturali (l'esposizione delle caratteristiche del superuomo modulate sul Discorso delle beatitudini, la richiesta di miracoli che viene fatta a Zarathustra), invertendone però le tesi di fondo: Zarathustra rifiuta di operare miracoli e le sue "beatitudini" sono l'esaltazione di una morale diametralmente opposta a quella cristiana. In Ecce homo, Nietzsche racconta di aver avuto l'intuizione del motivo centrale dello Zarathustra, il pensiero dell'eterno ritorno, nell'agosto del 1881, all'improvviso, durante una passeggiata lungo il lago di Silvaplana, "6000 piedi al di là dell'uomo e del tempo". I quattro libri del poema furono scritti quasi di getto tra l'inverno del 1883 e quello del 1885. Il racconto serve soltanto come punto di riferimento per le parabole, i discorsi e le metafore che costituiscono il vero contenuto dell'opera. Ognuna delle quattro parti è conclusa in sé, ed infatti esse vengono stampate separatamente, come continuazioni l'una dell'altra. Lo Zarathustra si apre con una Prefazione (analizzata nel § 5.1) nella quale il profeta annuncia il superuomo alla folla, senza essere capito. Decide allora di parlare solo per pochi, di cercare compagni di viaggio che siano pronti per il grande annuncio. La Prefazione si chiude con la comparsa degli animali che seguiranno Zarathustra nelle sue peregrinazioni: l'aquila e il serpente, "l'animale più orgoglioso sotto il sole e l'animale più intelligente sotto il sole". Compaiono nel pieno meriggio (metafora della verità): l'aquila vola a larghi cerchi (il cerchio è il simbolo dell'eterno ritorno), con un serpente inanellato intorno al collo (stessa funzione simbolica). La prima parte, I discorsi di Zarathustra, si apre con Delle tre metamorfosi (cfr. il brano 14) e si conclude con il commiato dai discepoli e l'annuncio del superuomo: "Morti sono tutti gli dèi: ora vogliamo che il superuomo viva". I 22 Discorsi sono in effetti la preparazione di questo annuncio. Essi costituiscono la pars destruens dello Zarathustra, la critica ai valori tradizionali (l'idealismo, l'amore per il prossimo, la svalutazione del corpo, ecc.) per fare un vuoto interiore nel quale l'annuncio possa trovare posto. La Seconda parte vede il ritorno di Zarathustra sulle montagne, seguito soltanto dai suoi fedeli animali. Egli aspetta, "come un seminatore che ha gettato il suo seme", che siano pronti per ricevere l'annuncio delle due grandi verità intorno alle quali ruota tutta l'opera, il superuomo e l'eterno ritorno. Quando, dopo alcuni anni, torna tra i suoi discepoli, propone loro altre parabole, questa volta di tono diverso: esse non contengono più soltanto la critica dei vecchi valori, ma suggeriscono la creazione dei nuovi, attraverso immagini liriche e musicali. La parte centrale è occupata dai grandi canti dello Zarathustra, primo tra tutti Il canto della notte, del quale Nietzsche scriverà in Ecce homo: "Niente di simile è mai stato poetato, mai provato, mai sofferto: così soffre un dio, un Dioniso". Seguono Il canto della danza e Il canto dei sepolcri, il primo dedicato alla vita, il secondo al rimpianto per gli ideali e le illusioni della gioventù, leopardiani nello stile e nel pessimismo, riscattato però dall'affermazione della volontà e del sì alla vita. Questa parte, anche per l'ambientazione, è quella del tramonto, della morte dell'uomo perché possa nascere il superuomo. Ciò che ancora impedisce questa trasformazione è la difficoltà del pensiero dell'eterno ritorno, che è indispensabile accettare perché essa possa compiersi: "Che il tempo non possa camminare a ritroso, questo è il suo rovello; "ciò che fu" - così si chiama il macigno che la volontà non può smuovere". La Seconda parte ripropone in chiusura l'immagine del fanciullo con cui si è aperta: occorre tramontare a se stessi, rinascere come fanciulli, senza un passato, per affermare il nuovo uomo. Zarathustra torna ancora una volta sulle montagne, per rinascere ed essere pronto per l'annuncio. La Terza parte è quella più importante sul piano filosofico. Dopo "l'ultima solitudine", Zarathustra decide di lasciare le isole Beate, dove si è svolta l'azione precedente, e di attraversare il mare. Sulla nave, nonostante la curiosità dei marinai, che lo conoscono per fama, rimane per due giorni in silenzio. Poi, a loro, abituati a sfidare "mari terribili", "temerari della ricerca e del tentativo", "ebbri di enigmi", a loro e non ai suoi discepoli decide di affidare il proprio annuncio, narrando la visione dell'eterno ritorno e della nascita del superuomo (cfr. il brano 15). All'annuncio seguono i canti solari, quelli del "grande meriggio" (Della beatitudine non voluta e Prima che il sole ascenda), dell'affermazione della vita e della volontà. Zarathustra è ormai, come il pastore che conclude La visione e l'enigma, un "trasfigurato", libero dalla necessità di un fondamento per i propri valori, libero da Dio e da ciò che ha rappresentato: "Io sono Zarathustra, il senza Dio: dove troverò i miei pari? E tutti coloro sono i miei pari, i quali danno a se stessi la loro volontà e respingono ogni rassegnazione". Tornato alla sua isola e alla sua montagna, Zarathustra propone nuovi discorsi e nuove parabole, ma adesso nella forma del sogno e del monologo. Egli ripercorre dentro di sé le avventure passate, la trasformazione che ha vissuto, e in questo cammino procede sistematicamente alla "inversione" o "trasmutazione di tutti i valori". Le massime del Vangelo vengono riprese nel linguaggio e nella forma ma invertite di segno: non bisogna amare il prossimo ma "imparare ad amare se stessi", bisogna creare nuovi valori e far sì "creando, che qualcosa sia buono o cattivo", bisogna - ed è il significato dell'eterno ritorno - "redimere il passato nell'uomo e ricreare ogni "così fu", finché la volontà dica: «Ma così volli che fosse! Così vorrò che sia.»" Zarathustra propone le nuove tavole dei valori, rivolgendosi idealmente ai discepoli ma parlando a se stesso, nella propria caverna, in un lungo monologo che costituisce il brano centrale della terza parte (Di antiche tavole e nuove). Subito dopo, Nietzsche presenta il terzo annuncio dell'eterno ritorno, dopo quello della Gaia scienza e quello ricordato sopra (La visione e l'enigma). Zarathustra si sveglia un mattino e inizia ad urlare contro il suo "pensiero abissale", che non riesce ancora ad emergere in piena luce. Poi cade come morto, e resta in questo stato per sette giorni, vegliato dai suoi animali. Quando si riprende, espone il "pensiero abissale", aiutato dagli animali (Il convalescente). Si conclude definitivamente il tramonto di Zarathustra. L'annuncio dell'uomo nuovo viene affidato ai brani lirici e musicali che chiudono la terza parte, Del grande anelito, La seconda canzone di danza e I sette sigilli. La Quarta parte è profondamente diversa nello stile dalle altre. Qui non troviamo né metafore né parabole. Vi predomina il racconto e il dialogo, invece dei monologhi e delle immagini, con la sola eccezione della parte centrale, Dell'uomo superiore. Manca quasi del tutto il lirismo (con poche eccezioni, come Il canto del nottambulo) e vi domina un'ironia disincantata e sarcastica. Il racconto è lineare, anche se solo apparentemente semplice. Dalla sua caverna, Zarathustra ode un grido. Riconosce in esso la voce dell'uomo superiore e si pone alla sua ricerca. Lungo il cammino incontra personaggi strani e grotteschi: l'ultimo papa, che ha assistito alla morte di Dio, l'uomo più brutto, il mendicante volontario... Tutti, saputo della morte di Dio, volevano conoscere Zarathustra per avere da lui le risposte che non trovavano più nel mondo ormai senza un significato. Egli li indirizza verso la sua caverna e prosegue il cammino. A sera, stanco dell'inutile ricerca, torna alla sua montagna. Sente ad un tratto di nuovo il grido dell'uomo superiore. Proviene dalla sua caverna. Vi entra e trova tutti i personaggi incontrati durante il giorno: il grido, lo stesso udito al mattino, è prodotto dall'insieme delle loro voci. Sono tutti uomini malriusciti, disperati prima di incontrare Zarathustra, ma che hanno poi provato l'ebrezza e il piacere della festa. Proprio il loro dolore li rende capaci di grandi piaceri, il loro essere fuori dal comune li fa essere profondi e in grado di capire in profondità. In questa parte dello Zarathustra l'uomo superiore (che non è ancora il superuomo ma è un ponte verso di esso) si rivela come l'opposto di come verrà interpretato dalla retorica nazista. L'uomo superiore è colui che è tramontato alla "normalità", alla banalità, che è capace del grande disprezzo e, proprio per questo, del grande piacere, è colui che la sofferenza segna come unico, che il grande dolore uccide perché possa rinascere. Il materiale di questa pagina è tratto dal manuale L. Tornatore, G. Polizzi, E. Ruffaldi, P. A. Ferrisi, La filosofia attraverso i testi. Profili, Temi, Autori, Loescher Editore, Torino, 1996, vol. 3.1, cap. 21. Si ringrazia la Casa Editrice Loescher per averne autorizzata la pubblicazione in Rete È consentita l'utilizzazione soltanto a fini didattici e ad uso interno |
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