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Ubaldo Nicola, Atlante di filosofia

Eterno ritorno
Concezione ciclica del tempo

L'idea fondamentale dello Stoicismo, la sua peculiare caratteristica rispetto alle altre scuole dell'ellenismo, fu la professione di fede nella assoluta e totale razionalità del mondo. Il caso e la fortuna, affermarono gli stoici in polemica con gli atomisti e gli epicurei, semplicemente non esistono. Tutto ciò che esiste ha una ragione per esservi e nulla si produce in modo fortuito perché ogni evento ha una sua propria causa (anche se noi spesso la ignoriamo) ed è quindi assolutamente necessario. Questa dottrina, che considera ogni stato temporale dell'universo il prodotto necessario (l'unico possibile) di quello precedente, interagì con la tradizionale concezione del tempo greca determinando il formarsi di un nuovo ed originale concetto: lo eterno ritorno dell'uguale.

La concezione del tempo basata sulla ciclicità, sull'esempio delle stagioni meteorologiche, del ciclico ripresentarsi delle costellazioni nel cielo e dei ritmi biologici naturali, rimase sempre un patrimonio comune di tutta l'epoca greca, sia nella fase mitica che in quella filosofica; l'idea moderna di un tempo rettilineo emerse solo con il Cristianesimo. Gli stoici applicarono questa nozione al cosmo nel suo complesso, supponendo l'esistenza di cicli vitali che si ripetono periodicamente coinvolgendo tutto l'universo. Zenone (Sull'universo e sull'essere) così descrisse il grande anno del mondo: "Nel corso dei periodi fatali l'universo intero va in fiamme [ekpyrosis] e quindi si inizia una nuova costituzione mondiale [palingenesi]. Tutto termina con un fuoco primordiale che come un seme ha in sé tutte le ragioni e tutte le cause degli esseri che furono, che sono e che saranno. La formazione del nuovo mondo [apocatastasi] dalla conflagrazione generale della materia si compie quando dal fuoco, attraverso l'aria, avverrà una conversione in acqua, e una parte di questa si depositerà a formare la terra". Ma se ogni mondo che rinasce dai precedenti è perfettamente razionale, ne consegue che ognuno di questi mondi deve essere perfettamente uguale ai precedenti, persino nei minimi particolari. Dopo la conflagrazione cosmica tutto si rinnova e ricomincia daccapo; gli stessi processi fisici conducono alla formazione dello stesso numero di astri nella stessa posizione e nello stesso movimento. Tutto si ripeterà fino nei minimi particolari (nessuno dei quali è insignificante): Ercole dovrà sostenere ancora (infinite volte) le sue fatiche ed un altro Socrate subirà la stessa condanna. Esiste quindi, secondo gli stoici, un ordine prefissato (destino) che determina la concatenazione necessaria degli avvenimenti. Passato e futuro risultano in qualche modo uniti fra loro, giustificando teoricamente la pratica della divinazione.

Superata dalla concezione cristiana, che prevede un tempo unico e finalizzato (con un fine ed una fine) la concezione ciclica è tornata di attualità nella filosofia del nostro secolo, dopo che F. W. Nietzsche (1844-1900), riprendendo la dottrina stoica, ne ha fatto il cardine dell'idea di superuomo.


Il grande anno del mondo. Al centro il tempo (Annus) determina sia il mondo che l'uomo. Tutta la natura (rappresentata dai quattro elementi naturali, terra aria, acqua e fuoco) è coinvolta nelle sue spire cicliche.

L'idea dell'eterno ritorno dei tempi si ripresenta in epoca contemporanea nel pensiero di F. Nietzsche (nichilismo).

Il ritorno ciclico degli esseri in un geroglifico "di invenzione" (lingua sapienziale) del XVII sec. Il serpente che si mangia la coda è un simbolo tradizionale della ciclicità.

La fine del mondo in una descrizione medioevale (Hortus Deliciarum, XII sec.). Nella cultura stoica il fuoco giocava un ruolo particolare. Dio stesso, in quanto razionalità che regge il mondo, è fuoco, quel pneuma o un soffio vitale che dà la vita. Il fuoco è però anche il destino del mondo, la cui fine (all'esaurirsi di ogni ciclo) avviene per combustione. Vi è una continuità iconografica fra queste dottrine pagane ed il modo con cui i cristiani del Medioevo immaginarono la fine del mondo (unica ed irreversibile) nel giorno del Giudizio Universale.

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