Ubaldo Nicola, Atlante di filosofia
Riduzione eidetica
Husserl, fenomenologia
Accanto alla epoché, il secondo procedimento di "igiene psichica" proposto da Husserl nell'ambito della fenomenologia, fu la riduzione eidetica. Essa si attua con il metodo della variazione, nel modo seguente: si prende un esempio del concetto che si vuole esaminare e, dopo averne specificato le caratteristiche che paiono essenziali, le si sottopone a modificazioni crescenti, fino a che il concetto in questione non ne viene snaturato. Ciò che rimane dopo quest'operazione, ossia ciò che non può essere modificato se non si vuole distruggere il significato ultimo del concetto, è detto residuo fenomenologico, e definisce la sua essenza eidetica, ossia il modo tipico ed invariante con cui una cosa od un fatto appare alla coscienza umana. In questa rappresentazione eidetica l'oggetto appare privo di tutto ciò che è occasionale, accessorio e non necessario: ogni elemento variabile o soggettivo deve essere abbandonato.
Il risultato di quest'opera di riduzione del superfluo è certo più povero della multiforme realtà concreta, ma ha il vantaggio di costituire un'esperienza universale e non soggettiva. La fenomenologia, infatti, non è una psicologia, non tratta dei contenuti individuali e variabili del pensiero, ma del suo sottofondo universale; vuole essere una scienza delle essenze, ossia indicare il modo per raggiungere una conoscenza limitata alle invarianti, ma, entro questi limiti, assolutamente certa.
In questo modo la Fenomenologia, pur non rinunciando ad essere fondamentalmente un metodo, è giunta a proporre una serie di affermazioni, ossia di evidenze eidetiche di portata generale:
1) l'esistenza della coscienza, dei suoi contenuti essenziali e della sua intenzionalità, è una realtà che resiste ad ogni assalto della riduzione fenomenologica. Tutto si può mettere tra parentesi (persino, come già faceva Cartesio, l'esistenza stessa del mondo), ma non l'evidenza che si stia compiendo un atto di coscienza intenzionalmente diretto a conoscerlo;
2) la realtà della coscienza può essere affermata con assoluta certezza, più delle verità proposte dalla scienza, le quali, non attuando prioritariamente il metodo della riduzione eidetica, non sempre giungono a conclusioni affidabili;
3) se la fenomenologia rivolge uno sguardo critico alla scienza (meglio: alla fiducia positivista in un sapere assoluto basato su indubitabili dati di fatto), d'altra parte essa rende scientificamente analizzabili una serie di costrutti mentali che, per il fatto d'essere difficilmente circoscrivibili con un metodo sperimentale, sono sempre stati ritenuti non analizzabili, ad esempio idee di santità, pudore, religiosità, amore, giustizia e così via. Analizzate con il metodo della scienza tradizionale queste nozioni appaiono difficilmente definibili, ma sottoposte ad un procedimento di riduzione eidetica diventano ben reali e facilmente intuibili.
Vedi: Reazione antipositivista.
![]() ![]() Picasso, Il bue, 1934. In questi disegni di Picasso e di Braque è possibile vedere un'applicazione in campo pittorico del principio della riduzione eidetica. Le due immagini non hanno nulla a che vedere con un'impressione sensoriale; la realtà vi appare depurata da ogni aspetto contingente, ridotta ad una descrizione assolutamente essenziale. Non si potrebbe togliere nulla da queste immagini senza stravolgerne profondamente li significato. G. Braque, Uccelli bianchi, 1958. ______________________________________________
La critica d'arte suole accostare la fenomenologia alla poetica del pittore italiano G. Morandi (1860-1964). Per tutta la vita egli dipinse un unico soggetto (una semplice natura morta); ogni sua opera, tuttavia, è diversa dalle altre: non rappresenta mai, infatti, la cruda verità ottica ma tenta di descrivere l'intima "essenza degli oggetti", in altri termini non l'effettiva realtà naturale ma il significato che essa assume nella coscienza dell'osservatore. |
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