METAFISICA: (dal greco metà tà
physiká, “dopo le cose fisiche, naturali”). Ambito della filosofia atto a
giungere alla spiegazione dei principi della realtà, operando al di là dei dati
empirici.
In principio, il termine “metafisica” ha designato il gruppo di libri trattanti di ontologia che, nell’ordinamento dato alle opere aristoteliche, venivano “dopo” quelli costituenti la Fisica.
Solo successivamente la parola perse il suo significato letterale, assumendo quello di «scienza del reale in sé, considerato al di là delle apparenze sensibili immediate».
Soffermandoci solo sul significato originale della parola, è interessante sapere che Aristotele, particolarmente nei libri VII, VIII e XI della Metafisica, assegna alla “filosofia prima” il compito di «ricercare e mettere in luce i caratteri fondamentali dell’essere, distinguendo gli attributi necessari di esso da quelli contingenti».
L’ imponente opera aristotelica sopra citata, formata da 14 libri scritti in modo non organico, composti in epoche diverse, affronta, quindi, la problematica questione della metafisica intesa platonicamente come scienza dell’essere, detto sommo, (teologia) e anche delle determinazioni fondamentali di quest’essere (ontologia).
Per la difficoltà di attribuire un preciso senso e significato alla parola, la “questione metafisica” è tutt’ora aperta: molti, nel trattare di ciò, si riferiscono ancora alla famosa opera di Aristotele che, a distanza di più di due millenni dalla sua stesura, è probabilmente il trattato filosofico che ha esercitato la più profonda e vasta influenza nei nostri tempi.
(Fonte: enciclopedia “Rizzoli Larousse”)
«Aristotele definì la filosofia prima come la scienza che aveva per oggetto l'ente in quanto tale, a prescindere dalla realtà percepibile. La metafisica divenne quindi la conoscenza assoluta, in grado di fornire i principi generali ed universali, sulla base dei quali si sarebbero sviluppate le singole scienze, oltre a divenire strumenti riconosciuti come sistema da Plotino, Tommaso d'Aquino, René Descartes, Baruch Spinoza e Gottfried Leibniz».
LA FONDAZIONE DELLA METAFISICA
- La principale novità della filosofia platonica
consiste nella scoperta di una realtà superiore al mondo sensibile, vale a dire
una dimensione soprafisica (o metafisica) dell’essere.
- Il piano soprasensibile dell’essere è costituito dal
mondo delle idee. Le idee platoniche non sono semplici concetti
materiali, ma sono “entità” o “essenze” che sussistono in sé e per sé in un
sistema gerarchico ben organizzato, e che costituiscono il vero essere. Al
vertice del Mondo delle Idee si trova l’idea del Bene. Al livello più basso del
Mondo delle Idee si trovano le entità matematiche, cioè i numeri e le figure
geometriche.
(Fonte:
enciclopedia “Wikipedia”)
Una delle cose che ho imparato approfondendo la metafisica è che... è difficile imparare ad interpretarla.
Essendo nello stesso momento un concetto alquanto astratto ("che va oltre alla fisica") ma anche qualcosa di più "concreto", come la scienza dell'essere in sè per sè, talvolta viene frammentata la definizione originaria aristotelica, ritenendo (come Heidegger, v. brani) ben diversi il pensiero e l'essere stesso, cioè l'astratto e il concreto.
Da questo punto di vista, però, mi ritengo comunque più vicina, concettualmente parlando, ad Aristotele che definisce precisamente la metafisica, dicendo che:
"C’è una scienza che studia l’essere-in-quanto-essere e le proprietà che gli sono inerenti per la sua stessa natura. Questa scienza non si identifica con nessuna delle cosiddette scienze particolari, giacché nessuna delle altre ha come suo universale oggetto di indagine l’essere-in-quanto-essere, ma ciascuna di esse ritaglia per proprio conto una qualche parte di essere e ne studia gli attributi, come fanno, ad esempio, le scienze matematiche. E poiché noi stiamo cercando i principi e le cause supreme, non v’è dubbio che questi principi e queste cause sono propri di una certa realtà in virtù della sua stessa natura. Se, pertanto, proprio su questi principi avessero spinto la loro indagine quei filosofi che si diedero a ricercare gli elementi delle cose esistenti, allora anche gli elementi di cui essi hanno parlato sarebbero stati propri dell’essere-in-quanto-essere e non dell’essere-per-accidente; ecco perché anche noi dobbiamo riuscire a comprendere quali sono le cause prime dell’essere-in-quanto-essere."
Aristotele, Metafisica
BRANI:
Tratto dall'intervista ad Andreas Kamp (piccola biografia:
Andreas Kamp ha fatto studi di Filosofia, Scienza politica, Pedagogia e Storia
alle Università di Amburgo, Bonn, Bochum e Stuttgart e nel 1983 ha conseguito il
dottorato in filosofia all'Università di Stuttgart. Nel 1983-84 ha vinto una
borsa di scambio della Ruhr-Universität di Bochum per la Scuola Normale
Superiore di Pisa. Dal 1985 è stato ricercatore all'Istituto di Filosofia
dell'Università di Stuttgart, con distacco permanente presso l'Istituto per gli
Studi sul Rinascimento o presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, per
realizzare un progetto da lui stesso ideato sulla "Ricezione della teoria
aristotelica dell'intelletto". Ha tenuto numerosi seminari e conferenze sulla
Filososofia antica e sulla Filosofia del Rinascimento (in particolare sulla
filosofia politica di Aristotele all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
e sulla filosofia di Petrarca all'Istituto Nazionale di studi sul Rinascimento
Meridionale di Napoli). Dal 1996 insegna Teoria Politica al "Forschungsinstitut
für Politische Wissenschaft und Europäische Fragen" dell'Università di Colonia.)
La concezione aristotelica della metafisica, intesa come scienza di ciò che è al di là o la disopra del mondo fisico, include due accezioni: da una parte, si tratta della scienza che tratta "dell'essere in quanto essere", mentre, dall'altra, si richiama alla teologia. Come possono essere conciliati questi due aspetti?
Ritorniamo brevemente al nome "metafisica". In effetti, esso può essere interpretato in due modi; da una parte, come ciò che va oltre la fisica, in senso assiologico o gerarchico, e dunque come ciò che è più importante e profondo, e dall'altra semplicemente come ciò che dal punto di vista della semplice collocazione dei libri viene dopo la fisica. Quando si parla del libro lambda della Metafisica di Aristotele, ossia del capitolo che tratta della natura divina, bisogna ben distinguerlo dagli altri libri in cui sono presenti diverse impostazioni; da una parte la scienza viene presa in considerazione a partire dallo "òn hê òn ", l'essere in quanto tale; altrove abbiamo una scienza che viene caratterizzata come teologia, mentre nei libri zeta, eta, theta, troviamo una teoria che si occupa esclusivamente della ousía o "sostanza".
Penso che Aristotele stesso non abbia mai cercato di sistematizzare i vari aspetti della sua teoria "metafisica". Ritengo improbabile che si possa determinare quando siano stati scritti certi libri per metterli in ordine cronologico, e, in un certo senso, anche sistematico. È da tener presente, tuttavia, che il primo capitolo del libro epsilon offre un tentativo di inserire la teologia in una gerarchia delle scienze teoretiche, definendola quindi come una disciplina superiore alla fisica ed alla matematica; e proprio perché Aristotele pone le metafisica al di sopra anche della fisica, il nome metafisica è giustificato anche in questo senso. Egli, come è noto, parla della 'filosofia prima' come della scienza "dell'essere in quanto essere", distinguendo tra scienze singole che hanno per oggetto di volta in volta una determinata parte del reale (la matematica tratta un aspetto dell'essere, l'etica un altro e la politica un altro ancora) e una scienza che prende in considerazione l'essere in generale. Aristotele dice di questa scienza che è fondamentale e che precede tutte le altre: essa sola si interroga a fondo sull'essenza, su ciò che è in quanto è; essa sola ha come tema l'essere in quanto tale, mentre le altre scienze che si occupano di un ambito particolare - come ad esempio la fisica che considera soltanto l’ente in movimento - presuppongono questa scienza dell'essere in quanto essere come scienza fondamentale.
La svolta di Heidegger consiste nell'instaurare un rapporto diverso tra pensiero ed essere. Egli descrive questo rapporto in base al doppio significato che ha il genitivo nella espressione "pensiero dell'essere". Il pensiero può essere pensiero dell'essere in senso oggettivo, cioè comprende l'essere: non ci può essere infatti comprensione e conoscenza dell'ente se non c'è, preliminarmente, una comprensione dell'essere. Oppure il pensiero può pensare l'essere soltanto perché è dell'essere anzitutto in senso soggettivo, cioè gli appartiene. L'essere allora non potrà più essere pensato metafisicamente come presenza, ma viene inteso come luce, come illuminazione, nel senso che è proprio della luce lasciar apparire le cose proprio perché essa non appare direttamente. Così è dell'essere: fa apparire gli enti, lascia sussistere la storia, solo in quanto a sua volta si cela, si nasconde.
Se l'essere può
rivelarsi attraverso le cose e gli eventi, l'uomo può coglierlo solo se si
abbandona allo svelamento dell'essere come tale. Ma lo svelamento dell'essere
non può mai essere totale o diretto. L'esistenza è allora stare alla luce
dell'essere, per cui l'uomo diventa il pastore dell'essere e la sua dignità
consiste "nell'essere chiamato dall'essere stesso a far la guardia alla sua
verità". In quanto l'uomo pensa, non può fare altro che "lasciare che l'essere
sia". L'uomo deve mettersi in ascolto del linguaggio dell'essere e affidarsi ad
esso. L'essere parla all'uomo attraverso il linguaggio o, meglio ancora,
attraverso la sua forma più autentica, che è la poesia. La poesia è intesa da
Heidegger come annuncio, appello, ed usa l'uomo come suo messaggero. L'uomo deve
ascoltare il linguaggio nella sua originaria poeticità, cioè nella sua forza
fondante e creativa.
http://www.filosofiaedintorni.net/heidegger.htm
Passi tratti da M.Heidegger, Lettera
sull'umanismo, in Segnavia, a cura di F.Volpi, Adelphi, Milano 1994, pp.267-31.
La metafisica si chiude di fronte al semplice fatto essenziale che l'uomo si
dispiega solo nella sua essenza in quanto è chiamato dall'essere. Solo a partire
da questo reclamo, l'uomo "ha" trovato dove la sua essenza abita. Solo a partire
da questo abitare, egli "ha" il "linguaggio" come dimora che conserva alla sua
essenza il carattere estatico. Lo stare nella radura (Lichtung) dell'essere, lo
chiamo e-sistenza dell'uomo. Solo all'uomo appartiene un tal modo d'essere.
L'esistenza così intesa non è solo il fondamento della possibilità della
ragione, ratio, ma è ciò in cui l'essenza dell'uomo conserva la provenienza
della sua determinazione. [275]