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IL LABIRINTO ANTROPICO

PARTE 4


9 WAP E SAP I: BRANDON CARTER

La terminologia antropica e le prime definizioni esplicite di WAP e SAP furono ufficialmente introdotte in occasione del sessantatreesimo simposio dell'Unione Astronomica Internazionale che si tenne a Cracovia dal 10 al 12 settembre del '73. Quel congresso, dedicato al confronto fra teorie cosmologiche e dati osservativi, costituì anche l'occasione per celebrare il cinquecentesimo anniversario della nascita di Copernico.
Una delle sezioni del simposio, presieduta da Wheeler, fu dedicata alla "struttura delle singolarità". La presenza di Hawking e Carter in tale sezione appare ovvia se si pensa ai fondamentali risultati stabiliti da entrambi con le loro ricerche sulle singolarità in cosmologia e le proprietà globali dello spazio/tempo nella seconda metà degli anni sessanta e sulle proprietà dei buchi neri nei primissimi anni settanta.
Hawking ribadì in tale sede che "l'isotropia dell'Universo è una conseguenza della nostra esistenza" e che, pertanto, la "sola 'spiegazione'" dell'isotropia osservata dell'universo era quella basata sui suggerimenti di Dicke e Carter [142a].
Wheeler fece quindi il punto della situazione e delle prospettive aperte dalle "considerazioni di Hawking, Dicke e Carter". A suo avviso infatti queste rimandavano a "un soggetto così interessante" quale

the question whether man is involved in the design of the Universe in a much more central way that one can previously imagine [142b].

Può sembrare paradossale che Carter, nel rivolgersi a un audience riunitosi per offrire il proprio "tributo al creatore della prima teoria scientifica", cominciasse il prorio intervento - che, proprio per questo motivo è stato definito una "messinscena memorabile" dallo storico della scienza Stanley Jaki [143] - affermando:

Prof. Wheeler has asked me to say something for the record about some ideas that I once suggested (at the Clifford Memorial meeting in Princeton in 1970) and to which Hawking and Collins have referred ... . This concerns a line of thought which I believe to be potentially fertile, but which I did not write up at the time because I felt (as I still feel) that it needs further development.
However, it is not inappropriate that this matter should have cropped up again on the present occasion, since it consists basically of a reaction against exaggerated subservience to the 'Copernican principle' [144].


Il "principio copernicano" a cui si fa qui riferimento ha comunque ben poco a che fare con le idee dell'autore del De revolutionibus orbium caelestium. Riguarda piuttosto quel criterio, accettato "da tutti gli uomini di scienza", che invita a non assumere, in maniera antropocentrica, che la Terra si trovi "in una posizione centrale e favorita" [144a].
Carter aveva ripreso la denominazione dal manuale di Bondi, Cosmology, dal quale - fra l'altro - sono estratte le parti fra virgolette delle righe precedenti.
Negli anni settanta il problema della relazione fra le osservazioni della struttura di larga scala dell'universo e il ruolo empiricamente non controllabile degli assunti ideali che erano alla base dell'usuale approccio alla cosmologia assunse via via un'importanza sempre maggiore. Il congresso di Cracovia costituì a tale proposito una tappa importante.
Si stava infatti gradualmente acquistando una sempre maggiore consapevolezza del problema della verificabilità in cosmologia. Le osservazioni di regioni lontane sono necessariamente effettuate da una sola postazione all'interno dell'universo e limitate esclusivamente a quello che, in relatività generale, è detto il nostro "cono di luce passato" e da altri tipi di orizzonti. L'esistenza di limiti intrinseci alle nostre osservazioni comportano che qualsiasi modello cosmologico (che specifica anzitutto la geometria di uno spazio-tempo e le linee d'universo che descrivono il moto medio della materia) risulti, in ultima analisi, "alla mercé degli assunti che facciamo" [144b].
George Ellis, forse più di ogni altro, ha insistito sul fatto che tali assunti sono "principi filosofici" o "miscele ideologiche" (admixtures of ideology) e ha promosso un programma di cosmologia osservativa che ha lo scopo di bilanciare, su basi strettamente descrittive, l'usuale approccio teorico di costruzione di modelli [144c].
Se l'inosservabilità di regioni lontane determina la "non verificabilità" degli assunti cosmologici, la disomogeneità osservata dell'universo su scale inferiori a cento megaparsec propone tutta una serie di problemi aperti divenuti centrali nel dibattito cosmologico più recente. Domande del tipo "Come conciliare la disomogeneità e l'anisotropia rivelata dalle surveys sulla distribuzione delle galassie con l'isotropia della radiazione cosmica?", "Su quale scala l'assunto di omogeneità spaziale comincia a rappresentare un'adeguata idealizzazione?" sono diventate sempre più importanti negli ultimi anni e si configuravano come cruciali già nel 1973 [144d].
L'intervento di Carter a Cracovia va pertanto letto anche in questa prospettiva, ed è anzitutto necessario comprendere l'accezione del termine "principio" al quale egli fa riferimento. Carter infatti tende a sottolineare che la validità di un principio, al contrario di quella di una legge, non può essere decisa "a posteriori, su una base empirica" [144e].
A proposito del "principio copernicano" - a parere di Carter - vi era "sfortunatamente" stata una "forte (e non sempre subcosciente) tendenza" a estendere in maniera dogmatica il contenuto fondamentale della lezione di Copernico [144f].
La rottura con l'antropocentrismo propugnata da quest'ultimo, scriverà retrospettivamente Carter:

was entirely justified by the goal of scientific objectivity, but it soon came to be carried unduly far as people came to the point of advocating the opposite extreme point of view, consisting in the assumption that our own situation in the Universe is not in any part privileged, but is typically representative in a Universe that is entirely homogeneous apart from minor local fluctuations. This extreme antithesis of the anthropocentric outlook was most dangerous as a source of biased thinking when it was adopted subconsciously [144g].

La versione "più estrema" del dogma copernicano era consistita nel principio cosmologico perfetto di Bondi e Gold; ovvero nell'"ipotesi" secondo la quale "l'universo presenta lo stesso aspetto da ogni luogo in ogni tempo" [144h]. L'enunciato di Bondi e Gold ampliava l'usuale principio cosmologico (cioè l'assunto che l'universo è spazialmente omogeneo) e conduceva a postulare un universo "omogeneo e stazionario nella sua costituzione di larga-scala così come nelle sue leggi fisiche" [144i].
Con in mente l'argomento di Dicke sull'"epoca dell'uomo", Carter notava che l'adesione incondizionata al dogma copernicano promossa dai cosmologi della scuola razionalista diveniva "chiaramente insostenibile" se si considerava: "a) che condizioni particolarmente favorevoli (di temperatura, ambiente chimico, ecc...) sono prerequisiti per la nostra esistenza, e b) che l'universo evolve e non è in alcun modo omogeneo su scala locale" [144j].
Tutto ciò lascia intendere che il pericolo di cadere nel dogmatismo, quantomeno in nuce, è presente ogniqualvolta ci accingiamo a semplificare un problema tramite un "principio di omologia".che ci invita a non introdurre "asimmetrie inutili".
Sulla base di un criterio di semplicità si può essere infatti spinti a compiere un abuso pregiudiziale dell'ipotesi di omologia e a ritenere che la nostra posizione spazio/temporale, oltre a non essere centrale, non debba essere considerata in alcun modo particolare o privilegiata. L'appello a un principio razionale di estrema simmetria può condurre, come nel caso dei cosmologi dello stato stazionario, a gravi errori.
Su queste basi Carter propone quindi il WAP come un principio metodologico che vale per tutta l'attività scientifica e che - come in seguito ebbe modo di scrivere - costituisce:

a warning to astrophysical and cosmological theorists of the risk of error in the interpretation of astronomical and cosmological information unless due account is taken of the biological restraints under which the information was acquired [145].

Diversi anni dopo il congresso di Cracovia, l'autore sosterrà che considerare gli effetti di selezione che influenzano le osservazioni è di fondamentale importanza se si vuole avere un'idea chiara di cosa significhi giudicare, in accordo con il rasoio di Occam, la relazione fra le osservazioni e le opzioni teoriche a disposizione. In particolare: un principio di simmetria o di omologia non deve costituire un pregiudizio "contro la possibilità di un'asimmetria intrinseca fra ciò che è osservato o osservabile e ciò che non lo è" e, pertanto, va bilanciato con un criterio supplementare come il WAP [146].
Nel 1973 Carter afferma che Dicke aveva fornito una "buona illustrazione" dell'uso del WAP, mostrando come la teoria "convenzionale" [147] (cioè: "la teoria fisica standard in connessione con il modello dell'universo ortodosso del big bang caldo" [147a]), dove G non varia, è appropriata e in grado di "predire" la coincidenza fra aG-1 e [(mpc2H0-1)/h)].
Il fisico di Princeton aveva però trascurato un'"alternativa anch'essa possibile a priori". Ovvero l'eventualità secondo la quale, nel caso di un universo chiuso, l'età dell'universo adesso potrebbe già essere paragonabile, in ordine di grandezza, alla "durata totale della sua vita" [148].
Siccome quest'ultima doveva ovviamente risultare maggiore o paragonabile all'ordine di grandezza caratteristico dei due termini aG-1 e [(mpc2H0-1))/h)] diveniva possibile avanzare un esempio di "predizione basata su quello che può essere denominato il principio antropico 'forte'" e indicare:

... a fairly severe restriction not merely on our location within the Universe but on one of the fundamental parameters of the Universe itself (in this case its lifetime t) [149].

Carter concentra la propria attenzione su due parametri cosmologici che, secondo il modello standard, costituiscono delle costanti in ogni universo chiuso che sia uscito dalla fase dominata dalla radiazione. Questi sono: h º nb/T3 (il rapporto fra il numero dei barioni e la terza potenza della temperatura di corpo nero) e K/T2 (dove K è la curvatura scalare delle sezioni spaziali omogeneee).
Fra questi due parametri, l'età dell'universo e il valore delle costanti fondamentali esiste una relazione che consente di porre dei v incoli. L'ipotesi di chiusura impone un limite superiore a K/T2 (che si riflette nella relazione K/T2 £ (h2/mp)1/3mp3) [150]. Per ottenere un limite inferiore Carter invoca il fatto che le "galassie (la cui esistenza è presumibilmente necessaria per la formazione delle stelle e quindi della vita) sono formate da condensazioni, a partire da fluttuazioni di densità relativamente piccole di uno sfondo altrimenti omogeneo" [151].
Poichè il disaccoppiamento fra materia e radiazione richiede nel modello standard un abbassamento di T sotto la soglia fissata dall'energia di ionizzazione di Rydberg [152], è fissata una condizione stringente che conduce alla disuguaglianza [-(K/T2) « (e4me)(nb/T3)mp] e dipende dalla grandezza assegnata alle fluttuazioni iniziali.
Seguendo queste argomentazioni, Carter conclude che la "famosa relazione di Eddington" fra la radice quadrata del "numero delle particelle dell'universo visibile" e il valore di aG-1 è "prevedibile" nell'ambito della "teoria ortodossa". Ciò è ancora una volta interpretato come una testimonianza contraria all'"introduzione di teorie fortemente non convenzionali come quelle di Dirac e Eddington" [153].
Tale conclusione comporta però di accettare (almeno per quelle coincidenze che già nel '70 Carter aveva definito di categoria III) l'idea di un Universo "confezionato su misura", con valori dei parametri fondamentali adatti a consentire la "creazione di osservatori" ad un certo stadio del suo sviluppo.
Neppure lo stesso Carter ritiene che il ricorso al SAP (al quale associa il motto: Cogito ergo mundus talis est [154]) sia "completamente soddisfacente dal punto di vista di un fisico".< br> Mentre una "predizione" basata soltanto sul WAP può infatti condurre ad una "spiegazione fisica completa", una predizione basata sul SAP, anche se "del tutto rigorosa", non esclude la possibilità e la "desiderabilità" di "una teoria fondamentale più profonda" (ad esempio: la teoria della "struttura machiana ... sottostante l'ordinaria teoria gravitazionale" prospettata da Sciama e da Dicke) in grado di render conto delle relazioni predette [155].
Il SAP rimanda insomma a un approccio molto più speculativo del WAP e Carter insisterà sempre nel non dirsi pronto, nonostante l'"entusiasmo" provocato "in certi ambienti", a difendere il principio forte "con lo stesso grado di convinzione meritato dal suo analogo 'debole'" [156].
È importante sottolineare, ad ogni modo che né Carter, né Collins e Hawking, propongono una "spiegazione" di tipo teleologico. L'uso del principio antropico in ogni sua forma da parte di questi autori rimanda, nonostante l'uso insistente del termine "spiegazione", al "desiderio di preservare la cosmologia standard del big bang tramite l'impiego di un effetto di selezione" [157].
Almeno nelle varie applicazioni proposte negli anni settanta, il principio antropico - come ha notato John Earman - non ha mai preteso di sostituirsi ad una spiegazione, anche quando il termine "spiegazione" è stato, malgrado tutto, chiamato in causa.
Va inoltre notato che, dagli esempi di predizioni basate sul SAP forniti da Carter a Cracovia, è possibile riconoscere due versioni non coincidenti del SAP: un "SAPa", che non chiama in causa una variazione delle costanti che regolano le interazioni fondamentali e un "SAPb" che - come sarà esposto in seguito - invece è incentrato proprio sul confronto del nostro universo con mondi in cui alcune delle costanti d'accoppiamento possiedono valori differenti [157a].
Il "SAPa", a cui anche fanno riferimento anche Collins e Hawking, implica una collezione di universi teorici possibili, di esiti alternativi delle equazioni di Einstein legati a condizioni iniziali diverse e manifestantisi in proprietà espresse da parametri cosmologici caratteristici; ma non prende in considerazione la modifica di una caratteristica che, come aG-1, è da considerarsi immutabile in relatività generale.
L'idea di "un insieme di universi" caratterizzati non solo "da tutte le possibili combinazioni di condizioni iniziali" ma anche delle costanti fondamentali è, d'altra parte, presentata da Carter proprio allo scopo di "promuovere" una "predizione" basata sul SAP "allo status di una spiegazione" [158].
In momenti diversi, Carter tratterà la concezione secondo la quale "possono esistere molti universi, dei quali solo uno può essere da noi conosciuto", come un'ipotesi "non particolarmente plausibile", un'idea "filosoficamente indesiderabile" o un'"ultima risorsa" filosoficamente possibile ma da considerarsi solo in mancanza di un "argomento fisico più forte" [159]. Nel '73, una volta ribadito che l'esistenza di osservatori può essere possibile solo in un particolare sottoinsieme conoscibile di una collezione di mondi, egli aggiungerà che:

A prediction based on the strong anthropic principle may be regarded as a demonstration that the feature under consideration is common to all members of the cognizable subset [160].

Come accennato in precedenza, Carter aveva messo sin dal 1967 in evidenza la criticità del valore della costante gravitazionale nei confronti di quella di struttura fine a ai fini della divisione qualitativa fra stelle giganti blu (in cui l'energia è trasportata radiativamente) e nane rosse (in cui domina il trasferimento convettivo). Dalla connessione fra quella sua analisi e l'idea di cognizability risultavano scenari in cui una piccola variazione di aG-1 comportava o universi in cui la gravità è di poco più forte e le stelle sono tutte giganti blu che consumano velocemente le loro riserve di idrogeno morendo prima che la vita possa nascere; oppure universi dove, viceversa, la gravità è più debole e le stelle sono tutte nane rosse, troppo piccole e fredde per consentire la vita.
Questi mondi alternativi non godono della proprietà di essere conoscibili. Negli universi che godono di tale proprietà (e il nostro Universo ne gode) DEVE esserci una vita che conosce. In altre parole: la nostra esistenza impone vincoli alla struttura dell'universo.
Carter, ad ogni modo, diffida da interpretare il SAP come un "principio di realtà", polemizzando apertamente con chi - come il "filosofo Gale" - ha a suo avviso frainteso che "la scienza non è interessata alla verità sottostante, ma più modestamente (e, per i propri criteri, più felicemente) a fornire la descrizione dell'apparenza più semplice, coerente e comprensiva possibile" [161].
In tempi recenti Carter ha poi affermato di avere, con l'introduzione del SAP, ceduto alla tentazione di immergere un sistema tipicamente "confinitivo" come l'Universo, la cui unicità contraddistingue il carattere peculiare della cosmologia, in un sistema "infinitivo" di livello "puramente teorico". Da questo punto di vista il SAP aspira alla ricerca di una comprensione teorica più generale tramite il riferimento a un "sistema concettuale di universi", ma non consente di ottenere "alcuna informazione generale di tipo sperimentale e osservativo" [162].
La pubblicazione dell'intervento di Carter nel 1974 apre (o meglio consolida) la strada a una lunghissima serie di lavori di "fisica qualitativa". Fra questi quelli di Victor F. Weisskopf nel '75, Joseph Silk nel 1977, Bernard Carr e Martin Rees nel 1979, Euan J. Squires nel 1981, William Press e Alan Lightman nel 1983 [163].
Già lo stesso Carter, d'altra parte, propose di considerare "restrizioni a priori sui parametri fondamentali della fisica nucleare" [164]. Nel '70 a Princeton egli si soffermò su una serie di coincidenze che coinvolgono (oltre alla carica elementare e alla massa delle particelle) parametri importanti in fisica nucleare (quali: la costante d'accoppiamento pseudo-scalare gS delle interazioni forti e il parametro Dn, che rappresenta l'eccesso della massa del neutrone su quella protonica) [164a]. Nel '73 appuntò quindi come, con una costante d'accoppiamento dell'interazione forte più debole, non vi sarebbe stato altro elemento chimico che l'idrogeno, incompatibilmente "con l'esistenza della vita". In conclusione del suo intervento a Cracovia, Carter si sofferma sull'utilità (almeno momentanea in assenza di spiegazioni "basate su una struttura matematica più profonda") di procedere in un'"esplorazione sistematica dei limiti a priori" che, sulla base del SAP, possono essere assegnati ai parametri fisici fondamentali. Inoltre insiste nel sostenere che accettare le predizioni basate sul SAP come spiegazioni implica una certa attitudine nei confronti del concetto di una collezione di universi.
Egli ritiene che l'interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica possa adattarsi "in modo molto naturale" alla "filosofia" che ha tentato di descrivere. La "filosofia di una collezione di mondi", infatti, non "va in realtà molto oltre la dottrina di Everett" che Carter continua a ritenere un prodotto della "logica interna della meccanica quantistica" [165].
In ultima analisi comunque, per Carter il SAP consiste nella:

combination of the ordinary weak anthropic principle with a hypothesis of the existence of an ensemble of connected or disconnected branches of the universe over which 'fundamental constants' would have an extended range of values. In such an ensemble the familiar observed values of the parameters would be interpretable as deriving from anthropic selection [166].

A partire dal 1983, Carter - seguito in questo da altri teorici antropici [167] - esprimerà in maniera esplicita la relazione fra la selezione antropica e la "struttura del paradigma bayesiano" [168]. Così facendo, punterà soprattutto a distinguere l'accortezza familiare a "tutti gli scienziati empirici in attività" (che sanno molto bene di dover trattare probabilità a priori "rinormalizzate" attraverso la considerazione dei diversi effetti di selezione) dall'attitudine di alcuni "teorici puri" che preferiscono "lavorare esclusivamente al livello ab initio" della teoria astratta, dimenticandosi "facilmente" "la totalità di tutte le condizioni di selezione che sono implicate dall'ipotesi di applicazione della teoria a una situazione sperimentale o osservativa concreta" [169].
In quest'ottica il WAP rappresenta un'"applicazione del teorema di Bayes" il cui unico "elemento nuovo" consiste nel riferimento alle "nostre limitazioni in quanto organismi viventi" [170]. Il SAP invece contempla non solo le restrizioni alla nostra situazione particolare, ma al livello globale del nostro universo. Per il SAP "l'esistenza della vita" - come hanno scritto Garrett e Coles - diviene "essa stessa una legge di natura" e un universo conoscibile (cognizable) deve rispettare tale legge [171].
Il riferimento alle procedure dell'inferenza induttiva bayesiana (che Carter considera, in pratica, "la strategia fondamentale del metodo scientifico" [172]) rimanda a un approccio di fondo verso la cosmologia e, in genere, verso l'attività e la metodologia scientifica. In lavori recenti sia Carter che Garrett e Coles si soffermano in maniera specifica sui caratteri salienti di questo atteggiamento, sottolineandone le differenze sia con l'approccio frequentista e logicista alla probabilità, sia con la scuola popperiana e post popperiana in filosofia della scienza.
Questi autori considerano l'attività scientifica come un "esercizio di verifica di ipotesi induttive" e ritengono la prospettiva bayesiana l'unica in grado di costituire un sistema coerente per formulare ipotesi sull'universo come un tutto, superando il noto problema dell'unicità dell'oggetto di studio. I dati osservativi sono considerati in quest'ottica semplicemente dei numeri che possono essere incorporati, in qualità di proposizioni, in qualsivoglia teoria.
Da qui il dissenso che Carter, Barrow, Garrett e Coles esprimono nei confronti del punto di vista di Popper sia a proposito dell'influenza della teoria sui dati osservativi, sia nei confronti della tesi secondo la quale le teorie scientifiche sono falsificabili [173]. Contro Popper (e naturalmente anche contro Kuhn o Feyerabend) questi teorici antropici ritengono che disporre di prove favorevoli renda inevitabilmente più probabile una determinata ipotesi o teoria. Essi sostengono quindi che:

The disparaging implication that scientists live only to prove themselves wrong comes from concentrating exclusively on the possibility that a theory might be found to be less probable than its challenger. In fact evidence does not confirm, or discount, a theory; it either makes the theory more probable (supports it) or makes it less probable. For a theory to be useful, it must be capable of having its probability altered by incoming data, and the appropriate criterion is therefore testability. Bayes theorem tells us, by inverse reasoning, that a testable theory will not predict all things with equal facility [174].

Su queste basi non c'è da stupirsi dell'antipatia mostrata da alcuni teorici antropici verso cosmologie "razionaliste" come quelle dello stato stazionario o la stessa LNH.


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10 WAP e SAP II: DA BARROW A LINDE

Nel 1983, John Barrow torna ad occuparsi della distinzione fra WAP e SAP. Suo scopo dichiarato è quello di chiarire la confusione che, a proposito del principio antropico, si era nel frattempo venuta a creare nella letteratura astronomica.
Ho già riportato gli enunciati forniti da Barrow; è molto importante però soffermarsi sulle osservazioni che fanno seguito alla sua definizione del WAP (vedi la definizione 2 del paragrafo 2) [175]. Il WAP:

- riguarda soltanto vincoli a parametri cosmologici come "l'età, le dimensioni, la densità o il livello di inomogeneità dell'Universo" (tutte quantità che variano col tempo e la storia evolutiva dell'universo) e non quei parametri considerati costanti fondamentali di natura
- non introduce alcuna collezione di universi
- come corollario, rimanda al tentativo di isolare il sottoinsieme delle proprietà cosmologiche necessarie per l'evoluzione e l'esistenza della vita.
Passando al SAP e alle sue "sfumature metafisiche" [176], Barrow espone le possibili interpretazioni e propone, come alternativa all'idea dei molti mondi, il tradizionale "argomento del progetto" [177].
L'interpretazione teleologica del SAP, che è fra l'altro collegata a quella idealistica della meccanica quantistica dovuta a Wheeler, diverrà oggetto di notevoli controversie interdisciplinari. Questo motivo non sarà però approfondito in questa sede. Mi preme infatti sottolineare piuttosto come le definizioni di Barrow indicassero un modo esplicito per discriminare fra WAP e SAP: solo il primo non contempla una "variabilità" delle costanti fondamentali e non implica l'introduzione di un insieme di universi.
A questo punto la mia domanda è: sono davvero ben distinti WAP e SAP?
la risposta pare essere SI se si considera il WAP come effetto di selezione rispetto a una scala temporale e lo si associa alla teoria standard; ma è NO se si considera il WAP come negli esempi di Boltzmann e Idlis: perché negli scenari descritti da questi ultimi si compie una selezione fra la nostra regione dell'universo e altre regioni non collegate causalmente.
Non a caso la definizione del WAP di Barrow (analoga a quella di BARROW/TIPLER 1986. Vedi la definizione 3 del paragrafo 2) è stata giudicata, proprio perché collegata in maniera specifica a un argomento basato su scale temporali, "considerevolmente più restrittiva del necessario" da parte di G. F. R. Ellis. Quest'ultimo ha aggiunto di trovare preferibile la definizione molto più generica data in BARROW/TIPLER 1986 a pagina 3 [178].
Anche il WAP pare quindi poter essere inteso secondo due modalità diverse:

WAPa: è una versione più restrittiva che si applica quando si considera
- in accordo con il principio cosmologico
- indifferente la collocazione spaziale ma non l'epoca cosmica in cui si compiono le osservazioni. Con il WAPa è fondamentale un tempo cosmico universale ed è assunta una teoria evolutiva dell'intero universo (in cui parametri come l'età, il fattore di scala, la densità media assumono un significato preciso); è inoltre in genere assunta un'uniformità della natura tale che le leggi della fisica locale sono le stesse ovunque e vale l'ipotesi di una distribuzione uniforme della materia/energia anche su scale più grandi dell'universo osservabile.

WAPb) è una versione meno restrittiva in cui, in genere, sono contemplate scale temporali che non possiedono un significato globale e un universo che può essere eterno e infinito.

L'intero universo osservabile, in questa prospettiva, costituisce un'evenienza di carattere locale [178a]. Oltre il raggio di Hubble vi sono regioni ove la distribuzione della materia, se non le stesse leggi fisiche locali, possono essere profondamente diverse. In quest'ultimo caso devono esserci meccanismi fisici che soprintendono al comportamento delle varie regioni e la differenziazione fra quest'ultime può dipendere da motivi statistici o stocastici.
In questa versione il WAP giustifica la particolarità dell'universo osservabile tramite un effetto di selezione, per quanto improbabile "a priori" la nostra regione possa risultare nel contesto teorico considerato. Il WAPb, pertanto, rappresenta sia un espediente per evitare il problema delle condizioni iniziali che un'opzione importante di cui tener conto quando si affronta l'interrogativo "perché il mondo è così com'è?" [179].
È importante notare come, in tempi recenti, Barrow abbia più volte notato un progressivo allargamento di consensi verso il WAPb. Si pensi a una definizione del WAP che compare nel volume scritto con Tipler e precedentemente non riportata:

The Weak Anthropic Principle asserts that our Universe is 'selected' from amongst all imaginable universes by the presence of creatures - ourselves - which asks why the fundamental laws and the fundamental constants have the properties and values that they are observed to have

oppure al seguente enunciato:

The Anthropic Principle in each of its various forms attempts to restrict the structure of the Universe by asserting that intelligent life, or at least life in some form, in some ways selects out the actual Universe from among the different imaginable universes: the only 'real' universes are those which can contain intelligent life, or at the very least contain some form of life [180].

Se si confrontano queste definizioni con quella data nel 1983 (o con la definizione 3 del paragrafo 2), è evidente un notevole cambiamento di prospettiva. Cambiamento che è sancito esplicitamente nel volume del 1986 dove si parla di una ensemble interpretation del WAP [181].
Il motivo sottostante a tale mutamento di prospettiva va ricercato in una trasformazione che ha coinvolto gli stessi "modelli di spiegazione scientifica" richiesti dalla ricerca cosmologica di punta [182].
Nel corso degli anni ottanta, infatti, dal connubio fra cosmologia teorica e fisica fondamentale è emersa la possibilità che certe caratteristiche della struttura dell'universo (ad esempio: le dimensioni dell'universo osservato, la densità media, l'asimmetria materia/antimateria) siano esiti particolari di rotture di simmetria o a processi "pseudo-casuali" avvenuti nei primissimi istanti dell'universo.
La questione della relazione logica fra caratteristiche intrinseche delle leggi di natura e la particolare struttura dell'universo osservato (inclusa la possibilità stessa, richiesta da certe teorie caotiche di gauge e già accennata da Barrow nel 1983, che non vi siano affatto leggi di natura) costituisce uno dei motivi di fondo che hanno spinto a riconoscere e sottolineare come, in certi contesti, una "spiegazione scientifica nel senso usuale" non sia più possibile [183]. Infatti:

... if there is any random element in the initial evolutionary history of the universe then a correct appraisal of the truth or falsity of cosmological theories must take our existence into account [184].

Mentre le diverse teorie stabiliscono con quali "probabilità assolute" possano realizzarsi certi particolari esiti, bisogna interessarsi soltanto alle probabilità condizionate dalle condizioni necessarie all'evoluzione degli osservatori.
Un grande problema è, a tale proposito, posto dall'origine dei particolari valori delle costanti fondamentali. Vi sono infatti contesti teorici secondo i quali tali valori potrebbero essere determinati da elementi "intrinsecamente casuali" contenuti nella struttura dell'universo primordiale o da processi avvenuti in prossimità dell'origine stessa dell'universo.
In certi modelli inflazionari, ad esempio, processi del genere possono aver determinato l'esistenza di domini diversi dell'universo dove almeno alcune costanti fisiche possiedono un valore diverso da quello che hanno nella regione osservata.
Questo tipo di considerazioni consente un'ulteriore distinzione fra due tipi di approccio a quello che si è qui definito WAPb:
- un approccio del tipo Boltzmann/Idlis in cui vi è un universo infinito ma non è presa in considerazione la possibilità di una variazione delle costanti fondamentali (le costanti fondamentali sono le stesse ovunque ma dobbiamo rinunciare a confidare negli assunti che descrivono appropriatamente la nostra regione al di là dei confini dell'universo osservabile)
- un approccio sul tipo del modello di inflazione di Andrei Linde, in cui è fornito anche un meccanismo fisico (la rottura spontanea di simmetria di certe grandi teorie unificate) per generare "domini" o regioni con valori diversi delle costanti fondamentali.
Le distinzioni appena viste, così come quella precedentemente osservata a proposito dell'introduzione del SAP da parte di Carter, suggeriscono che la confusione fra il WAP e il SAP è riconducibile in larga misura a quella esistente intorno al tema dei molti universi. Non c'è accordo infatti su cosa si debba intendere per universi diversi e persiste una confusione sottostante fra actual e possible, fra necessità e possibilità realizzate [185].
John Leslie, dal canto suo, ha scritto che la differenza fra WAP e SAP è "vaga" [186] e "spesso puramente verbale", poiché:

The Strong Principle concerns our universe; the Weak, our region or location; but ... there is just no single correct way of counting universes and thus of distinguishing them from mere regions or locations. And when one speaker's universe is another's large spatio-temporal region, the first's Strong Principle matter can be the second's Weak Principle affair [187].

Garrett e Coles hanno giudicato l'idea dei molti universi come una fonte di confusione ispirata dall'approccio frequentista alla probabilità. Non per questo hanno però respinto scenari come quello di Linde, in cui ha senso parlare di regioni diverse dell'unico Universo.
A loro avviso alcune applicazioni del SAP (e fra esse il "SAPa" di Carter ma anche - in genere - le "predizioni" che giustificano con una teoria fondata dal punto di vista bayesiano la considerazione di una variazione spazio/temporale delle costanti fondamentali nell'Universo) non sono altro che argomenti deboli mascherati e vanno considerate, a pieno merito, "applicazioni del metodo induttivo".
Altre versioni del SAP (in particolare quelle che necessitano dei molti mondi di Everett) invece non possiedono né potere esplicativo, né capacità predittiva e vanno relegate nella categoria delle "speculazioni senza freno" [188].
Si aprono qui problemi molto controversi, che diventano via via più complessi quanto più ci si spinge a considerare le primissime fasi dell'universo. Nuovi problemi di natura fondamentale rendono infatti inevitabilmente la fisica speculazione fisica.
Al livello delle grandi teorie unificate e dell'universo inflazionario, diviene così naturale pensare che:

The search for theories in which the part of the world that surrounds us can have the properties that we observe is still a difficult problem, but it is much easier than a search for theories in which the whole world is not permitted to have properties different from those in the part where we now live [189].

Speculazioni sempre più lontane dagli ambiti caratteristici delle teorie standard della cosmologia e delle particelle elementari (e che coinvolgono energie dell'ordine di almeno 1019 GeV, il quesito stesso dell'origine delle leggi della fisica e la ricerca di una "teoria del tutto") hanno prodotto un interesse crescente verso l'idea di universi alternativi e per le argomentazioni antropiche.
Molti lavori dedicati al grande problema della costante cosmologica o, in generale, a questioni poste da scale temporali e energetiche prossime a quelle di Planck, hanno fatto ricorso, negli ultimi anni, al principio antropico [190].
Steven Weinberg e George Efstathiou, ad esempio, hanno indipendentemente dichiarato che, mentre si hanno motivi di ritenere che una teoria del tutto sarà in grado di prevedere i valori di tutte le altre costanti di natura, la costante cosmologica potrebbe essere determinata solo attraverso argomentazioni antropiche [191]. Weinberg, comunque, non rinuncia a sperare in una teoria finale capace di predire anche la costante L [192]. A suo parere infatti:

... most physicists would regard the anthropic principle as a disappointing last resort to fall back only if we persistently fail to explain the constants of nature and other properties of nature in a purely microscopic way [193].

Nel campo delle speculazioni recenti, d'altra parte, l'idea che le proprietà del nostro universo siano casuali, o comunque non "particolarmente speciali", ha portato Sciama a sostenere che l'esistenza dell'intera collezione di tutti gli universi logicamente possibili potrebbe essere, in linea di principio, sottoposta a verifica osservativa [194].
Gli anni ottanta e novanta sono stati cruciali per il modello standard del big bang. Negli ultimi quindici anni si sono infatti moltiplicate sia le "sfide empiriche" [195] dovute a tecnologie sempre più sofisticate nell'osservazione astronomica che gli interrogativi teorici. Da una parte così sono sorti i dubbi sull'effettiva linearità del flusso di Hubble o sulla distribuzione degli ammassi di galassie su scale effettivamente cosmologiche; dall'altra sono diventate di primaria importanza questioni come l'origine delle disomogeneità locali, la natura della materia oscura o la costante cosmologica. Tutto ciò ha portato alla proposta di molte teorie "sussidiarie" al modello standard che, per rispondere agli interrogativi aperti, rimandano alle situazioni estreme dei primissimi istanti di vita dell'universo e contemplano spesso il ricorso al WAP come un ingrediente importante o, quantomeno, come una via d'uscita.
La situazione attuale pare diversa da quella in cui Carter intendeva fornire un sostegno alla teoria gravitazionale classica standard contro le tesi "esotiche" di Dirac. Mi sembra infatti che la tendenza oggi principalmente in atto consista soprattutto nella ricerca di schemi concettuali più potenti, in grado di ampliare gli orizzonti teorici del modello standard piuttosto che di porvisi in alternativa [196].
Certo è che, negli ultimi tempi, l'appello a una qualche forma del principio antropico è divenuto più frequente nella letteratura di stampo fisico fondamentale che non in quella di carattere astrofisico.
A tale proposito, è semplicemente curioso notare come, ancora nel 1983, Carter insistesse, nello spirito del WAPa, nel prendere le distanze dall'idea dell'inflazione, da lui giudicata una versione "più sofisticata" dello stato stazionario e un'applicazione del "concetto perennemente ingannevole" del principio cosmologico perfetto [197].
Nonostante la proposta di una cosiddetta "inflazione antropica" [197a], era comune, ancora in quel periodo, interpretare il modello inflazionario come un'alternativa al principio antropico; come una di quelle teorie più profonde in grado di dare risposte ai problemi insoluti del modello standard su basi fisico-matematiche.
A distanza di pochi anni il WAP (il WAPb), anche a causa dei problemi intrinseci ai primi modelli dell'universo inflazionario, fece il suo ingresso nei lavori di Linde divenendo un ausilio importante del modello di inflazione caotica [198].
L'ultima versione del modello di Linde costituisce un'esplicita riabilitazione del programma dello stato stazionario. Lo sviluppo recente della cosmologia ha portato infatti a rompere il "cordone ombelicare" che legava i primi modelli inflazionari alla teoria del big bang e a dare, tramite lo scenario dell'inflazione eterna, una "nuova formulazione della cosmologia stazionaria, senza la perdita di alcuno dei risultati acquisiti dalla cosmologia standard [199].
Pertanto, secondo Linde:

Now it seems more likely that the universe is an eternally existing, self-producing entity, that is divided into many mini-universes much larger than our observable portion, and that the laws of low energy physics and even the dimensionality of space-time may be different in each of these mini-universes. This modification of our picture of the universe and of our place in it is one of the most important consequences of the inflationary scenario.
We have even gained a new understanding of why it was necessary to write a scenario when the performance is already over. The answer is that the performance is still going on, and it will continue eternally. In different parts of the universe different observers see its endless variations. We cannot see the whole play in all its greatness, but we can try to imagine its most essential parts, and perhaps ultimately understand its meaning [200].



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