IL LABIRINTO
ANTROPICO
PARTE 1
1 PRIMI PASSI NEL LABIRINTO ANTROPICO
Sul finire degli anni settanta un fisico del
CERN di Ginevra, Dimitri Nanopoulos, inviò alle Physics Letters B
un intervento che cominciava con un'affermazione altamente evocativa: "Noi
esistiamo!" [1]. Il quel lavoro l'autore constatava che la presenza di
"esseri umani" imponeva dei "limiti severi" al rapporto fra il numero dei
fotoni e il numero dei barioni dell'universo e, su tale base, passava a
dimostrare come, per "un'ampia classe di teorie unificate", l'esistenza di
sei sapori dei quark divenisse una "necessità
inevitabile". L'argomentazione addotta da Nanopoulos non era nuova. In
particolare, i suoi colleghi cosmologi avevano già provveduto a coniare
una terminologia con cui mettere in risalto l'esistenza di una "relazione
simbiotica" fra l'uomo e l'universo [2]. In questo primo paragrafo
prenderò in esame alcune definizioni molto generali del cosiddetto
"principio antropico". Queste dovrebbero aiutare a fissare alcuni
contenuti di fondo sulla natura di tale principio. La prima definizione è
dovuta a George Ellis, secondo il quale il principio esprime
the issue of why the universe is such to admit the
existence of intelligent life such as ourselves [3]
Secondo
Frank J. Tipler invece:
The Anthropic
Principle is the drawing of scientific inferences from a consideration of
Man's Place in Nature [4]
Nella definizione più elaborata e
dal carattere programmatico, di Yuri B. Balashov [5]:
The Anthropic Principle … is an attempt to deduce nontrivial
consequences from the rather trivial consideration that we observe around
us not some arbitrary Universe but that compatible with our existence
therein
mentre, per Abramowicz e Ellis [6]:
The Anthropic Principle is a modern attempt to deal with a
question as old as mankind: why does the Universe seem to have special and
very peculiar properties supporting our
existence?
Quest'ultima constatazione coincide con quella
suggerita dallo storico della scienza Helge Kragh, secondo il quale il
principio antropico è "un'idea metascientifica antica quanto la scienza ma
solo recentemente divenuta una nozione alla moda in alcuni settori delle
scienze fisiche" [7]. La questione diviene più intricata quando si
abbandona il livello di generalità, caratteristico di tutte le definizioni
menzionate, e si considerano "precetti espliciti" delle varie forme del
principio antropico [8]. Il confronto fra i diversi enunciati mette
infatti in evidenza l'esistenza di "principi" diversi e difficilmente
conciliabili. La domanda se sia possibile accettare le varie forme del
principio antropico come sfumature diverse di un medesimo criterio
fondamentale o se, invece, sia più opportuno far riferimento
esplicitamente a principi diversi è già stata saltuariamente posta
[9]. Alcuni filosofi della scienza hanno sottolineato che sotto la
denominazione "principio antropico" sono raccolte un'intera "famiglia di
proposte apparentemente unite da una singola forma di ragionamento" [10].
Ad esempio, John Earman ha scritto che:
the AP
is not a single, unified principle but rather a complicated network of
postulates, techniques, and attitudes [11]
mentre Ernan
McMullin ha puntualizzato che:
There are
"anthropic" modes of explaining apparent "fine tuning" but they do not
seem to rest on a common principle [12]
Martin Rees, da
parte sua, ha affermato che la scelta stessa del termine "principio" é
piuttosto infelice e che - dal punto di vista del cosmologo - sarebbe più
opportuno far ricorso ad un'"espressione meno pretenziosa" come
anthropic reasoning [12a]. In una situazione del genere, la
confusione è inevitabile. Steven Weinberg pertanto testimonia
che:
there are a number of different versions
of this principle, ranging from those that are so weak as to be trivial to
those that are so strong as to be absurd [13]
Senza dubbio
la confusione esistente è ulteriormente aggravata dal proliferare (ad
opera non solo di autori diversi ma, talvolta, persino del medesimo autore
in circostanze diverse) di versioni non coincidenti. Lo stesso
principio antropico debole, che è generalmente riconosciuto come non
controverso o come un semplice "corollario di un truismo della teoria
della conferma" (al punto che molti critici lo considerano semplicemente
una tautologia), si presenta in versioni più o meno restrittive [14]. Nel
seguito cercherò di mostrare che vi sono versioni non coincidenti del
principio debole e confini incerti fra alcune versioni deboli e
forti.
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2 DEFINIZIONI ANTROPICHE: UN'ESPOSIZIONE
Il fine di questo paragrafo è quello di fornire
un campionario di "definizioni precise" per ogni forma del principio
antropico. Le fonti utilizzate sono i lavori di quel "piccolo ma eminente
gruppo di fisici" [15] che ha sostenuto l'importanza del principio (d'ora
innanzi li chiamerò i "teorici antropici" [16]) e i contributi di alcuni
filosofi della scienza.
- definizioni del principio antropico
debole (Weak Anthropic Principle, d'ora innanzi WAP)
[17]:
1) we must be prepared to take account
of the fact that our location in the universe is necessarily
privileged to the extent of being compatible with our existence as
observers.
2) the observed values of
physical variables are not arbitrary but take on values V(x,t)
restricted by the spatial requirement that x Î
L, where L is the set of sites able to sustain life; and
by the temporal constraint that t is bounded by the time-scales for
biological and cosmological evolution of living organisms and
life-supporting environments.
3)
The observed values of all physical and cosmological quantities are not
equally probable but they take on values restricted by the requirements
that there exist sites where carbon-based life can evolve and by
requirement that the Universe be old enough for it to have already done
so.
4) The observed values of all
physical and cosmological quantities are not equally probable, but rather
take on values restricted by the fact that these quantities are measured
by a carbon-based intelligent life-form which spontaneously evolved on an
earthlike planet around a G2 type star.
5) A weak principle can thus be formulated in either of two
ways: WAP1: Theories of the universe must take account of the presence
in the universe of humans … WAP2: What we observe is restricted by
whatever conditions are necessary to allow the existence of
observers.
6) the necessary
conditions for observers to exist restricts [sic] the times and
places from which the Universe can be observed.
7) in un universo che è grande o infinito nello spazio e/o
nel tempo, le condizioni necessarie per lo sviluppo della vita
intelligente si troveranno solo in certe regioni che sono limitate nello
spazio e nel tempo. Gli esseri viventi presenti in queste regioni non
dovrebbero perciò sorprendersi nel constatare che la regione in cui essi
vivono nell'universo soddisfa le condizioni che sono necessarie per la
loro esistenza.
Una variante del WAP, la cui definizione è
proposta da John Leslie, è il "principio antropico super debole"
[18]:
If intelligent life's emergence,
NO MATTER HOW HOSPITABLE THE ENVIRONMENT, always involves very
improbable happenings, then any intelligent living beings that there are
evolved where such improbable happenings happened. In a large enough
universe it could be very likely that intelligent beings existed somewhere
even if their existence could come about only in locations where very
unlikely occurences had occurred; and obviously it would be those
locations which they observed when they crawled from the primeval
time.
Esistono denominazioni alternative a "principio
antropico debole", legate al fatto che il termine "antropico" è apparso
talvolta suggerire un pregiudizio verso eventuali specie intelligenti
extraterrestri. Carter ha proposto di chiamare il WAP: observational
biassing principle o observer self selection principle e, nel
1983, ha affermato [19]:
If I have guessed
that term 'anthropic principle' would come to be so widely adopted I would
have been more careful in my original choice of words. The imperfection of
this now standard terminology is that it conveys the suggestion that the
principle applies only to mankind. However, although this is indeed the
case as far as we can apply it ourselves, it remains true that the same
self-selection principle would be applicable by any extraterrestrial
civilization that may exist [20].
- definizioni del
principio antropico forte (Strong Anthropic Principle: SAP)
[21]:
1) the Universe (and hence the
fundamental parameters on which it depends) must be such as to admit the
creation of observers within it at some stage.
2) intelligent life must evolve somewhere in any physically
realistic universe.
3) the Universe
must contain life. An equivalent statement would be that the constants
and laws of Nature must be such that life can exist.
4) The Universe must have those properties which allow life
to develop within it at some stage in its history.
5) intelligent life is essential to the
Universe.
6) it is necessary that
intelligent life exist in the Universe; the presence of life is required
in order that a universe model make sense.
Anche per il SAP
esistono denominazioni alternative. John Leslie lo chiama psychocentric
principle, mentre Carter propone l'espressione cognition
principle [22]. Un caso a parte è costituito dal fisico russo I. L.
Rozental. Questi infatti ritiene che la terminologia diffusasi nella
"letteratura [di lingua] inglese" dia troppa enfasi all'"interconnessione
fra i valori numerici delle costanti fondamentali e le forme (biologiche)
complesse della materia". Tale interconnessione - afferma Rozental - "in
realtà" si rivela già ai "livelli più bassi". Così anziché parlare di
"vincoli" imposti dall'esistenza della complessità chimica e dalla vita,
basta far riferimento a quelli derivanti dall'esistenza delle strutture
stabili più elementari, come i nuclei atomici. Rozental preferisce
usare espressioni quali principle of effectiveness (o
appropriateness) o expediency principle [23]. Egli è
consapevole che i suoi colleghi occidentali riconosceranno dietro quella
terminologia un'applicazione del SAP, ma la sua scelta terminologica gli
evita quello che ritiene un passo assai dubbio: "assumere come base di un
principio fisico" un concetto, come quello di complessità biologica, che è
ampiamente indefinito dal punto di vista fisico. Oltre al SAP
propriamente detto vi sono comunque altre varianti "forti" del principio
antropico. La prima è il cosiddetto principio antropico partecipatorio
(Participatory Anthropic Principle: PAP), la cui definizione
esprime l'interpretazione di John Barrow di alcune idee dovute a John
Archibald Wheeler:
Observers are necessary to
bring the Universe into being [24].
La seconda è il
principio antropico finale (Final Anthropic Principle: FAP); del
quale riporto una definizione dovuta a Barrow e Tipler [25]:
Intelligent information-processing must come into existence
in the Universe, and, once it comes into existence, it will never die
out.
e una del solo Tipler, che è senza dubbio il più tenace
promotore del FAP [26]:
the Universe is
sufficiently benign so that once intelligence first evolves, the laws of
physics permit its continued existence forever.
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3 LA RICEZIONE DEI PRINCIPI ANTROPICI
I teorici antropici hanno sostenuto l'utilità,
l'importanza e l'appropriatezza del principio antropico. Una nutrita
schiera di critici ha invece individuato nel principio la proposta di un
ragionamento falso, "storicamente antiquato", che non ha diritto di
cittadinanza nella scienza fisica e il cui unico scopo pare quello di
causare una "momentanea impressione di meraviglia" [27]. Molti fra tali
critici hanno sottoscritto l'idea che:
Diversamente dai principi fisici consueti, il principio antropico
non è soggetto a falsificazione sperimentale, e questo è un indizio certo
che esso non è un principio scientifico. Non è possibile determinare
sperimentalmente la sua validità, e quindi la discussione se sia vero o
meno potrebbe proseguire all'infinito [27a].
Nei lavori dei
teorici antropici sono spesso invocate "spiegazioni" o "predizioni"
antropiche di alcuni particolari valori numerici che emergono in fisica o
di certe proprietà cosmologiche prima facie sorprendenti. Secondo i
critici, però, le argomentazioni antropiche non portano ad alcuna
predizione concreta e non costituiscono una spiegazione nel senso
dell'usuale modello covering law di Hempel e Oppenheim [28]. Non è
questa la sede per sviluppare questi temi. Mi limito perciò ad accennare
che buona parte dello scontro fra sostenitori e critici del principio
antropico verte proprio attorno al significato di termini chiave come
"spiegazione", "predizione", "retrodizione", "verificabilità" e così via
[29]. Per i teorici antropici un esempio evidente di "predizione"
antropica è la determinazione di Hoyle dello stato eccitato del nucleo
dell'atomo di carbonio dodici intorno a 7,6 MeV sopra lo stato
fondamentale; predizione che consente di "spiegare" l'abbondanza cosmica
osservata di carbonio e idrogeno [30]. C'è ampio accordo
nell'interpretare la predizione di Hoyle come un'applicazione del WAP
[31], nonostante le opinioni personali dell'astronomo inglese sul
principio antropico [32]. I lavori dei teorici antropici abbondano poi
di (presunte) predizioni e spiegazioni basate sia sul WAP che sul
SAP. Nel caso del WAP, le più note sono la "spiegazione" di Dicke della
coincidenza di Dirac (su cui tornerò nel seguito) e quelle basate sulla
cosiddetta "coincidenza dell'età del sole" notata da Carter nel 1983
[33]. Quest'ultima è un'applicazione del WAP indirizzata principalmente
ai biologi e tendente a dimostrare che lo sviluppo progressivo documentato
dall'esame dei fossili (e che porta alla comparsa dell'uomo) rappresenta
un esito fortemente atipico dei meccanismi dell'evoluzione
darwiniana. Secondo Carter il fatto che non si osservino esempi
extraterrestri di evoluzione biologica può dipendere da un effetto di
selezione antropica. Il caso terrestre potrebbe costituire infatti
un'evenienza particolarmente fortunata in cui, nonostante il carattere
essenzialmente stocastico dei processi evolutivi, si è giunti al livello
dell'intelligenza umana entro il tempo messo a disposizione dalla scala
astrofisica stabilita dalla permanenza del Sole sulla sequenza
principale. Sulla base di questa considerazione e di un "rudimentale"
modello stocastico per "il processo erratico dell'evoluzione di lungo
termine" [33a], sono state avanzate diverse "predizioni" antropiche.
Carter ha concluso che non possono esservi stati più di due "passi
critici" (la cui realizzazione cioè ha il carattere della necessità ma è
intrinsecamente improbabile nell'arco di tempo a disposizione) nella linea
evolutiva che ha condotto all'Homo Sapiens. Barrow e Tipler,
Richard Gott III e il filosofo John Leslie hanno invece sviluppato delle
ipotesi probabilistiche sul tempo futuro a disposizione della specie umana
prima della sua scomparsa [34]. Le "previsioni" basate sul SAP
riguardano, il più delle volte, i peculiari valori delle costanti
fondamentali di natura, ma sono generalmente considerate - dagli stessi
teorici antropici - come delle speculazioni da tenere distinte dalle
argomentazioni deboli. Carter stesso ha avvisato che:
It remains true however that whereas a prediction based
only on the weak principle (as used by Dicke) can amount to a
complete physical explanation, on the other hand even an entirely rigorous
prediction based on the strong principle will not be completely satisfying
from a physicist's point of view since the possibility will remain of
finding a deeper underlying theory explaining the relationships that have
been predicted [35].
Per sottolineare la "vulnerabilità"
scientifica del SAP, Carter ha anche proposto - seguendo un suggerimento
di Barrow - di far riferimento a un "postulato forte" anzichè ad un
"principio" [36]. La distinzione fra WAP e SAP che, alla luce delle
definizioni originarie di Carter e di Barrow, pare netta e ben definita, è
però rimessa in discussione da una serie di lavori in cui la separazione
fra le due forme del principio assume contorni molto più sfumati. Il
problema non è di poco conto, poichè, al contrario del WAP, il SAP implica
considerevoli problemi interpretativi di natura "filosofica". Il PAP e
il FAP richiedono un'ulteriore discussione. Molti autori, infatti, pur
riconoscendo un qualche ruolo all'interno della speculazione fisica a WAP
e SAP, ritengono invece PAP e FAP del tutto estranei a quel
contesto. Nel caso del FAP, in particolare, i commenti esistenti sono
quasi sempre estremamente negativi. George Ellis, ad esempio, ha scritto
di non considerarlo degno di una "discussione seria" [37], mentre Martin
Gardner ha addirittura sentenziato che "sarebbe meglio" chiamarlo "CRAP,
the Completely Ridiculous Anthropic Principle" [38]. Altri autori hanno
invece tralasciato di occuparsi del FAP ritenendolo "collegato alla teoria
dell'informazione e alla computer science" piuttosto che alla
fisica [39]. Non a caso uno dei pochi a sostenere apertamente il principio
di Tipler è un esperto di computazione quantistica come David
Deutsch. Quest'ultimo ha paragonato il principio antropico alla tesi di
Church-Turing [40] e ha dato credito alla teoria sul futuro dell'universo
fisico elaborata da Tipler sulla base del FAP. Per Deutsch le tesi di
Tipler vanno prese sul serio perché rappresentano uno dei pochi tentativi
di soluzione del problema dei limiti della computazione in un universo
finito. La stragrande maggioranza della comunità scientifica ha però
giudicato che considerare seriamente le idee di Tipler è "impossibile"
[41]. Quest'ultimo è stato ritenuto colpevole di aver
fatto:
a considerable disservice to science by
making incredible claims for what science can achieve way beyond what in
fact lies within its capabilities [42].
Nonostante le forti
resistenze verso le speculazioni di Tipler, le quattro forme del principio
antropico sin qui incontrate sono, in ultima analisi, quelle stabilitesi
nella letteratura, a prescindere dalle applicazioni e dai giudizi di
merito formulati su ciascuna di esse. L'etichetta antropico è stata
però usata e abusata in altre circostanze. Ad esempio, Don Page ha fatto
riferimento a versioni "deboli" sia del SAP (il SWAP: strong weak
anthropic principle) che del FAP (il FWAP: final weak anthropic
principle [42a], mentre il matematico della Kansas State
University Louis Crane [43] ha proposto un Meduso Anthropic
Principle da concepirsi come una variante dell'"ipotesi di selezione
naturale" di Lee Smolin [44]. Da parte sua il filosofo della scienza Peter
P. Kirschenmann ha distinto delle ulteriori "forme rafforzate" del SAP,
quali il TAP (teleological anthropic principle) e il MAP (many
worlds anthropic principle) [44a]. Queste ultime due denominazioni non
sono però che varianti del SAP estrapolate da alcuni passi del saggio di
Barrow e Tipler [45]. Infine, sebbene possa apparire paradossale se si
pensa che Carter introdusse la terminologia antropica come "reazione"
contro l'abuso del principio copernicano, occorre segnalare persino un
"principio antropico copernicano" dovuto a Richard J. Gott III di
Princeton. Dopo aver associato al WAP di Carter l'idea secondo la quale
un qualsiasi individuo intento oggi a valutare le sue "osservazioni
dell'Universo" non ha niente di speciale rispetto a tutti gli osservatori
intelligenti, tale autore ha infatti formulato - in un lavoro apparso nel
maggio del 1993 - il seguente enunciato:
the
location of your birth in space and time in the Universe is privileged (or
special) only to the extent implied by the fact that you are an
intelligent observer, that your location among intelligent observers is
not special but rather picked at random [45a].
Quest'ultima
forma del principio antropico è divenuta essenziale nel recente dibattito
legato al cosiddetto Doomsday Argument (per il quale rimando qui
alla nota n. 34). L'associazione fra argomenti antropici e l'assunto
secondo il quale la nostra posizione è tipica risulta del resto una
prospettiva abbastanza consueta nelle più recenti speculazioni sulla
cosmologia inflazionaria. Alexander Vilenkin ha ad esempio da una parte
presentato lo scenario di una collezione di universi "disconnessi l'uno
dall'altro" e caratterizzati ciascuno da "valori differenti di alcune
delle costanti" [45b]; dall'altra, ha sostenuto che il "principio di
mediocrità" è subordinato alla selezione osservativa e va perciò visto
come "una versione del 'principio antropico'" [45c]. Secondo Vilenkin
vi sono infinite regioni del metauniverso che presentano le condizioni
appropriate allo sviluppo di civiltà intelligenti ed è necessario
considerare la nostra forma di vita come una fra le "più comuni del
metauniverso". Con "principio di mediocrità" occorre perciò intendere
l'assunto secondo il quale la nostra è una delle "'tipiche' civiltà che
vivono nel metauniverso" [45d]. Questo assunto è sfruttato dall'autore per
determinare i valori "osservabili" più probabili delle costanti di natura
nell'ambito della collezione di universi messa a disposizione da un
approccio alla cosmologia quantistica in cui infiniti "universi" emergono
spontaneamente dal nulla per effetto tunnel quantistico
[45e].
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4 IL WAP COME PRINCIPIO DI
SELEZIONE
In questo paragrafo farò ritorno alla
forma meno "speculativa o controversa" del principio antropico: il WAP.
Nonostante lo scetticismo di numerosi critici, i teorici antropici hanno
difeso l'importanza del WAP e negato che possa essere considerato "un
enunciato tautologico privo di potere" [46]. Tale atteggiamento
riflette l'idea che il principio debole riguardi essenzialmente un effetto
di selezione. Il WAP estende ai nostri corpi, e a fortiori alla nostra
esistenza, la considerazione di quei vincoli, intrinseci agli strumenti
d'osservazione, nei cui confronti ogni scienziato sperimentale è sempre
tenuto a cautelarsi. Si fa qui riferimento ad una "auto-selezione" dovuta
al fatto che:
Human bodies are measuring
instruments whose self-selection properties must be taken into
account, just as astronomers must take into account the
self-selection properties of optical telescopes
[47].
Nell'attività sperimentale dobbiamo non solo valutare
se i nostri strumenti di misura sono adatti a raccogliere dati di un tipo
particolare (ad esempio riguardanti un certo intervallo dello spettro
della radiazione elettromagnetica), ma anche aver cura dei vincoli e delle
limitazioni imposte da "un effetto di selezione che abbraccia tutto: la
nostra stessa esistenza" [48]. Brandon Carter ha riassunto l'essenza
del WAP nel motto Caveat observator! [49] e ha ricordato
che:
The practical scientific utility of this
principle arises from its almost tautological corollary to the effect that
in making general inferences from what we observe in the Universe, we must
allow for the fact that our observations are inevitably biased by
selection effects arising from the restriction that our situation should
satisfy the conditions that are necessary a priori, for our
existence [50]
mentre John Barrow ha ribadito che il
WAP:
tells us that our astonishment at many
properties of the Universe which appear unusual a priori must be tempered
by the recognition that many of them simply must be present if a universe
is to be studied by intelligent observers [51]
In entrambi
questi enunciati compaiono comunque dei risvolti che, già ad una prima
analisi, risultano più impegnativi di quanto sia lasciato intendere. Il
termine a priori, ad esempio, (che può essere interpretato nel
senso di prima facie, o in quello più delicato di un insieme di
possibilità teoriche alternative) o la dicotomia esistente fra il termine
Universo (con la "U" maiuscola) e gli "universi" che compaiono
nell'enunciato di Barrow [51a]. Questo tipo di constatazioni costituiscono
una prima avvisaglia delle difficoltà che si incontrano sul terreno del
rapporto fra il (matematicamente) possibile e il (fisicamente) reale;
difficoltà sulle quali avrò modo di tornare. Carter e Barrow hanno
entrambi specificato che il WAP non è una teoria cosmologica alternativa,
ma semplicemente "un principio metodologico che si può ignorare solo a
proprio rischio" [52], e che:
must be used as
a complement to the standard deductive theories, otherwise there is
a real danger of drawing erroneous conclusions or, more commonly,
providing elaborate 'explanations' for non-existent problems
[53].
Questo punto è in pratica ammesso anche da chi non ha
alcuna intenzione di schierarsi né con la fazione dei sostenitori delle
argomentazioni antropiche né con il versante degli oppositori. Un critico
puntuale come John Earman riconosce di avere semplicemente a che fare
con
a special case of a familiar principle for
judging the bearing of evidence on theory [54].
I
sostenitori del principio antropico si trovano ad affermare con tutte le
risorse a loro disposizione la credibilità, l'importanza e il ruolo di un
principio che, allo stesso tempo, pare sia da intendersi come un nuovo
principio peculiare della cosmologia scientifica (al quale spetta la
funzione di complemento e di compensazione dell'usuale principio
cosmologico) e come un principio trascurato o dimenticato della pratica
scientifica, al quale più volte è stato fatto ricorso nella storia della
scienza. È curioso notare la differenza di valutazione fra il filosofo
della scienza Earman e due "cosmologi" come Barrow e Tipler. Questi ultimi
sottolineano che, a differenza dei filosofi e dei teologi (rei, a loro
dire, di "possedere un attaccamento emozionale alle loro teorie e idee") i
fisici sono unicamente interessati a "formulare molte possibilità
logicamente consistenti" da sottoporre al vaglio dell'osservazione [55].
Laddove Earman scrive che il WAP altro non è che:
a variant of the commonsensical observation that finding fishes
exclusively of lengths six inches and greater is not good evidence that
all the fish in the sea are longer than six inches if the nets used are
not fine enough to hold smaller fish [56].
Barrow e Tipler
suggeriscono con enfasi che:
the WAP is just a
restatement, albeit a subtle restatement, of one of the most important and
well-established principles of science: that it is essential to take into
account the limitations of one's measuring apparatus when interpreting
one's observation [57].
Un principio che - a detta dei
medesimi autori - fu applicato già dallo stesso Copernico, il
quale:
showed that the epicycle was
unnecessary; the retrograde motion was due to an anthropocentric selection
effect: we were observing the planetary motions from the vantage point of
the moving Earth [58].
Il voluminoso trattato di Barrow e
Tipler contiene una documentata (anche se in parte arbitraria)
ricostruzione dei precedenti storici e dei precursori delle argomentazioni
antropiche. Le mie ambizioni sono decisamente più modeste. Non ho
intenzione di individuare quanti più precursori possibili ma di mostrare,
attraverso l'esame di alcune versioni della forma debole del principio
antropico, come il WAP sia stato presentato secondo formulazioni che
denotano estensioni diverse.
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