Impossibile clonare l'uomo: così alcuni giornali hanno titolato ieri la notizia che quattro pecore clonate, nate nel medesimo istituto di Edimburgo che aveva prodotto la famosissima Dolly, anziché crescere uguali sono apparse differenti.
Nelle dimensioni e nel temperamento, dicono le cronache. Qualcuno si è rallegrato perché "la natura si è presa un'inaspettata rivincita sulla scienza", come se l'oggetto del contendere fosse il predominio dell'una o dell'altra.
La mia prima impressione è che quel titolo sia sbagliato e falsamente rassicurante. Le scarne notizie di stampa, fornite non da una comunicazione scientificamente controllabile ma da un'intervista pubblica del "padre" dei quattro animali, il prof. Keith Campbell, al popolare giornale Sunday Times,
non consentono (almeno a me) una valutazione precisa dell'accaduto. Peraltro, gli stessi ricercatori non riescono a capire perché il loro esperimento sia fallito.
Vi sono state soprattutto differenze tecniche rispetto a Dolly: le quattro pecore nuove derivano da nuclei identici inseriti in cellule germinali (ovuli) diverse, la cui reazione potrebbe essere stata differente. Il prof. Campbell ha aggiunto che
anche i gemelli possono acquisire dopo la nascita personalità diverse: ma essi sono identici geneticamente, ciò che non appare dimostrato per Cedric, Cecil, Cyril e Tuppence, le nuove pecore clonate.
Può esserci quindi un'ulteriore riflessione, una proficua battuta d'arresto, una sperimentazione più oculata e meno sovraesposta, ma le ricerche sugli animali continueranno. E sull'uomo? Mi limito a riferire l'esperienza di due incontri
internazionali ai quali ho partecipato nelle ultime settimane.
Atto primo: Firenze, 26 novembre, incontro internazionale all'Università europea. Tema: le tendenze attuali nella bioetica. Sulla clonazione umana, due relatori su quattro sono favorevoli. Uno perché "si possono riprodurre gli uomini migliori". L'altro è Jacques Testard, pioniere della procreazione assistita in Francia, il cui libro L'uovo trasparente fece scalpore soprattutto perché
conteneva un annuncio imprevisto: "Ho deciso di fermarmi". A Firenze egli ha spiegato perché ha ripreso a correre, e verso quale traguardo. Egli ha sostenuto che clonando da un ovulo fecondato innumerevoli embrioni umani, analizzandoli
accuratamente e selezionando i più sani per l'impianto nell'utero materno, in modo da prevenire gran parte delle malattie. La sua tesi è stata confutata da altri, in sede scientifica, non per il procedimento di clonazione embrionale, che è relativamente semplice, ma per le possibilità diagnostiche e i rischi di errore, e criticata ovviamente sul piano morale. Ma la volontà di procedere è chiara; e
già è stata coniata, per questi e altri indirizzi, la formula "clonazione terapeutica", che equivale a un grimaldello morale usato per scardinare il divieto di clonazione umana sancito dalla Convenzione europea (gennaio 1998).
Atto secondo: Parigi, 14-15 dicembre, "Giornate nazionali dell'etica" promosse dal Comité national d'éthique con la presenza di molti altri Comitati nazionali. Il prof. A. Capron, rappresentante del Comitato degli Usa, informa del parere
critico espresso sulla clonazione, e delle decisioni del presidente: essa è vietata in tutte le ricerche finanziate con fondi federali; per chi promuove ricerche basate su altri finanziamenti, ci si augura che si adeguino volontariamente. Un collega francese chiede se è vero che un'industria californiana di biotecnologie umane ha assunto alcuni fra i creatori di Dolly. Risposta: è vero. Io svolgo una domanda basata su due fatti e su un'ipotesi. I fatti sono questi: a) le industrie private possono produrre embrioni umani e clonarli, e produrre cloni (se vi riusciranno) con altri metodi; b) negli Usa esiste una legge federale che vieta il commercio degli organi per trapianto, ma non il commercio dello sperma e
degli ovuli (essi si vendono pubblicamente, anche con cataloghi di qualità), né degli embrioni o dei cloni ottenuti in altro modo. L'ipotesi è questa: un'industria potrebbe produrre esseri umani prodotti mediante clonazione, e venderli sul
mercato nazionale e internazionale. Commento del prof. Capron: lei ha descritto accuratamente la situazione e ciò che potrebbe accadere.
Risparmio ai lettori i miei commenti successivi sull'esistenza negli Usa di una "doppia morale" scientifica determinata dalle diverse fonti di finanziamento delle ricerche. Queste esperienze, comunque, spiegano perché sono preoccupato e
perché non penso che il capitolo della clonazione umana sia stato chiuso dalla stravaganza di quattro pecore che hanno rifiutato, per motivi ancora incomprensibili, di crescere uguali una all'altra. La scienza deve progredire, anche nella clonazione, con regole diverse per gli animali; e per gli umani deve essere chiarissima la distinzione fra riproduzione di cellule e tessuti (quelle della cute, per esempio, possono curare gli ustionati) e quella degli esseri viventi in tutte le fasi del loro sviluppo. La repulsa per questa eventualità è quasi
universale; e tali devono essere i divieti, per divenire efficaci. |