| Saper vivere nel segno della bellezza |
| Chiara Guidelli, "Dall'ordine alla vita. Mutamenti del bello nel Platonismo antico", CLUEB, Bologna 1999, pagg. 216, L. 28.000 | 'ampio studio di Chiara Guidelli Dall'ordine alla vita. Mutamenti del bello nel Platonismo antico è particolarmente significativo sia storicamente sia
teoreticamente. Non si studia tanto la nozione del "bello" in astratto,
quanto i mutamenti di tale nozione da Platone a Plotino, a seconda dei
modi storico-culturali di avere, in uno o altro ambiente, in una o altra
maniera di interpretare, considerato Platone. Si delinea una storia delle
varie interpretazioni, senza alcuna pretesa di avere scoperto il "vero"
Platone, oppure le "vere" interpretazioni di Platone, o il "vero" Plotino:
sempre con acuta attenzione ai testi.
L'autrice prende le mosse da Platone, poiché è con Platone che per la
prima volta si approfondisce la nozione del bello e del bene-bello, in maniera riflessa. Anche la questione del bello e del bene-bello si profila
nella problematica platonica, orientata verso le definizioni corrette delle
nozioni della vita etica, politica, poetica. Tutte le pagine di Platone
relative al bello (dall'Ippia Maggiore, fondamentali; al Menone, al Gorgia,
alla Repubblica, al Convivio, al Fedro) da quale che sia parte si definisce
il bello si concludono nell'impossibilità di darne una definizione in una
idea per sé: il bello diverrebbe un'astrazione e un'entità.
Un esempio dall'Ippia: una bella ragazza e una bella pentola; non si
tratta di dire bella questa o quella cosa, ma di rendersi conto di ciò per
cui due o più cose si dicono belle; del bello in sé non si può dire nulla. Il
bene e il bello si pongono perciò come ricerca aperta, come tensione a
cogliere l'armonia delle cose, andando oltre e rendendosi conto che il
bello sta nel suo realizzarsi bene. Platone, come per ogni altra nozione
(il bello, il santo, il poetico e così via) socraticamente implica una ricerca
aperta, un invito a saper pensare, anche là dove passa alle condizioni
che permettono il sapere di ciò che è: non più le virtù, il bello e via di
seguito, ma il fuoco, la sporcizia, il pelo, l'uomo (dal Parmenide in poi).
Gli scritti platonici (non trattati, ma problematiche storiche) sono,
dunque, come i semi socratici, un'apertura ad altre infinite
interpretazioni, a seconda di come poi, nel tempo, si pensa di quali sono
dopo le atmosfere culturali, in ambienti diversi, e le interpretazioni delle
interpretazioni.
Chiara Guidelli, mediante Platone e a seconda di come lo si è letto, e di
quali opere si leggono di lui, in una o altra epoca, passa a considerare
quella che è stata la prima eredità platonica, per giungere al
"platonismo" di Plotino.
L'autrice, nell'illustrazione della nozione del bene-bello in Plotino, coglie
nel pensiero plotiniano una specie di "summa" della storia delle diverse
concezioni greche da Platone a Plotino, in una nuova maniera
d'intendere, che s'inquadra bene nella temperie culturale del suo tempo
(Plotino visse tra il 202-205 e il 270 d. C. ad Alessandria e poi a Roma).
Sulla nozione del bene-bello s'incentra, in particolare, il modo
d'interpretare Platone, un Platone che indica motivi, ma che non è più
Platone, ma Plotino e Plotino nell'interpretazione di Porfirio. Il bello
diviene caratteristica essenziale della realtà intelligibile (posta come ideale) che si realizza e dà significato al bello sensibile e al bello
dell'anima. Di qui, nella manifestazione sensibile il bello dell'arte, e il
bello del saper vivere (il bello etico), della vita. Ancora una volta sembra
chiarito come Plotino non si muove dall'Uno ai molti, e dai molti all'Uno,
ma è incentrandosi nell'Anima che si sale all'Intelletto e all'Uno, o si
scende nel sensibile: in due diversi modi del "saper vivere". |