RASSEGNA STAMPA

19 DICEMBRE 1999
FRANCESCO ADORNO
Saper vivere nel segno della bellezza
Chiara Guidelli, "Dall'ordine alla vita. Mutamenti del bello nel Platonismo antico", CLUEB, Bologna 1999, pagg. 216, L. 28.000
'ampio studio di Chiara Guidelli Dall'ordine alla vita. Mutamenti del bello nel Platonismo antico è particolarmente significativo sia storicamente sia teoreticamente. Non si studia tanto la nozione del "bello" in astratto, quanto i mutamenti di tale nozione da Platone a Plotino, a seconda dei modi storico-culturali di avere, in uno o altro ambiente, in una o altra maniera di interpretare, considerato Platone. Si delinea una storia delle varie interpretazioni, senza alcuna pretesa di avere scoperto il "vero" Platone, oppure le "vere" interpretazioni di Platone, o il "vero" Plotino: sempre con acuta attenzione ai testi.
L'autrice prende le mosse da Platone, poiché è con Platone che per la prima volta si approfondisce la nozione del bello e del bene-bello, in maniera riflessa. Anche la questione del bello e del bene-bello si profila nella problematica platonica, orientata verso le definizioni corrette delle nozioni della vita etica, politica, poetica. Tutte le pagine di Platone relative al bello (dall'Ippia Maggiore, fondamentali; al Menone, al Gorgia, alla Repubblica, al Convivio, al Fedro) da quale che sia parte si definisce il bello si concludono nell'impossibilità di darne una definizione in una idea per sé: il bello diverrebbe un'astrazione e un'entità.
Un esempio dall'Ippia: una bella ragazza e una bella pentola; non si tratta di dire bella questa o quella cosa, ma di rendersi conto di ciò per cui due o più cose si dicono belle; del bello in sé non si può dire nulla. Il bene e il bello si pongono perciò come ricerca aperta, come tensione a cogliere l'armonia delle cose, andando oltre e rendendosi conto che il bello sta nel suo realizzarsi bene. Platone, come per ogni altra nozione (il bello, il santo, il poetico e così via) socraticamente implica una ricerca aperta, un invito a saper pensare, anche là dove passa alle condizioni che permettono il sapere di ciò che è: non più le virtù, il bello e via di seguito, ma il fuoco, la sporcizia, il pelo, l'uomo (dal Parmenide in poi).
Gli scritti platonici (non trattati, ma problematiche storiche) sono, dunque, come i semi socratici, un'apertura ad altre infinite interpretazioni, a seconda di come poi, nel tempo, si pensa di quali sono dopo le atmosfere culturali, in ambienti diversi, e le interpretazioni delle interpretazioni.
Chiara Guidelli, mediante Platone e a seconda di come lo si è letto, e di quali opere si leggono di lui, in una o altra epoca, passa a considerare quella che è stata la prima eredità platonica, per giungere al "platonismo" di Plotino.
L'autrice, nell'illustrazione della nozione del bene-bello in Plotino, coglie nel pensiero plotiniano una specie di "summa" della storia delle diverse concezioni greche da Platone a Plotino, in una nuova maniera d'intendere, che s'inquadra bene nella temperie culturale del suo tempo (Plotino visse tra il 202-205 e il 270 d. C. ad Alessandria e poi a Roma).
Sulla nozione del bene-bello s'incentra, in particolare, il modo d'interpretare Platone, un Platone che indica motivi, ma che non è più Platone, ma Plotino e Plotino nell'interpretazione di Porfirio. Il bello diviene caratteristica essenziale della realtà intelligibile (posta come ideale) che si realizza e dà significato al bello sensibile e al bello dell'anima. Di qui, nella manifestazione sensibile il bello dell'arte, e il bello del saper vivere (il bello etico), della vita. Ancora una volta sembra chiarito come Plotino non si muove dall'Uno ai molti, e dai molti all'Uno, ma è incentrandosi nell'Anima che si sale all'Intelletto e all'Uno, o si scende nel sensibile: in due diversi modi del "saper vivere".
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