| L'uscita delle opere in versione elettronica spinge a riflettere sulla filosofia oggi e sul suo
insegnamento | La pubblicazione di Laterza dell'opera completa di Platone in Cd-Rom offre un nuovo spunto per intervenire sulla questione dell'insegnamento
della filosofia. Com'è noto il ministro Berlinguer, con la riforma in corso, intende promuovere tale insegnamento non solo nei licei ma in tutta la
scuola secondaria, e ha nominato una commissione per definirne le modalità. Alcune settimane fa, sul domenicale del 28 novembre,
presentando un inserto dedicato alla logica realizzato in occasione
dell'uscita delle opere complete di Gödel, avevamo suggerito che un
elemento indispensabile per la formazione filosofica di base - volto,
come vuole il ministro, alla creazione di "buoni cittadini" - avrebbe
dovuto essere appunto l'insegnamento della logica, e più in generale
delle modalità del ragionamento corretto. Un'opera come il "tutto Platone" potrebbe aiutarci a elaborare meglio un modello di
insegnamento della filosofia "per tutti".
Platone, come è noto, è innanzitutto un filosofo del dialogo. La forma
dialogica dei suoi scritti non è un accessorio esteriore, ma rimanda
all'essenza stessa del suo modo di concepire l'attività filosofica, più volte
ripresa nel corso della storia del pensiero (da Galileo, a Berkeley, a
Hume, fino all'ultimo Feyerabend). Come direbbe Pierre Hadot, la filosofia antica, quella praticata dalle "scuole" (prima fra tutte
l'Accademia fondata da Platone) non va interpretata solo come un
susseguirsi di teorie o posizioni da difendere rispetto ad altre. Ciò che
animava i filosofi dell'antichità era innanzitutto la volontà di condurre una
vita filosofica, della quale uno degli ingredienti fondamentali è proprio la
disponibilità al dialogo e dunque al confronto tra idee diverse. Questo
non significa che Platone nel mettere in scena i propri dialoghi non
privilegiasse certe tesi - in genere sostenute dal suo eroe, Socrate -
piuttosto che altre, ma solo che non bisogna sottovalutare la portata
delle tesi contrarie, che spesso vengono espresse con cura persino
maggiore di quelle sostenute da Socrate.
Dialogare direttamente con Platone oggi diventa più facile con uno
strumento come il Cd-Rom. Esso può diventare un vero antidoto al
dogmatismo o al desiderio di fornire risposte definitive agli eterni
problemi della filosofia.
Si prenda ad esempio il problema della giustizia, uno dei temi centrali
della Repubblica e dell'intero pensiero platonico: tema tuttora tra i più
controversi, dato che Popper ha visto in quell'opera l'origine di ogni idea
di totalitarismo e di "società chiusa". La domanda platonica, ancora
attualissima, è: possiamo credere nella giustizia, oppure, come dice
Trasimaco, essa è solo una mascheratura della legge del più forte? E se
possiamo crederci, in che modo possiamo definirla e difenderla, evitando
di ricadere nella violenza e nell'arbitrio? La soluzione dello stesso
Platone oggi è accettata da pochi perché considerata una concezione
gerarchica, antidemocratica e antiliberale, ricalcata sul modello di
un'anima bene ordinata (ma Francesco Adorno ha mostrato come anche sulla struttura dell'anima il discorso platonico sia assai più sfumato e
aperto di quanto si creda). Una seconda soluzione, che il filosofo greco
critica, non è meno interessante. Si tratta di una versione sofisticata del
crudo realismo di Trasimaco, ed è descritta da Glaucone come una
sorta di compromesso tra interessi e forze contrastanti. Poiché si ricava
più male a subire un'ingiustizia che bene a commetterla, gli uomini
hanno tutto l'interesse a stabilire e a onorare patti per evitare di
commettere ingiustizie gli uni verso gli altri, ritenendo giusto e legittimo
ciò che in questo modo viene stabilito per legge. Così la giustizia - dice
Glaucone - "non è amata come un bene, ma tenuta in onore perché manca la forza di commettere ingiustizia". Se tale forza invece vi fosse, il riferimento alla giustizia sarebbe pura retorica. Ma è proprio a partire
da questa concezione, tipica dei sofisti e rigettata da Platone, che si sono avuti alcuni sviluppi importanti della filosofia politica moderna:
Hobbes e Hume nel XVII e XVIII secolo, nel XIX numerosi economisti ( tra
cui due dei fondatori della teoria dei giochi, Nash e Harsanyi) e un
filosofo come David Gauthier hanno via via affinato quella antica teoria; i cui argomenti però, nelle loro linee essenziali, sono già ben descritti nel
testo platonico.
È solo un esempio. Se ne potrebbero fare molti altri: su che cos'è
l'anima, sui suoi rapporti con il corpo; sull'idea di amicizia e di amore;
sulla definizione stessa di "filosofia" come "amore della conoscenza". Ma
l'elenco sarebbe lungo, e assai ricco, almeno quanto l'ottimo apparato di
indici, mappe e itinerari predisposto dal compianto Gabriele Giannantoni,
attraverso il quale ci invita a una nostra personale "navigazione".
Ora, uno dei nodi più difficili da sciogliere nel dibattito sull'insegnamento
della filosofia "per cittadini" sembra questo: come conciliare l'approccio
per problemi - che parte dalle ricorrenti ed eterne domande filosofiche
- all'attenzione ai testi, evitando di cadere in forme di storicismo che non rendono giustizia né all'uno né all'altro? Probabilmente non c'è
mezzo migliore di quello elettronico per risolvere con eleganza l'annoso
problema.
Basterebbe avere in un solo Cd, o ancora meglio in un sito Internet (che
potrebbero essere prodotti dal Ministero in collaborazione con le case
editrici) la possibilità di navigare nell'intero corpus dei testi filosofici.
Possibilità che esiste già per esempio in tedesco, grazie a un Cd che
contiene tutte le opere principali dei filosofi da Platone a Nietzsche. Per
ogni domanda o problema filosofico si potrebbe così impostare una
ricerca, per poi analizzare le soluzioni o le discussioni che i filosofi
antichi e moderni hanno proposto. La ricerca potrebbe avvenire a scuola
sotto la guida dell'insegnante, ma una volta messa in moto sarebbe un
bel gioco da continuare anche per conto proprio. Non un gioco facile, ma
impegnativo e coinvolgente come ogni gioco che si rispetti.
All'insegnante spetterebbe il compito, ben delimitato ma per nulla
banale, di formare nei giovani la capacità di fare domande sensate e
intelligenti. Una facoltà che, accanto a quella di svolgere le
argomentazioni corrette di cui si diceva all'inizio, è un ingrediente
fondamentale per chiunque voglia condurre - oggi come 2500 anni fa -
una vita se non proprio da filosofo almeno da buon cittadino. |