RASSEGNA STAMPA

18 DICEMBRE 1999
GIANCARLO RICCI
Marte abita in tivù
Lo psicologo Hillman: gli dei pagani nelle strutture moderne
Venere torna nella pubblicità, Internet ripete Mercurio... Il vero problema sociale moderno? Conciliare la bellezza e la politica
James Hillman, "Politica della bellezza", Moretti & Vitali, Pagine 166. Lire 30.000
"Sono fermamente convinto che se i cittadini si rendessero conto della loro fame di bellezza, ci sarebbe ribellione per le strade. Non è stata forse l'estetica ad abbattere il Muro di Berlino e ad aprire la Cina?". L'affermazione, di James Hillman, pur nella provocazione contiene del vero. "Non il consumismo e i gadget dell'Occidente, come ci viene raccontato, ma la musica - prosegue lo studioso - il colore, la moda, le scarpe, le stoffe, i film, il ballo, le parole delle canzoni, la forma delle automobili" hanno prodotto effetti di trasformazione sociale. Astenendoci dal dichiararci d'accordo o meno, ci soffermiamo piuttosto sulla bizzarra propensione politeista e "pagana" che emana da quest'affermazione. Il gusto della provocazione non manca certo a Hillman, celebre psicologo di formazione junghiana e studioso di mitologie, il cui itinerario intellettuale ha senza dubbio scandagliato in modo originale i temi essenziali dell'anima umana. Politica della bellezza è una raccolta di saggi in cui Hillman espone un'idea forte: le conseguenze dell'attuale smarrimento e perdita della bellezza nella vita individuale, nella città, nell'architettura, nella vita sociale, nel mondo della multimedialità. Il termine bellezza, da non confondersi con una concezione estetizzante, ha una pregnanza filosofica di stampo neoplatonico: è la bellezza delle idee, che scaturisce dal connubio di estetica ed etica, e al contempo è connessa con Psiche e Eros. "Se l'anima, come dice Plotino, è sempre un'Afrodite, allora essa ha sempre a che fare con la bellezza, e le nostre risposte estetiche sono la prova dell'attiva partecipazione dell'anima al mondo". I temi esplorati nei vari saggi del libro vanno dall'economicismo postmoderno alla devastazione ambientale, dal gigantismo alla bruttezza della città e l'insignificanza dei suoi luoghi, dall'"ottundimento psichico" del conformismo all'"anestesia" provocata dalla cultura scientista e pragmatica. Sono tutti ambiti in cui viene meno quel sentimento di misura e di armonia cosmica che infiamma Eros, l'amore per l'anima in tutte le sue manifestazioni. "Coniugare estetica e politica, o bellezza e città, può sembrare un'idea decisamente azzardata, ai giorni nostri, mentre era comune e fondamentale nella vita della Grecia antica". Sulla passione di Hillman per i miti greci, e non solo per questi, sull'itinerario di uno studioso che talvolta sembra voler insistere su questioni per lo più trascurate o dimenticate dalla cultura universitaria, è uscito il libro-intervista L'anima del mondo (Rizzoli). Silvia Ronchey, giornalista e storica delle religioni, incalza Hillman su tematiche ampie e a vasto respiro. Ritroviamo il nucleo del pensiero di Hillman con tutte le sue originali implicazioni. Lo studioso americano, scrive Ronchey nel lungo saggio conclusivo, "scuote i nostri pregiudizi e illumina di un nuovo significato il mondo che ci circonda". Di grande interesse risultano le pagine da lui dedicate alla rinascita degli déi pagani nelle strutture portanti della vita odierna: ritroviamo Marte nella violenza e nella velocità della televisione, Venere nelle ammiccanti seduzioni della pubblicità, Mercurio, quale messaggero divino, che attraverso la rete Internet permette di informarci e di tenerci in contatto ovunque siamo. Nonostante Hillman parta da una prospettiva fondamentalmente anticristiana, criticando qualsiasi fede, la sua polemica, nota Ronchey, "è accesa e sulfurea in questa conversazione, fino al paradosso".
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