I farmer sfidano il potere Monsanto| Salute pubblica e monopolio mondiale sui semi al centro di un'azione legale |
| D a una parte un gruppo di agricoltori americani e un francese, un'associazione di "piccoli coltivatori" degli Stati uniti, un noto attivista ambientale. Dall'altra una delle più potenti multinazionali
della chimica convertita alle biotecnologie applicate all'agricoltura - eufemisticamente ribattezzata industria "delle scienze della vita".
E' una sfida notevole, quella avviata martedì presso la Corte federale di Washington. Gli agricoltori, in tutto sei, sostenuti dalla National Farm Coalition statunitense e da Jeremy Rifkin (con la sua Foundation on Economic Trends), fanno causa contro Monsanto. L'accusano in primo luogo di aver messo sul mercato sementi geneticamente modificate senza averne sperimentato in modo adeguato
tutte le possibili implicazioni per la salute umana e l'ambiente. L'accusano poi di aver formato con altre aziende un "cartello" mondiale, forte dei suoi brevetti su numerose specie transgeniche, esercitando quindi un monopolio sul mercato mondiale delle sementi. Minaccia alla salute pubblica e all'ambiente e pratiche commerciali scorrette.
La voluminosa causa è stata presentata dallo studio legale Cohen, Milstein, Hausfeld e Toll a nome di un piccolo consorzio di avvocati (che hanno accettato di condurre il caso rinunciando al loro onorario se non vinceranno). Nella causa chiedono risarcimenti (per somme non specificate, ma
potrebbero ammontare a centinaia di migliaia di dollari) contro l'azienda querelata, a nome degli agricoltori negli Usa e altrove che sono stati spinti a coltivare le specie transgeniche e ora non possono piazzare sul mercato i loro raccolti. La querela nomina le altre aziende con cui Monsanto avrebbe formato il "cartello": sono le americane Du-Pont, Pioneer Hi-Bred, Dow Chemical; la svizzera Novartis e la britannico-svedese Astra-Zeneca. Ieri le quotazioni in Borsa di queste aziende
sono cadute, al solo essere nominate in quella che sarà una delle cause legali più clamorose d'America: qualcuno già la paragona all'azione contro i giganti del tabacco...
Ma se la predilezione della causa legale e dei risarcimenti è tutta statunitense, la questione sollevata con la sfida a Monsanto è globale. Non per nulla promotore della causa è Jeremy Rifkin, attivista
ambientale che fin dalla fine degli anni '70 va sollevando il problema dell'industria genetica, in particolare nell'agricoltura, e del potere assunto da aziende multinazionali capaci di controllare l'intero mercato delle sementi. La querela "attacca" in particolare il principio della "sostanziale equivalenza", su cui si è basata finora la Food and Drug Administration (Fda, l'ente Usa di controllo sulla qualità alimentare) per autorizzare la diffusione delle specie transgeniche. E' l'assunto per cui le sementi modificate (e le piante che ne germogliano) sono "sostanzialmente equivalenti" alla specie originaria - principio la cui scientificità è discutibile.
Di certo l'accusa a Monsanto porterà a riesaminare i criteri e le procedure usate dalla Fda, che finora ha permesso l'immissione di specie transgeniche sul mercato basandosi quasi solo sui test
prodotti dalle stesse aziende produttrici. Proprio nei giorni scorso la Fda ha terminato una serie di audizioni pubbliche sulla questione, molto seguite dai media - la coincidenza con la contestazione a
Seattle del vertice dell'Organizzazione mondiale del commercio ha aumentato l'attenzione...
Con la causa legale, i querelanti mettono sotto accusa la rivoluzione dell'agricoltura avviata con l'introduzione di specie modificate geneticamente, ovviamente brevettate in modo che gli agricoltori
debbano ricomprare le sementi o ripagare le royalties a ogni semina. E Monsanto è l'azienda che ha spinto più avanti questa rivoluzione, con le sue specie modificate per produrre una tossina insetticida
(il cotone e il mais Bt) o per resistere all'erbicida prodotto dalla stessa Monsanto, il Roundup (soia, oleaginose, rape).
L'azione legale contro Monsanto potrebbe dunque avere un forte impatto sul dibattito sulle biotecnologie in agricoltura, acceso in Europa - ma ormai aperto anche negli Stati uniti. E' quello che spera lo stesso Rifkin, che ieri ha tenuto una conferenza stampa a Parigi: la causa, dice, aiuterà a "riformulare il dibattito globale" sui cibi geneticamente modificati, finora centrato su questioni
commerciali e normative - basti pensare al contenzioso tra Europa e Stati uniti sull'etichettatura delle granaglie transgeniche, non obbligatoria ma ormai sempre più praticata dagli esportatori, in ossequio alla richiesta del mercato.
L'azione legale, ha detto Rifkin, "sposterà il riflettore sulle aziende di scienze della vita e sul potere che esercitano sul cibo, l'agricoltura, la sovranità culturale di interi paesi". Ormai si tratta del futuro
dell'agricoltura, "non più di un conflitto commerciale tra Stati uniti e Unione europea". Monsanto e le altre, aggiunge, cercano di sovvertire un sistema secolare obbligando i contadini a pagare royalties su
sementi brevettate, impedendo loro di conservare i semi per le stagioni future: "Significa che se queste aziende la spunteranno, nessun contadino al mondo sarà più autorizzato a possedere un
seme. Se questo sistema non rientra nelle previsioni delle leggi anti-trust, non so cosa altro possa rientrarvi", dice Rifkin. E' lui a paragonare quello di Monsanto ai casi di Microsoft (accusata di violare le norme anti-trust) e del tabacco: "Su terreni controversi della legislazione, può capitare che
una questione sia sollevata in prima istanza da privati cittadini. Ciò non impedisce che il Dipartimento alla giustizia poi si aggiunga" all'azione legale: "Non sarei stupito se la nostra azione legale si allargasse".
L'annuncio della causa legale contro Monsanto ha suscitato numerosi commenti. Positivi quelli di Greenpeace o degli Amici della Terra, le cui sezioni europee ieri hanno appoggiato l'niziativa degli agricoltori americani. "Siamo contenti, l'impatto ecologico a lungo termine delle sementi transgeniche va discusso", ha detto Mika Railo per Greenpeace a Amsterdam. Critica ovviamente Monsanto, che respinge le accuse e si prepara a contrattaccare in tribunale: "Non avremmo mai messo in
circolazione prodotti che non siano più che sicuri per le famiglie", ha dichiarato il portavoce dell'azienda, David Snively. |