RASSEGNA STAMPA

12 DICEMBRE 1999
ALBERTO MARTINELLI
La quarta via di Habermas
Globalizzazione, una proposta del filosofo tedesco
JURGEN HABERMAS , "La costellazione postnazionale", Editore Feltrinelli, pagine 135, lire 35.000
Il tema centrale di quest'opera di Habermas, uno dei maggiori sociologi contemporanei, è la riflessione sul ruolo della politica nella globalizzazione. Il libro comprende alcuni capitoli dell'opera tedesca dal titolo omonimo del 1988, ottimamente tradotti e postfatti da Leonardo Ceppa. Nel primo capitolo Habermas critica la caratterizzazione del '900 come secolo breve di Hobsbawm nelle sue diverse versioni di conflitto tra comunismo e capitalismo o tra democrazia e totalitarismo, perché trascura inevitabilmente la grande cesura del 1945 e cioè la sconfitta dei fascismi, e perché pone l'accento solo sui grandi drammi di questo secolo e non sulle straordinarie realizzazioni in campo scientifico-tecnico e in campo sociale, a cominciare dalla costruzione dello stato sociale in Europa. Nel secondo capitolo e nel terzo l'autore analizza le conseguenze della globalizzazione (ovvero del processo di diffusione e di ampliamento delle reti di comunicazione, scambio e traffico su scala mondiale) per il funzionamento e la legittimazione del sistema politico tipico della "prima modernità" europea, un sistema che ha saputo unire democrazia rapprensentativa e stato sociale.
Esaminando come la globalizzazione incida sulla certezza giuridica e l'efficienza della pubblica amministrazione, sulla sovranità e sulla legittimità democratica dello stato nazionale, e sulla identità collettiva dei cittadini, Habermas conclude che nella "seconda modernità" liberisticamente allargata nella globalizzazione lo stato nazionale è indebolito nella sua sovranità e nella sua capacità di azione autonoma. Questo stato di cose suscita diverse reazioni nella opinione pubblica e nelle élites politiche dei diversi Paesi e Habermas esamina due risposte sommarie e due risposte più articolate nel contesto dell'Unione europea. La prima risposta è quella dei fautori acritici della globalizzazione, che si fonda su una ortodossia neoliberista del mercato come ordine sociale spontaneo estesa all'intero mondo. La seconda risposta è quella del "partito della territorialità" che vuole difendere le vittime vere o presunte della globalizzazione e nel contempo alimenta atteggiamenti protezionistici e di rifiuto etnocentrico del pluralismo. La terza risposta (che coincide con la "terza via" di Blair), riafferma il ruolo della politica, ma solo nel senso di "addolcire" sul piano nazionale la forza del capitalismo globale, e di potenziare la competitività del Paese riqualificando i suoi membri per adattarli alla concorrenza e riducendo il concetto di eguaglianza a eguaglianza delle opportunità. A questa "strategia difensiva" Habermas contrappone la strategia di attacco del quarto tipo di risposta che, nelle sue parole, punta sulla forza progettuale di una politica capace di "rinascere e rimettersi al passo", sul piano soprannazionale, con i mercati che le sono sfuggiti di mano. Si tratta di promuovere una democrazia cosmopolitica che sia capace di sostituire la cittadinanza giuridica e universalistica del "demos" alla cittadinanza culturale e particolaristica dell'"etnos" e che possa risultare dalla applicazione su scala mondiale degli stessi principi costituzionali che si sono affermati nelle democrazie nazionali. Progetto nobile ma irto di difficoltà concrete.
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vedi anche
Filosofia (e) politica