RASSEGNA STAMPA

12 DICEMBRE 1999
MAURIZIO FERRARIS
Dalla parte del tutto
Il nuovo libro di Achille Varzi e Roberto Casati: ecco che cos'è l'ontologia
Dopo le riflessioni sui buchi un'analisi generale e accurata dell'intreccio tra topologia e mereologia
Roberto Casati, Achille C. Varzi, "Parts and Places. The Structures of Spatial Representation", The MIT Press, Cambridge, Mass.-London,1999, $ 35.
Dopo l'esaurimento della convinzione che tutti i problemi filosofici siano problemi di linguaggio (che, implicitamente o esplicitamente, delegava la trattazione della ontologia alla fisica), una via molto promettente per un discorso sull'ente in quanto ente è quella suggerita dai lavori di due giovani studiosi italiani, attivi rispettivamente al CREA dì Parigi e alla Columbia University di New York, Roberto Casati e Achille C. Varzi.
Nel 1994 avevano pubblicato dall'Mit Press un libro sui buchi (tradotto due anni dopo da Garzanti, Buchi e altre superficialità); e adesso - andando al di là delle provocazioni offerte dai buchi - hanno fatto uscire, sempre dall'Mit, un libro su parti e luoghi. In prima approssimazione, non è difficile trovare un retrogusto di "fisica ingenua" o di approccio ecologico, visto che gli autori partono dall'ipotesi di prendere sul serio il mondo che si offre ai nostri occhi. Però, diversamente da Bozzi o da Gibson, Casati e Varzi devono prendere sul serio non solo come le cose si presentano nella intuizione, ma anche le strutture che reggono questa intuizione.
Così, mentre Bozzi, di fronte a due uomini uno dei quali nasconde l'altro tranne la testa direbbe che c'è un uomo con due teste (risposta percettologicamente ineccepibile), Casati e Varzi dovrebbero spiegare il motivo per cui ci sono due uomini. In altri termini, Casati e Varzi cercano di risolvere un problema molto serio per l'ontologia contemporanea: quanto può essere ingenua la fisica ingenua? Il punto è enunciato esplicitamente nel penultimo capitolo, dedicato alla semantica delle mappe (un'altra classe di oggetti che usiamo benissimo senza sapere esattamente che cosa siano; e qui interviene l'apporto cognitivistico quanto alla rappresentazione dello spazio), dove il progetto soggiacente sta nel provvedere una formalizzazione delle mappe analoga a quella per cui si può procurare una semantica formale per i linguaggi ordinari.
Prendiamo intanto le mosse dai buchi. Una fetta di Emmenthal è composta anche dai suoi buchi, che ne definiscono l'essenza, perché un formaggio Emmenthal senza buchi non è affatto un formaggio Emmenthal, mentre un Gorgonzola senza vermi è pur sempre un Gorgonzola. Il che significa che l'inerenza ontologica del buco è molto più forte che quella del verme, e che si tratta di una questione de re e non de dicto: questo discorso varrebbe anche se il Gorgonzola si chiamasse "Croconsuelo", come nella Cognizione del dolore dì Gadda. Il senso comune sarebbe probabilmente d'accordo sui buchi e sui vermi, ma in fondo direbbe che, per l'Emmenthal, buco più o buco meno non importa, specie se il buco è all'interno; ma non è così. Come suggerisce Chisholm, se si sostituisce anche solo un atomo a un tavolo se ne cambia l'identità ontologica; ed è fatale che sia così, perché altrimenti si affermerebbe la legge secondo cui se si sostituisce un atomo a un tavolo e non cambia niente, allora non cambierebbe nulla se sì sostituissero due atomi, e così via, sino alla conclusione che un tavolo che ha tutti gli atomi diversi resta sempre lo stesso tavolo. E' in questo spirito che Casati e Varzi formalizzano le leggi che determinano le entità spaziali, i rapporti fra il tutto e le parti, le strutture di connessioni, i domicili delle cose nel mondo, gli eventi nello spazio.
Per esempio, in cosa consistono i confini? E' ovvio, ossia è dato di senso comune, che se si taglia la coda a un gatto si sta togliendo una coda a un gatto e non un gatto a una coda, così come si amputa la mano a un uomo e non uomo a una mano. E sin qui tutto bene. Però adesso ci troviamo di fronte alla coda e al gatto: tutti e due hanno dei confini, e Bolzano sosteneva che in realtà il confine è uno solo, quello del gatto; ma Brentano considerava a giusto titolo che questa è una mostruosità, visto che la coda non avrebbe limiti, e sarebbe, alla lettera, una coda aporetica. Si deve concludere allora che i confini siano due? In un senso, sì. Come si vede, non si tratta di problemi ovvi. E chi trovasse futile disputare di code e gatti, o del domicilio permanente o transitorio di una cosa o di una persona, pensi ai problemi posti dalla fecondazione artificiale, dove non è affatto facile risolvere tutto a colpi di buon senso, soprattutto quando gli interlocutori non sono spettatori di bocca buona che disputano sul Valore della Vita, ma studi legali interessati a risolvere questioni su cui le visioni sono apertamente contrastanti.
Un'ultima osservazione. Caratteristicamente, lungo tutta la trattazione, Casati e Varzi lasciano in sospeso la grande opzione di fondo che consiste nello stabilire se lo spazio sia qualcosa di assoluto e di indipendente dagli oggetti che contiene oppure se sia il risultato delle relazioni tra gli oggetti. Il loro metodo consiste nell'accostare la topologia (ossia la geometria fondata da Brouwer, che si occupa delle forme prescindendo dai rapporti metrici, e per la quale, tipicamente, una tazza col manico e una ciambella sono facilmente reversibili) e la mereologia (ossia la dottrina del rapporto tutto-parti, affrontata, per esempio, nella terza ricerca logica di Husserl, per la quale invece tazza e ciambella non sono reversibili). Da una parte, dunque, i luoghi e la matematica, e dall'altra le parti e la percezione, cercando di trovare nella congruenza (o nella differenza) tra le due discipline la verità sulla ontologia. E se "mereotopologia" può apparire un nome troppo difficile, non sarà difficile trovarne uno, antico e venerabile, caduto in disgrazia e in Italia ripreso solo dai teologi, quello di metafisica.
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vedi anche
Metafisica