| Ma la mente umana e impreparata alle novità "perturbanti" |
| Lorena Preta (a cura di), "Nuove geometrie della mente. Psicoanalisi e bioetica", Laterza, 234 pagine, 35 mila lire | L'uomo si trova in quest'epoca, di fronte ad una preoccupante impasse: da una
parte, come aveva suggerito Freud ne "Il disagio della civiltà", i progressi scientifici e tecnologici rapidi e inarrestabili possono creare il rischio di potenziare le aree più narcisistiche della personalità umana. Dall'altra parte, c'è un altro ancor più grave rischio: che la mente umana, con le sue dinamiche interne, affettive, emozionali, cognitive, non riesca, per la sua stessa inerzia, ad adeguarsi alla velocità con cui gli eventi scientifici e tecnologici "nuovi" che arrivano alla sua conoscenza devono essere tollerati, trasformati, e comunque inserita nel proprio patrimonio esperenziale.
Lorena Preta, curatrice del libro "Nuove geometrie della mente. Psicoanalisi e bioetica" (Laterza, 234 pagine, 35 mila lire, da un convegno tenuto a Roma nel '98), paragona gli eventi nuovi prodotti dalla ricerca scientifica a "situazioni perturbanti" per la mente umana. Preta si riferisce al famoso scritto di Freud del 1919 "Il perturbante" per sottolineare come sia necessario per gli eventi umani trasformare il nuovo che potrebbe creare un "non luogo" mentale e il caos, in un "luogo" dove collegare la storia emotiva ed affettiva del soggetto, con i suoi valori etici, alle novità imposte dall'esterno. E' necessario organizzare nuove geometrie della mente, cioè trovare altre strategie per mettere in relazione gli eventi nuovi con le antiche esperienze. Ad esempio, si domanda l'autrice, quali potranno essere le fantasie, i desideri, le identificazioni, le rappresentazioni interne di un individuo che è nato in provetta, o che si trova ad avere più di una madre biologica o un padre biologico sconosciuto? E' qui che la psicoanalisi dovrà poter aiutare il paziente a riorganizzare e trasformare le sue rappresentazioni in maniera da adeguarsi alla nuova realtà e per essere in grado di pensare senza angoscia l'evento "nuovo" perturbante. Senza negarlo.
In questo senso, la bioetica, secondo il filosofo Sebastiano Maffettone, può essere vista come una "filosofia morale applicata" a quelle discipline come la biologia e la medicina, nel loro rapporto con la vita e con la morte. Senza trascurare il fatto, su cui si soffermano molti autori come Vergine, Gaburd, e Pozzi, che la stessa psicoanalisi ha una sua intrinseca etica legata a problemi che nascono dalla stessa relazione analitica.
Stefano Rodotà include nei grandi problemi della bioetica anche quelli relativi ai "biodiritti": diritto di procreare, diritto alla doppia figura genitoriale, diritto a un patrimonio genetico non manipolato, diritto alla identità, diritto alla vita, diritto alla morte, diritto a conoscere la propria origine biologica. Ma il problema attuale riguarda sia il corpo che la mente nella sua dimensione etica. Il corpo infatti è diventato in virtù delle nuove tecnologie, un insieme di parti intercambiabili (rene, pancreas, cuore, polmone, ecc.). Ma anche la mente ha tante parti che corrispondono a tutte le finestre che possono essere aperte in un computer, con il pericolo di una perdita di identità (significativo l'esempio del sedicenne che si è identificato con il suo videogioco al punto da diventare egli stesso il personaggio del gioco e da dover essere ricoverato in clinica psichiatrica).
Sulla procreazione assistita e sulla fecondazione artificiale il dibattito è particolarmente vivo. Se Di Chiara suggerisce alla psicoanalisi di confrontarsi con il tema di come pensare il corpo, Malde Vigneri parla dello stupore e smarrimento con cui le donne si confrontano rispetto all'ignoto di una fecondazione artificiale. E così la Ficacci e Bartolomei che sottolineano come nella procreazione assistita, ci sia il pericolo di feticizzare il biologico e di trasformare il mondo fantasmatico della coppia che ora può "fabbricare" a suo a piacere un bambino al di fuori del sesso e sfidando le sue stesse leggi e quelle del desiderio. Perciò la psicanalisi oggi è obbligata a intervenire nelle questioni di bioetica perché è l'unico metodo che ci permette di interrogarci sulle fantasie, i pensieri, gli agiti umani in rapporto alle nuove esperienze e nuove disponibilità della scienza. Ma la psicoanalisi è anche necessaria perché l'uomo accetti "l'etica del suo limite", e cioè accetti di conoscere i limiti entro i quali egli può agire e elaborare i fatti nuovi nella consapevolezza che alla base di questa possibilità c'è il riconoscere la propria precarietà esistenziale e le difficoltà squisitamente: umane a sopportare le perdite, le sconfitte, le frustrazioni e i dolori della vita.
Il vero pericolo che l'uomo oggi deve affrontare è rappresentato dalla possibilità che gli scienziati e le industrie perseguano, senza porsi troppi limiti etici, la loro attività offrendo all'umanità nuove prospettive ma anche nuovi perturbanti progetti. Dall'altra parte ci sono gli intellettuali, gli psicoanalisti, i giuristi e gli uomini comuni, che discutono problemi che non riescono a gestire dato lo smarrimento e l'inerzia della loro mente ad accettare il "nuovo", lasciando che la scienza prosegua con velocità e imprevedibilità. |