RASSEGNA STAMPA

7 DICEMBRE 1999
LUCIO VILLARI
Che servitù non saper dire no
Nicola Panichi, "Plutarchus redivivus? La Boétie e i suoi interpreti", Istituto italiano di studi filosofici, Napoli, Vivarium, pagg. 79, s.i.p.
Ha attraversato come una saetta ideologica almeno quattrocento anni della storia politica e della cultura filosofica dell'Europa. È stato un micidiale libello rivoluzionario e antitirannico la cui miccia è in questa sulfurea domanda: "Io bramerei soltanto di sapere per ora s'egli è possibile, e in qual modo può accadere, che tanti uomini, tante città, tante nazioni sopportino talvolta un solo tiranno, che non ha verun'altra autorità fuori di quella che gli vien conferita...". Se l'è chiesto intorno al 1552 un poeta e umanista francese, Étienne de La Boétie. Aveva circa venti anni ed era amico intimo di Montaigne.
La prima risposta nel titolo, famosissimo, del libello: Discorso contro la servitù volontaria. Étienne morì a trentatré anni, nel 1563, lasciandolo inedito ma Montaigne lo fece pubblicare nel 1574 e poi in una raccolta di scritti antimonarchici del 1576 con aggiunto il titolo Contra Uno, con cui divenne poi noto. Secondo Montaigne La Boétie fu ispirato da un passo di Plutarco dove si parla di popoli asiatici oppressi da tiranni per non aver saputo pronunciare una sola sillaba, No. Ebbene, a questo fondale cinquecentesco si aggiunga una quinta fiammeggiante: la repubblica giacobina napoletana del 1799 e il "dono rivoluzionario" di una traduzione italiana fatta quell'anno da uno dei più radicali e intelligenti esponenti del governo di quella breve e sfortunata repubblica, Cesare Paribelli.
Scopriremo così un'altra pagina della storia del giacobinismo italiano. Allo studioso di filosofia politica Nicola Panichi il merito della ristampa anastatica del libello, di un ampio saggio introduttivo e di una ricostruzione bibliografico-critica del successo che ha sempre riscosso questo prezioso scritto.
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vedi anche
Filosofia (e) politica