RASSEGNA STAMPA

28 NOVEMBRE 1999
VITO MICHELE ABRUSCI
L'arte di dimostrare che la forma è sostanza
La logica è una disciplina inaugurata da Aristotele e, a partire dalla seconda metà dell'Ottocento e in particolare a partire dall'opera di Boole, tratta le sue questioni con metodi matematici. Ciò perché gli oggetti e i problemi della logica si sono rivelati oggetti e problemi matematici, e dunque vanno trattati con metodi matematici (eventualmente nuovi). In questo senso, la logica oggi è chiamata logica matematica, senza che questo aggettivo "matematica" denoti una limitazione del suo ambito.
Infatti, le questioni che la logica indaga sono quelle tradizionali di questa disciplina, e altre che proprio lo sviluppo della logica in questo secolo ha fatto emergere.
Ci sono quattro branche della logica, che ben specificano quattro gruppi di questioni, genuinamente filosofiche, che sono state indagate con successo dalla logica in questo secolo mediante strumenti matematici: la teoria degli insiemi (ossia la teoria generale del concetto di insieme, sia esso finito o infinito, i concetti di numero ordinale e di numero cardinale), la teoria dei modelli (ossia la teoria generale del concetto di modello di un insieme di proposizioni, dove modello sta per struttura nella quale quelle proposizioni sono "vere"), la teoria della dimostrazione (ossia la teoria generale del concetto di dimostrazione o di derivazione, dove per derivazione di una proposizione A da certe ipotesi si intende una procedura che permette di trasmettere la "verità" dalle ipotesi alla conclusione A, o che permette di trasformare ogni "prova" delle ipotesi nella "prova" della conclusione A); la teoria della ricorsività (ossia la teoria generale dei concetti di macchina, di algoritmo, di procedura effettiva, e del concetto di operazione calcolabile).
Chiunque può vedere in queste quattro branche le tradizionali questioni della logica. Dappertutto, in ogni branca della nostra conoscenza, usiamo la nozione di "insieme" o "classe"; dappertutto, in ogni branca della nostra conoscenza, trattiamo proposizioni e asseriamo che - relativamente a certi sistemi di enti - una certa proposizione o un certo insieme di proposizioni (ad esempio, assiomi o principi di una teoria) sono "veri"; dappertutto, in ogni branca della nostra conoscenza, "stabiliamo, proviamo proposizioni" e "deriviamo una proposizione a partire da un insieme di ipotesi", ossia facciamo "prove" (di proposizioni) e "derivazioni" (di una proposizione da un insieme di ipotesi); dappertutto, in ogni branca della nostra conoscenza, abbiamo a che fare con "algoritmi" ossia con "procedure" che permettono di raggiungere obiettivi in maniera concreta, meccanica e finita, e ci rendiamo conto che tali procedure possono in linea di principio essere eseguite anche da una "macchina" e che per certe "operazioni" possediamo "algoritmi" e quindi le possiamo chiamare "calcolabili".
La logica vuol rispondere alla questione "cos'è una classe (un insieme)?"; vuol rispondere alle questioni "cos'è una proposizione?" e "cosa vuol dire che una proposizione è vera relativamente a una certa struttura?"; vuol rispondere alle questioni "cos'è una prova?" e "cos'è una derivazione?"; e ambisce a rispondere alle questioni "cos'è un algoritmo?", "cos'è una macchina?", "ci sono operazioni non calcolabili, ossia che mai potranno avere algoritmi?". E naturalmente vuol rispondere a tutte le altre questioni che sorgono non appena si comincia ad indagare a fondo su queste questioni.
La logica dunque tratta questioni "universali", comuni ad ogni branca della nostra conoscenza (obiettivo indicato già da Aristotele all'avvio della logica), e le vuol trattare il più possibile in maniera "universale": ossia non si prefigge di indagarle separatamente per ciascuna branca della nostra conoscenza. Non ci può essere una "logica" particolare e separata per ciascuna scienza - anche perché ci troveremmo davanti la questione di come queste "diverse logiche" poi interagiscono tra loro, dato che la nostra attività conoscitiva di fatto si svolge anche e prevalentemente entro più discipline scientifiche.
L'indagine che la logica ha compiuto non è terminata, anzi richiede ancora notevoli sforzi. Ma è stata feconda ed è feconda.
La teoria degli insiemi, e la parte in essa più rilevante ossia quella concernente i numeri ordinali e i numeri cardinali finiti e transfiniti, costituisce una profonda analisi del concetto di "insieme" in matematica (e nella parte teorica di ogni scienza), e con i suoi metodi e i suoi problemi è una branca della ricerca contemporanea di grande attrattiva per i matematici. Non ambisce a essere anche un'analisi del concetto di insieme "in qualunque ambito conoscitivo", ma è ovvio che essa è il primo passo indispensabile da compiere in quella direzione.
Lo stesso può essere detto a proposito della teoria dei modelli: anche essa è ricca di risultati, di metodi, e di importanti questioni, e può legittimamente ambire ad essere considerata una approfondita analisi del concetto di modello relativamente alla scienza matematica, primo e necessario passo da compiere.
L'indagine e i risultati ottenuti sulle questioni relative ai concetti di "macchina" e di "calcolabilità" hanno posto la logica alla base teorica dell'informatica. L'informatica ha fatto venire alla luce importanti nuove questioni di carattere logico, e la ricerca logica interagisce oggi in maniera sempre più stretta con lo sviluppo dell'informatica.
Ma si deve osservare che l'atteggiamento della logica verso le sue applicazioni non è quello di "trovare risposte particolari per problemi particolari", piuttosto è quello di cogliere le questioni di natura logica che sono presenti nei problemi anche pratici dell'informatica e di trovare una risposta generale a tali questioni, una risposta che se è scientificamente seria trova sicuramente applicazioni. Si tratta di un atteggiamento che è tipico di ogni disciplina scientifica, e che si è sempre rivelato fecondo.
Nella teoria della dimostrazione, che per molti decenni si era concentrata sul problema della non-contraddittorietà dell'aritmetica e dell'analisi matematica, c'è stato un grande sviluppo delle indagini sul concetto di "prova" e di "derivazione", in particolare a partire dai lavori di G. Gentzen (uno dei più grandi logici di questo secolo). Tali indagini hanno portato a rendersi conto come le "derivazioni" sono non solo casi particolari di "programmi" (che trasformano le "prove" delle ipotesi in una "prova" della conclusione) ma anche un modello generale di "programma", dando luogo così a potenti teorie della programmazione in cui i programmi sono visti come derivazioni logiche e l'esecuzione di un programma come una trasformazione di derivazioni logiche. Queste teorie della programmazione possono essere applicate alla programmazione funzionale e per esteso a quella procedurale. La programmazione funzionale si basa sulla corrispondenza fra derivazioni e programmi (nota come Corrispondenza Curry-Howard), e le derivazioni logiche che corrispondono ai programmi in programmazione funzionale appartengono a una parte della logica classica che è chiamata logica intuizionista (introdotta da Heyting negli anni Trenta) e nella quale è possibile dare un significato a ciascuna derivazione, significato che è quello del programma a essa corrispondente e che persiste durante l'esecuzione del programma.
Se si vuol estendere la corrispondenza tra derivazioni e programmi a tutte le derivazioni della logica classica, dobbiamo raffinare la logica classica in quella che è una delle scoperte più rilevanti dell'indagine logica di questi ultimi anni: la logica lineare, introdotta dal francese Girard. Le derivazioni in logica lineare ammettono un significato, e corrispondono a programmi, a processi, che possono richiedere "interazione", "comunicazione" tra più macchine; ossia, le derivazioni in logica lineare possono richiedere momenti di interazione tra più soggetti, così come avviene nella dialettica, dei dibattiti, nei giochi e (perché no?) nel mondo di Internet. Le potenzialità anche applicative della logica lineare sono indagate oggi, nell'ambito di una specifica rete di ricerca dell'Unione Europea.
Le "derivazioni" (in un raffinamento ulteriore della logica lineare) sono anche modello della costruzione delle frasi nei linguaggi naturali, quando si esprimono le categorie di un linguaggio naturale mediante proposizioni (ad esempio, la categoria dei verbi intransitivi può essere espressa da una proposizione che esprime il fatto che "un verbo intransitivo preceduto da un nome produce un enunciato"). Con ciò, la logica si pone come base teorica per parte della linguistica, lungo una tradizione che ha percorso questo secolo da Frege a Bar-Hillel e Lambek.
La logica oggi può attirare l'interesse di chi ama le grandi questioni universali relative alla nostra conoscenza e crede che la loro indagine approfondita, con strumenti matematici, possa essere una via per far interagire meglio le varie discipline e contribuire al loro sviluppo.
I logici sono legati ai formalismi? Li usano, e forse più di altri; ma per affrontare con successo grandi, antiche e feconde questioni.
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vedi anche
La pubblicazione di Godel