RASSEGNA STAMPA

15 NOVEMBRE 1999
DONATO FASOLI
"Oltre Newton e Galileo, per avvicinare, cultura scientifica e umanistica"
Il filosofo Aldo Giorgio Gargani racconta del suo nuovo libro "Il filtro creativo" e fa un bilancio degli anni Novanta positivo essere usciti da una cultura ideologica, è positiva la tendenza a riannodare tradizione e innovazione"
Ordinario di Estetica all'Università di Pisa, Aldo Giorgio Gargani, si è occupato soprattutto di Wittgenstein e della cultura viennese. Interessato alla sperimentazione di un linguaggio filosofico-letterario, ha pubblicato, tra l'altro: "Sguardo e destino", "La frase infinita", "Lo stupore e il caso" "Il coraggio di essere", "Il pensiero raccontato. Saggio su Ingeborg Bachmann". Da poco è uscito per Laterza il suo nuovo libro, "Il filtro creativo", ha offerto l'occasione di un incontro con l'autore.
Professor Gargani, considera l'attività creativa un'esigenza fondamentale per l'uomo?
"Soltanto attraverso azioni creative l'uomo ottiene le sue conoscenze del mondo interno e di quello esterno. E in questo senso, ho scritto che per scoprire quello che è, l'uomo deve anche inventarsi".
Qual è lo spirito che informa questo suo ultimo lavoro intitolato "Il filtro creativo"? Su quali aspetti s'incentra?
"Sostanzialmente vorrebbe restituire la filosofia e il sapere scientifico ad un nuovo confronto con la realtà, riscoprendo un effetto di attrito del pensiero. Per questo ho insistito sui temi dello stupore, della meraviglia e dell'ascolto. Pensare, scrivere è al tempo stesso saper ascoltare".
Per molti, ancora oggi, psicoanalisi, psicologia, psichiatria si equivalgono. Per altri la Psicoanalisi coincide con Freud. Nel suo libro s'incontra più volte il nome dello psicoanalista inglese Bion.
"La psicoanalisi ha avuto il merito di scoprire che la psiche umana non coincide con l'io, ma è un complesso di istanze e processi molteplici che sovrastano la coscienza. Le psicopatologie si originano quando un'istanza psichica abolisce tutte le altre, una specie di colpo di stato. La psicoanalisi ha appunto il compito di restaurare il parlamento e la democrazia interiore tra le componenti psichiche".
I bilanci, per decenni o per anni, possono far pensare forse a quelli amministrativi, che cosa ha caratterizzato, secondo lei, in positivo o in negativo, gli anni novanta?
"E' positivo, secondo me, essere usciti da una cultura ideologica, essersi affrancati da una certa cultura della sinistra che si era consumata in un esercizio derealizzante di mera autocorrezione teorica. E' positiva infine la tendenza a riannodare tradizione e innovazione quale condizione del progresso socioculturale".
Qual è attualmente il ruolo dell'Estetica?
"Secondo me in questi anni l'Estetica illustra quella situazione fondamentale in cui l'uomo si sforza di dare una forma al flusso dell'esperienza e al tempo stesso constata lo scarto irriducibile tra questa forma e la realtà che lo circonda. Che è come dire che il linguaggio è significante solo in rapporto ad una sfera del senso che resta indicibile".
Verso quali orizzonti di ricerca muove ora il suo ínteresse?
"Verso il superamento di quella dicotomia fra la cultura scientifica e quella umanistica originata dal gesto matematico di Galileo e di Newton. Un superamento non da compiere sulla base delle analogie di metodo fra scienza e arte, che è il limite al quale si è fermato Prigogine, ma sulla base di correlazioni più strette e interne, e dunque più floride, quali vengono attuate, per esempio, dalla neurofisiologia evoluzionistica di G. Edelman.
Con chi sente, almeno in Italia, di poter trovare una profonda intesa intellettuale?
"In una varietà di persone: filosofi come Carlo Sini, Remo Bodei, Mauro Ceruti e Pietro Montani, in matematici come Paolo Zellini, poeti come Franco Loi, tutte persone impegnate a cercare nelle rispettive discipline con l'amore indiviso per la vita".
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