FISICA E APPLICAZIONI| Molecole e fotoni per i computer quantistici |
| Nel mondo dei computer si assiste a una frenetica corsa verso l'utilizzazione di componenti
elettronici sempre più piccoli e molto più veloci di quelli attuali. In questa prospettiva i futuri
computer, cosiddetti "quantistici", rappresenteranno il massimo raggiungibile poiché i loro
costituenti, cioè il loro hardware, sarà costituito da molecole o da singole particelle di luce, dette
fotoni.
Computer del genere, con una potenza di calcolo infinitamente superiore rispetto a oggi,
diventeranno una realtà probabilmente entro un decennio. Lo ha dichiarato il professor Anton Zeilinger dell'Università di Vienna, intervenendo al recente convegno sui misteri della meccanica quantistica, svoltosi a Gargnano del Garda, e organizzato dal professor Rodolfo Bonifacio dell'Università di Milano. Zeilinger è il coordinatore del progetto europeo per l'informatica
quantistica, settore per il quale i politici dell'Unione mostrano oggi concreto interesse, dopo l'analogo atteggiamento dei circoli militari americani e britannici.
Mentre ormai si sanno maneggiare chip anche microscopici, sia pure con l'impiego di tecnologie
complesse, è ben più problematico avere a che fare con particelle di materia o di luce, che obbediscono alle leggi strane e ancora misteriose della meccanica quantistica. Fino a poco tempo
fa, la rilevazione di un singolo fotone, o particella di luce, comportava la sua sparizione, o meglio la sua trasformazione in un segnale elettrico. A Gargnano, Serge Haroche, della Scuola Normale
Superiore di Parigi, ha mostrato come si fa ad "accarezzare" e "addomesticare" una singola particella di luce senza distruggerla. La grande sfida, volta a domare le stranezze dei costituenti
elementari della materia utilizzandole in sofisticate tecnologie, vede ora presenti anche gli europei,
mentre in passato erano stati solo spettatori della rivoluzione microelettronica. |