RASSEGNA STAMPA

1 NOVEMBRE 1999
PIETRO GRECO
La Tecnologia alimenta il paranormale
SCIENZIATI IN ALLARME: IN OCCIDENTE CRESCE L'IRRAZIONALISMO
Convegrio per i 10 anni del CICAP, il Centro che si batte contro le "magie"
Gli stessi frutti della scienza e i media oggi aiutano la crisi della ragione
C'era anche lui, il killer, al secolo James Randi, alla festa di compleanno. Il mago ammazzamagie. Il nemico dell'occulto. Il Robin Hood della razionalità. L'uomo che da solo è riuscito, a detta di Isaac Asimov, a minare le solide "fondamenta dell'imponente Castello della Pseudoscienza". James Randi ha dato un saggio, venerdì sera al Teatro Verdi di Padova, delle sue capacità di illusionista. E ha dato un saggio delle sue ancor più straordinarie capacità di individuare i trucchi e gli inganni che si celano dietro i fenomeni presentati come magici, occulti e/o paranormali. Ed è con queste capacità che James Randi ha ottenuto gli applausi più appassionati e restituito le emozioni più intense alle centinaia di "scettici" convenute nella città veneta per festeggiare i primi dieci anni di vita del CICAP, il Comitato Italiano per il Controllo sulle Affermazioni sul Paranormale.
Strana storia, quella del CICAP. Associazione culturale tra le più blasonate e le più osteggiate d'Italia. Quali altre associazioni, infatti, possono vantare tra i loro membri ad Honorem due premi Nobel, Rita Levi Montalcini e Carlo Rubbia, e un pacchetto di garanti scientifici del calibro di Margherita Hack, astrofisica, Silvio Garattini, farmacologo, Tullio Regge, fisico teorico, Giuliano Toraldo di Francia, fisico e filosofo, Aldo Visalberghi, pedagogista?
Ma quale altra associazione culturale così blasonata è stata più osteggiata del CICAP? Non solo e non tanto dai maghi e dalle fattucchiere, che l'hanno definita "la nuova Inquisizione" e l'hanno combattuta apertamente, ma anche e "soprattutto da quegli intellettuali ad essa culturalmente affini che l'hanno considerata con molta sufficienza, perché dedita a lottare contro la superstizione popolare, piuttosto che a "fare" alta cultura?
Ed è forse per tentare di vincere questo muro di indifferenza, che il CICAP ha celebrato il suo decimo compleanno con un convegno dedicato a "Scienza, paranormale e mass media". Individuando un tema di straordinaria attualità, perché entra nel vivo di una delle più grandi e originali ragioni di crisi della cultura occidentale in questo finire di secolo.
Una crisi prodotta dall'intreccio di tre o, forse, quattro componenti. La prima componente è la crescita dell'irrazionalismo di massa. Che ora si alimenta di vecchi principi nutrienti (l'astrologia, l'occultismo, le magie), ora si presenta in nuove forme (pensiamo al variegato fenomeno della new age), Decine di milioni di cittadini, in tutto l'occidente ipertecnologizzato, si sentono attratti da queste spinte irrazionaliste. In ogni epoca la società occidentale ha convissuto con l'irrazionalismo di massa. In genere la povertà delle sue proposte e l'azione di contrasto degli "scettici", hanno impedito che queste forme di irrazionalismo diventassero culturalmente egemoni anche quando riuscivano a coinvolgere strati, più o meno ampi, di intellettuali. L'irrazionalismo di massa è un focolaio di infezione che la società non è mai riuscita a sradicare, ma che ha imparato a tenere sotto controllo.
Tuttavia, oggi, c'è una seconda forma di irrazionalismo che innerva la società, per certi versi originale. E' quella che uno storico della scienza, Gerald Holton, ha definito irrazionalismo di élite. Si tratta di quel filone di pensiero postmodernista che, nella sua critica alla analisi razionale, giunge a negare alla scienza qualsiasi capacità conoscitiva e, quindi, ogni dignità culturale. L'irrazionalismo dei postmodernisti è molto più pericoloso dell'irrazionalismo di massa. Perché si dipana nelle scuole, nelle università. E si propone sulle prime pagine dei giornali. Non come fatti di cronaca. Ma come commenti veri e propri, per mano di celebri e celebrati editorialisti.
Ed eccoci, dunque, al terzo filo dell'irrazionalismo contemporaneo. Quello dei mezzi di comunicazione di massa. Dove un processo di progressiva mercificazione dell'informazione e una rilevante caduta dello spirito critico facilita, in modo più o meno cosciente, l'emergere dei due tipi di irrazionalismo.
Tuttavia c'è un quarto filo che concorre a creare un intreccio pericoloso per quell'approccio razionale alla realtà che caratterizza, da secoli, il pensiero occidentale. Ed è l'affermazione del tecnoscientismo. Ovvero quella fiducia acritica nella capacità salvifiche della tecnica, disaccoppiata dalla comprensione del fenomeno tecnologico, che rischia di diventare una forma nuova e più pericolosa di affermazione del "magico".Come ha ricordato Massimo Polidoro, nella relazione di apertura del convegno, in una società sempre più impregnata di tecnologia come la nostra e sempre più povera di spirito critico, il rischio che nascano nuovi profeti e nuove irrazionalità, si moltiplica enormemente.
L'intreccio, più o meno organico, di questi quattro fili può diventare un pericolo per una cultura basata, anche, sulla ragione. E può creare un ordito in cui l'irrazionalismo diventa egemone. Un piccolo, ma significativo indizio, lo abbiamo avuto di recente negli Usa, nazione leader della scienza contemporanea. Nel piccolo Kansas una commissione di stato è giunta a censurare l'insegnamento nelle scuole di tutte le scienze storiche, dalla biologia evoluzionista alla cosmologia. Non era mai accaduto in occidente, dai tempi di Galileo.
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