RASSEGNA STAMPA

31 OTTOBRE 1999
GIOVANNI SANTAMBROGIO
In rivolta contro la ragione
Franco Ferrarotti, "La verità? È altrove", Donzelli, Roma 1999, pagg. 170, L. 18.000.
Crisi dell'impegno intellettuale, storia del mondo in subbuglio, caduta delle certezze tradizionali. Ecco una delle tante cornici che delimitano la condizione sociale presente. Una realtà che, giorno dopo giorno, offre sfumature nuove tutte da interpretare. Che dire, poi, del fenomeno del pensiero New Age che ha conquistato i salotti, si è fatto largo nella produzione editoriale e occhieggia nelle pubblicità del piccolo schermo?
La fabbrica dei comportamenti di massa nasce sempre in sordina, costruendo opinioni e giudizi con una lentezza che contrasta con la velocità del lavoro quotidiano per poi esplodere all'improvviso. Quel che sembra essere l'imprevedibile, altro non è che la somma di eventi e piccole storie cresciute nel tempo. Gli storici ce lo rammentano spesso, ma i loro moniti si appuntano spesso su fatti troppo lontani per avere un potere di ravvedimento sul presente. Tocca ai sociologi giocare il ruolo di "coscienza critica" che denuncia distorsioni, errori, rischi, cedimenti. Le loro analisi diventano lo specchio che riflette uomini e istituzioni in movimento, nel bene e nel male. Un lavoro controcorrente, un compito scomodo e non sempre ben accolto dai protagonisti. Ma un esercizio di analisi indispensabile. Franco Ferrarotti, decano dei sociologi italiani, sembra aver deciso di non lasciare passare nulla sotto silenzio. Dopo gli studi su Max Weber, su Simmel e sui padri della sociologia, da tempo propone puntuali fotografie delle trasformazioni con particolare attenzione ai costumi italiani. Lo ha fatto con i giovani, con il tema dell'identità, con quello della memoria. Ora con il volume La verità? È altrove (da ieri in libreria e di cui pubblichiamo un breve estratto sulla rivolta contro il razionalismo) Ferrarotti entra nella crisi della ragione e nel dilagante fenomeno New Age, un pensiero debole che si fonda su "un ottimismo adolescenziale" e che fugge "verso la regione indistinta dell'irrespondabilità", che è "incapace di comprendere e confrontarsi con il dramma della scelta con cui il soggetto deve fare i conti. Il suo limite invalicabile consiste nel non riconoscere il dolore e la morte". È il fenomeno più diffuso anche se chi lo vive afferma di non aderirvi. Sì, oltre agli adepti esiste una moltitudine di persone che è new age nei comportamenti, in quelli di lavoro e in quelli affettivi: ovvero adolescente e poco realista.
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