RASSEGNA STAMPA

26 OTTOBRE 1999
IDA DOMINJANNI
POLITICA O QUASI
Filosofi in guerra
Martedì scorso, a proposito dell'affare Mitrokhin, abbiamo parlato di uso pubblico della storia.
Oggi parliamo di uso pubblico della filosofia, espressione coniata su quella precedente da Furio Cerutti nell'ultimo numero della rivista Iride, che propone di ripensare in questa chiave lo scontro tra fautori e oppositori dell'intervento Nato in Kosovo. Iride è una rivista promossa dall'istituto Gramsci toscano e dall'istituto italiano per gli studi filosofici di Napoli, esce tre volte all'anno e ha come sottotitolo "Filosofia e discussione pubblica": cerca infatti di mettere all'opera il laboratorio filosofico contemporaneo su temi e contraddizioni emergenti nelle società di fine secolo (fra gli altri argomenti, la riforma del welfare, la sinistra europea e il liberalismo d'oltreoceano, i dilemmi della bioetica, le trasformazioni del lavoro; fra le altre firme, tutte prestigiose, Veca, Lecaldano, Viano, Galli, Nacci, Pulcini, Cerutti, Vegetti, Rigotti, Bodei, Zolo, Franco, Curi).
Nell'ultimo numero il tema d'apertura è, appunto, la guerra nel Kosovo, e in particolare l'uso degli argomenti "filosofici" portati a favore e contro l'intervento: lo statuto giuridico e politico dei diritti umani, il rapporto fra politica, morale e diritto, la legittimazione delle istituzioni sovranazionali eccetera. Ma se l'esperimento voleva essere quello di "riordinare" il materiale polemico scatenato dalla guerra secondo una griglia teorica, o anche di riattraversare le polemiche vagliando categorie e contraddizioni trasversali ai due schieramenti, non si può dire che sia riuscito: anche Iride risulta, più semplicemente, spaccata fra interventisti e antiinterventisti. E l'articolo di apertura di Furio Cerutti, più che una riflessione sull'uso pubblico della filosofia, è una condanna carica di acredine delle posizioni pacifiste, riflesso delle "ideologie che hanno presieduto alla formazione di generazioni di intellettuali di sinistra, il cui tratto culturale prevalente è il tradizionalismo, ovvero la conservazione di obsolete certezze". In dettaglio, gli "ideologici" pacifisti si sarebbero (ci sarenmmo) macchiati per Cerutti di "antimperialismo ontologico", "pacifismo antistatuale" radicato nell'idea (davvero tanto balzana?) che gli stati non hanno il diritto di disporre delle vite, "pacifismo giuspositivistico ai limiti del cretinismo giuridico". Inutile provare a replicare. Senonché alla fine della sua invettiva Cerutti si spinge ad ascrivere le posizioni antinterventiste alla "preponderanza delle etiche delle convinzioni, con la loro arrogante aria di superiorità moralistica, sulle etiche della responsabilità". E questo è davvero troppo: quale sarebbe l'etica della responsabilità sottostante a un intervento che si è caratterizzato per l'assoluta incapacità di ponderare il rapporto fra mezzi e fini, come non solo l'opposizione pacifista alla guerra ma anche quella "realista" (che Cerutti non considera) ha denunciato?
Di orientamento opposto e di diverso stile l'articolo di Danilo Zolo, a diretto confronto con la posizione interventista di Habermas (che si può rileggere nella raccolta pubblicata da Reset a cura di Giancarlo Bosetti, "L'ultima crociata?", con articoli di Beck, Bobbio, Cassese, De Giovannangeli, Ferrajoli, Habermas, Hobsbawm, Morin, Pizzorno, Sofri, Walzer e dello stesso Zolo). Zolo decostruisce l'argomentazione di Habermas nei suoi presupposti neokantiani e nel suo intento di supportare la vocazione universalistica del diritto moderno occidentale come unica garanzia dei diritti umani e della libertà individuale nel tempo della globalizzazione. E controbatte che "l'uccisione dal cielo di migliaia di innocenti contraddice clamorosamente l'istanza stessa della dottrina dei diritti dell'uomo", e che il cosmopolitismo e il moralismo di Habermas finiscono col fornire "un'ulteriore copertura alla occidentalizzazione ideologica alla occidentalizzazione del mondo e all'espansione dell'economia di mercato, imbonita come portatrice di un ordine giuridico e di una libertà universali".
La storia si ripete, la filosofia pure: come Zolo ricorda, torna attuale il sarcasmo di Hegel contro il cosmopolitismo di Kant ai tempi della Santa Alleanza.
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vedi anche
Filosofia (e) politica