Questa intervista a Peter Sloterdijk, che parzialmente riproduciamo, fa parte di un dossier che esce in esclusiva
sulla rivista on-line CaffèEuropa (www.caffeeuropa.it).
In Italia ancora non è conosciuto e, se qualcuno ne ha
parlato, questo è accaduto a causa di una grossolana
polemica sulla genetica scatenata da una sua conferenza su
Heidegger. In realtà la fama di Peter Sloterdijk è
strettamente collegata a un'opera poderosa che sta
riscuotendo un notevole successo di pubblico in Germania: i
due volumi di Sphären (Sfere), che saranno presto seguiti
da un terzo. Della polemica ha già riferito in Italia Andrea
Tarquini sulla Repubblica, ma della "filosofia delle sfere"
parliamo qui per la prima volta, su CaffèEuropa. Si tratta di
un tentativo ambiziosissimo di creare una nuova cornice
ideologica (anche se Sloterdijk non ama questa parola), di
elaborare una visione generale della storia umana e della
condizione moderna. Le "sfere", le "bolle", i "globi", sono i
contenitori variegati attraverso i quali l'uomo pensa se
stesso nel mondo, alla ricerca di un "involucro" protettivo
che lo "immunizzi" dai pericoli che vengono dall'esterno.
Dalla placenta materna fino al welfare state la parabola
umana è dominata dalla ricerca di sicurezza e comfort. (...)
| Che rapporto c'è tra il programma di Sfere e il suo
precedente lavoro, Critica della ragione cinica? |
"La Critica della ragion cinica è un punto di partenza
relativamente remoto, risale ormai a quindici anni fa. In
questo periodo il mio lavoro si è distanziato sempre più da
un simile progetto di "filosofia della contestazione" ed è
andato verso una sorta di teoria fondamentale di carattere
storico e antropologico. Il progetto di "Sfere" è il tentativo
di partire da una teoria dello spazio su basi psicanalitiche, o
meglio da una teoria dello spazio interiore, per approdare a
una concezione generale del mondo e della storia umana. In
"Sfere" cerco di dimostrare che gli uomini sono esseri che
derivano dall'interno. E' un destino che condividiamo con
gli altri mammiferi. Per questo mi rifaccio innanzi tutto alla
costituzione dell'essere all'interno nella madre".
| E dove porta questo rifarsi alla madre? |
"A differenza degli animali che vengono al mondo in un
nido, i mammiferi approfittano del mecenatismo biologico
che il corpo della madre offre alla propria prole. Per come
è strutturata la memoria umana, noi rimaniamo legati a
quell'utopia biologica che va sotto il termine di "madre" e
pretendiamo quindi che anche al di fuori del corpo della
madre ci venga dato un certo comfort: è per questo che gli
esseri umani sono creature naturalmente portate al lusso.
Parte di questo lusso congenito è rappresentato dal
linguaggio umano, che è sempre più che semplice ricordo,
dalla sessualità umana, che è sempre più che semplice
riproduzione, dall'arte che è sempre più che semplice
affermazione di comunicazione e ritualità".
| E che cosa a che fare questo con le "Sfere"? |
""Sfere" è il tentativo di raccontare la storia umana a partire
di lì, da questo "di più". L'opera è stata concepita come una
trilogia: i primi due volumi sono stati realizzati, il primo ha il
sottotitolo "Bolle" e tratta la teoria dell'intimità, il secondo ha
il sottotitolo "Globi" e tratta l'età della metafisica dal punto
di vista della filosofia europea classica (vale a dire Hegel ed
il suo tentativo di ricostruire il mondo a partire dall'intimità).
Il terzo volume avrà come sottotitolo "Schiuma" e in esso
descriverò un mondo in cui si sono esaurite le possibilità di
interpretare il tutto a partire dall'intimità".
| Perché sono finite le condizioni della metafisica classica? Che cosa è cambiato con la modernità? |
"Il mondo moderno è un mondo in cui l'assoluta esteriorità e
l' estraneità più inquietante hanno preso il sopravvento sulla
familiarità, la vicinanza e l'illusione dell'abitabilità, l'illusione
di essere presso se stessi. Nell'era post-metafisica gli uomini
non possono più costruire il tutto a partire dalla propria
posizione nel mondo, dalla propria esigenza di intimità.
Nella modernità bisogna fare i conti col fatto che da
qualsiasi parte ci voltiamo ci viene incontro l'estraneo. A
differenza di quel che pensava Hegel, non c'è alcuna strada
sicura che ci riporti a casa da questa estraneità".
| Quindi l'uomo contemporaneo, quello della modernità attuale, ha, diciamo così, delle carenze affettive? |
"Le rispondo dicendo che "Sfere" è anche una teoria della
coppia; contiene infatti il tentativo di un'antropologia e di
una psicologia per la diade (gemello), a proposito della
quale io affermo che essa è costitutiva della psiche umana,
sebbene debba venir sviluppata in triade (madre) o
quaternità (padre o altri sconosciuti interni) o "cinquità"
(sconosciuti esterni). Trovo la diade già nel Genesi,
attraverso una interpretazione piuttosto eterodossa.
All'inizio del racconto della creazione ci viene ricordato che
tra Adamo, l'uomo d'argilla, e Dio si era venuto a creare un
rapporto molto particolare, che si potrebbe definire con il
termine di "legame edenico", rappresentato bene anche dal
fiato divino, dal respiro che dà vita. Quel legame si può
leggere anche come coppia, come mitologia fondativa del
rapporto a due.
| E tutto questo che cosa ci dice della coppia contemporanea? |
"La coppia di oggi è immersa in una società individualistica,
dove l'individualismo è, ai miei occhi, nient'altro che un
modo di occultare la diade attraverso un corto circuito
narcisistico: gli uomini nell'età dello specchio e dei media
possono costituire una coppia con se stessi. L'individuo
tipicamente moderno ai miei occhi è un soggetto costituito in
modo da fare coppia da solo, illudendosi così di integrare
se stesso senza ricorrere all'altro".
| Lei si considera un postmodernista? |
"Lo sono naturalmente, se per postmodernista intendiamo la
posizione di chi combatte contro il latente totalitarismo della
metafisica classica. Se il postmoderno è in primo luogo
pluralismo, allora credo di essere dalla parte del
post-moderno. Si tratta di riconoscere il dato di fatto che ci
sono molte diverse modernità, che le diverse culture hanno
elaborato diverse vie d'accesso alla modernità, diversi
linguaggi, per cui è impossibile costruire una piattaforma
sulla quale incontrarsi tutti assieme. Occorre invece che da
questa eterogeneità cresca una cultura del dialogo e del
rispetto della diversità". |