RASSEGNA STAMPA

21 OTTOBRE 1999
NINA FURSTENBERG
L'ULTIMO POSTMODERNO
Peter Sloterdijk La mia vita dentro una sfera
Questa intervista a Peter Sloterdijk, che parzialmente riproduciamo, fa parte di un dossier che esce in esclusiva sulla rivista on-line CaffèEuropa (www.caffeeuropa.it).
In Italia ancora non è conosciuto e, se qualcuno ne ha parlato, questo è accaduto a causa di una grossolana polemica sulla genetica scatenata da una sua conferenza su Heidegger. In realtà la fama di Peter Sloterdijk è strettamente collegata a un'opera poderosa che sta riscuotendo un notevole successo di pubblico in Germania: i due volumi di Sphären (Sfere), che saranno presto seguiti da un terzo. Della polemica ha già riferito in Italia Andrea Tarquini sulla Repubblica, ma della "filosofia delle sfere" parliamo qui per la prima volta, su CaffèEuropa. Si tratta di un tentativo ambiziosissimo di creare una nuova cornice ideologica (anche se Sloterdijk non ama questa parola), di elaborare una visione generale della storia umana e della condizione moderna. Le "sfere", le "bolle", i "globi", sono i contenitori variegati attraverso i quali l'uomo pensa se stesso nel mondo, alla ricerca di un "involucro" protettivo che lo "immunizzi" dai pericoli che vengono dall'esterno.
Dalla placenta materna fino al welfare state la parabola umana è dominata dalla ricerca di sicurezza e comfort. (...)
Che rapporto c'è tra il programma di Sfere e il suo precedente lavoro, Critica della ragione cinica?
"La Critica della ragion cinica è un punto di partenza relativamente remoto, risale ormai a quindici anni fa. In questo periodo il mio lavoro si è distanziato sempre più da un simile progetto di "filosofia della contestazione" ed è andato verso una sorta di teoria fondamentale di carattere storico e antropologico. Il progetto di "Sfere" è il tentativo di partire da una teoria dello spazio su basi psicanalitiche, o meglio da una teoria dello spazio interiore, per approdare a una concezione generale del mondo e della storia umana. In "Sfere" cerco di dimostrare che gli uomini sono esseri che derivano dall'interno. E' un destino che condividiamo con gli altri mammiferi. Per questo mi rifaccio innanzi tutto alla costituzione dell'essere all'interno nella madre".
E dove porta questo rifarsi alla madre?
"A differenza degli animali che vengono al mondo in un nido, i mammiferi approfittano del mecenatismo biologico che il corpo della madre offre alla propria prole. Per come è strutturata la memoria umana, noi rimaniamo legati a quell'utopia biologica che va sotto il termine di "madre" e pretendiamo quindi che anche al di fuori del corpo della madre ci venga dato un certo comfort: è per questo che gli esseri umani sono creature naturalmente portate al lusso.
Parte di questo lusso congenito è rappresentato dal linguaggio umano, che è sempre più che semplice ricordo, dalla sessualità umana, che è sempre più che semplice riproduzione, dall'arte che è sempre più che semplice affermazione di comunicazione e ritualità".
E che cosa a che fare questo con le "Sfere"?
""Sfere" è il tentativo di raccontare la storia umana a partire di lì, da questo "di più". L'opera è stata concepita come una trilogia: i primi due volumi sono stati realizzati, il primo ha il sottotitolo "Bolle" e tratta la teoria dell'intimità, il secondo ha il sottotitolo "Globi" e tratta l'età della metafisica dal punto di vista della filosofia europea classica (vale a dire Hegel ed il suo tentativo di ricostruire il mondo a partire dall'intimità).
Il terzo volume avrà come sottotitolo "Schiuma" e in esso descriverò un mondo in cui si sono esaurite le possibilità di interpretare il tutto a partire dall'intimità".
Perché sono finite le condizioni della metafisica classica? Che cosa è cambiato con la modernità?
"Il mondo moderno è un mondo in cui l'assoluta esteriorità e l' estraneità più inquietante hanno preso il sopravvento sulla familiarità, la vicinanza e l'illusione dell'abitabilità, l'illusione di essere presso se stessi. Nell'era post-metafisica gli uomini non possono più costruire il tutto a partire dalla propria posizione nel mondo, dalla propria esigenza di intimità.
Nella modernità bisogna fare i conti col fatto che da qualsiasi parte ci voltiamo ci viene incontro l'estraneo. A differenza di quel che pensava Hegel, non c'è alcuna strada sicura che ci riporti a casa da questa estraneità".
Quindi l'uomo contemporaneo, quello della modernità attuale, ha, diciamo così, delle carenze affettive?
"Le rispondo dicendo che "Sfere" è anche una teoria della coppia; contiene infatti il tentativo di un'antropologia e di una psicologia per la diade (gemello), a proposito della quale io affermo che essa è costitutiva della psiche umana, sebbene debba venir sviluppata in triade (madre) o quaternità (padre o altri sconosciuti interni) o "cinquità" (sconosciuti esterni). Trovo la diade già nel Genesi, attraverso una interpretazione piuttosto eterodossa.
All'inizio del racconto della creazione ci viene ricordato che tra Adamo, l'uomo d'argilla, e Dio si era venuto a creare un rapporto molto particolare, che si potrebbe definire con il termine di "legame edenico", rappresentato bene anche dal fiato divino, dal respiro che dà vita. Quel legame si può leggere anche come coppia, come mitologia fondativa del rapporto a due.
E tutto questo che cosa ci dice della coppia contemporanea?
"La coppia di oggi è immersa in una società individualistica, dove l'individualismo è, ai miei occhi, nient'altro che un modo di occultare la diade attraverso un corto circuito narcisistico: gli uomini nell'età dello specchio e dei media possono costituire una coppia con se stessi. L'individuo tipicamente moderno ai miei occhi è un soggetto costituito in modo da fare coppia da solo, illudendosi così di integrare se stesso senza ricorrere all'altro".
Lei si considera un postmodernista?
"Lo sono naturalmente, se per postmodernista intendiamo la posizione di chi combatte contro il latente totalitarismo della metafisica classica. Se il postmoderno è in primo luogo pluralismo, allora credo di essere dalla parte del post-moderno. Si tratta di riconoscere il dato di fatto che ci sono molte diverse modernità, che le diverse culture hanno elaborato diverse vie d'accesso alla modernità, diversi linguaggi, per cui è impossibile costruire una piattaforma sulla quale incontrarsi tutti assieme. Occorre invece che da questa eterogeneità cresca una cultura del dialogo e del rispetto della diversità".
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