Bobbio: "In un mondo troppo veloce la vecchiaia
non è più l'età della saggezza"Ieri a Torino i festeggiamenti per i novant'anni del filosofo. Qualche malumore per la prolusione affidata a Massimo Salvadori |
| Il 18 ottobre di dieci anni fa, in questa stessa aula, l'ottantenne Bobbio aveva concluso il suo
discorso paragonandosi all'attore "che viene a congedarsi dal pubblico prima che si spengano
definitivamente le luci". E invece rieccolo, appena un po' più curvo di allora, zoppicante per la
frattura del femore di tre mesi fa. Ma sempre tra noi. "Novant'anni! Stento a crederlo - dice con voce affaticata -. Devo alla dea bendata se mi ha scelto tra mille e mille, dando una ulteriore prova
della sua cecità. Ma devo a voi tutti di avere riaperto il sipario e di avere acceso ancora una volta le luci".
Non c'è un posto libero, nell'aula magna dell'Università di Torino, per la festa di compleanno del
senatore a vita Norberto Bobbio. In prima fila Oscar Luigi Scalfaro, Luciano Violante, Giovanni Agnelli, Leopoldo Elia, il sindaco Castellani. C'è pure la vedova di Pertini, Carla Voltolina, con un casco di capelli rosso Tiziano. E il senato accademico al gran completo, toghe nere e bavaglini di
pizzo bianchi, e i colleghi filosofi, giuristi, scienziati politici.
Tanti gli assenti giustificati: Ciampi, D'Alema, Leone, Cossiga, e ognuno ha mandato il proprio alato messaggio di auguri.
Nicola Mancino ha già fatto il suo dovere questa mattina, andando a rendergli omaggio nella sua casa di via Sacchi.
Certo deve essere imbarazzante, per uno che ha il gusto dell'understatement come Norberto Bobbio (il suo motto è "esagerùma nèn", non esageriamo) ritrovarsi santificato in vita. E senza
neppure un regolare processo di canonizzazione, magari con un esponente della scuola rivale di Renzo De Felice nella parte dell'avvocato del diavolo. E invece niente, soltanto osanna. Non gli
hanno ancora eretto un busto di bronzo accanto al suo Gioele Solari, ma un monumento di carta sì: seicento pagine dal sommesso titolo "Teoria generale della politica", che esce oggi da Einaudi.
Raccoglie scritti editi e inediti degli ultimi trent'anni, a cura di Michelangelo Bovero. Almeno per un
giorno sono tutti bobbiani, anche quelli che militavano sotto altre insegne intellettuali e politiche. E
tra i fedelissimi circola un po' di malumore perché la prolusione è stata affidata a Massimo Salvadori, uno storico che ha ben poco in comune con la scuola di Bobbio. Dietro i convenevoli di
rito già si affilano i coltelli per l'eredità del maestro.
Ma non roviniamogli la festa. E ascoltiamo il panegirico di Giovanni Conso, che di Bobbio è stato
prima discepolo e poi collega nella facoltà di Giurisprudenza. Tre, dice l'ex ministro della giustizia,
sono i temi centrali che hanno segnato l'impegno del filosofo: democrazia, pace e diritti umani.
"Problemi cruciali che non possono conoscere confini" e che per essere affrontati in modo
efficace richiedono "soluzioni di ordine comunitario, inducendo gli Stati a rinunciare nel reciproco
interesse ad almeno qualche po' della loro sovranità".
Poi è il turno di Salvadori: Bobbio, dice, è per natura un pessimista, convinto che "la parte
oscura" della storia abbia prevalso sistematicamente su quella chiara. Un pessimista "vigile",
però, un filosofo militante, che oppone alla sfiducia e alla rassegnazione l'impegno civile.
Ma oggi il festeggiato sembra riconoscersi più che altro nei panni del pessimista senza aggettivi:
"La vecchiaia, si dice, è l'età della saggezza - osserva -. Ormai solo in parte è vero. Il mutamento
della società e dell'ambiente in cui viviamo è così rapido che il vecchio, col suo passo sempre più
lento, non riesce a tenergli dietro". "Sono nato all'inizio del secolo - prosegue Bobbio -. I miei più
lontani ricordi risalgono alla prima guerra mondiale, che ha aperto un'epoca di violenze dell'uomo
sull'uomo senza precedenti. Sono vissuto fino ad affacciarmi alle soglie del nuovo secolo che non
si preannuncia come un'era di pace. Fortunatamente, anche i profeti di sventura qualche volta,
seppur raramente, possono sbagliare". Tanti auguri, professore. E auguri anche a noi. |