RASSEGNA STAMPA

17 OTTOBRE 1999
GIOVANNI REALE
STORIA DELLA METAFISICA
Per la ricerca dell'assoluto
Battista Mondin ripercorre in tre tomi il pensiero occidentale
Lo studio del fondamento dall'antica Grecia a Heidegger
A. Battista Mondin, "Storia della metafisica", Esd, Bologna 1998, 3 voll. rilegati. pagg. 630, 764, 800, L. 120.000(cadauno)
E' uscita per le "Edizioni Studio Domenicano" una Storia della Metafisica di Battista Mondin, in tre densissimi volumi, di oltre duemila pagine complessive, L'opera è curata in modo egregio, e costituisce un contributo veramente cospicuo per colmare, sotto molti aspetti, una grave lacuna.
Come è noto, la "metafisica" è stata considerata per parecchi secoli la regina delle scienze filosofiche, ossia quel tipo di indagine in cui il pensiero umano raggiunge i suoi vertici, affrontando la problematica dell'assoluto. L'opera di Aristotele che porta questo titolo è stata la più studiata e più commentata, e fu considerata per molti secoli un punto di riferimento imprescindibile per chiunque affronti i problemi della filosofia. Le cose sono molto cambiate in età moderna, specialmente dopo Kant, e soprattutto in età contemporanea, in cui si è parlato di "metafisica" come di un discorso privo di senso, o, al più, come di una forma di poesia mancata. Alcuni ritengono addirittura che la filosofia di oggi debba essere una "postmetafisica" in senso radicale.
L'attacco più forte alla metafisica si è avuto nell'ambito del circolo dei Neopositivisti di Vienna, in cui essa veniva considerata il modo tipico del pensare non-scientifico. Un fatto particolare (su cui altre volte ho già avuto modo di richiamare l'attenzione, ma che in relazione all'opera che sto presentando è necessario richiamare) si impone come particolarmente eloquente. I membri del circolo, nel procedimento rigoroso delle loro discussioni, bloccavano certi ragionamenti quando vi coglievano qualcosa di non-scientifico con l'esclamazione "Metafisica!".Questa faceva accapponare la pelle di colui cui era diretta, in quanto era considerata come la più terribile accusa. E poiché accadeva che troppe volte la parola dovesse essere pronunciata, si stabilì per ragioni di economia verbale, di far ricorso solo all'abbreviazione "M!". Ma anche tale riduzione non risultò essere sufficiente, in quanto, anche così monca, la Metafisica continuava a imperversare, e si decise, di conseguenza, di scegliere l'espressione "non-M!", per indicare i ragionamenti o le parti di essi nonché le conclusioni che andavano considerate "scientifiche". E le volte in cui "non-M!" veniva pronunciato risultavano, alla prova dei fatti, assai meno frequenti.
Sarebbe facile dimostrare che la maggior parte di coloro che assumono posizioni antimetafisiche mostrano di avere una parziale o addirittura una falsa concezione della "metafisica". In effetti, la metafisica è un concetto assai più complesso di quanto non si creda, perché ricopre un'area semantica molto vasta, che è ben lungi dall'essere stata adeguatamente esplorata.
Una perfetta conferma di quanto sto dicendo ci viene data da Heidegger, che della metafisica non è certamente un tenero amico; ma proprio per questo le sue affermazioni risultano essere molto credibili. Nel suo bel volume Nietzsche egli precisa che il nome metafisica indica da sempre quei problemi della filosofia che costituiscono il suo compito specifico; di conseguenza, la "metafisica" costituisce il nucleo fondamentale di ciascuna filosofia. Il significato che il termine ha nella comune opinione mantiene ancora, a suo modo, un riflesso di questa caratteristica peculiare, ma in modo ambiguo: "con la denominazione "metafisico" si designa ciò che sta dietro, sullo sfondo, che in qualche modo va al di là di noi, ciò che è inconcepibile. Si usa la parola ora in senso spregiativo - secondo il quale ciò che sta dietro, sullo sfondo, è solo un che di immaginario e in fondo un non senso - ora un senso altamente positivo, secondo il quale la metafisica è l'irraggiungibile ultimo e decisivo. In ogni caso, però, il pensiero si muove nell'indeterminato, nell'insicuro e nell'oscuro. La parola nomina la fine e il confine del pensare e del domandare piuttosto che il loro autentico inizio e il loro spiegamento" (traduzione Volpi).
Heidegger nota, ulteriormente, che la genesi della parola metafisica è singolare, e ancora di più lo è la sua storia e scrive: "Eppure dalla potenza e dal predominio di questa parola, e dalla sua storia, dipende per una parte essenziale la configurazione del mondo spirituale occidentale, e quindi del mondo in generale".
Infine, fa un rilievo che rende ancora più evidente l'importanza della tematica trattata nell'opera che stiamo presentando: "le parole nella storia sono spesso più potenti delle cose e delle azioni. Il fatto che noi in fondo sappiamo ancora ben poco sulla potenza della parola "metafisica" e sulla storia dello spiegamento della sua potenza consente di riconoscere quanto poco ed esteriore sia rimasto il nostro sapere nella storia della filosofia, quanto poco attrezzati noi siamo per un confronto con essa, con le sue posizioni di fondo e con le loro forze unitarie, determinanti".
Con Heidegger possiamo concludere che "metafisica" indica quelle che sono da considerare le domande di fondo della filosofia: "essendo molte, esse vengono giudicate da un'unica domanda: in quanto incluse in quest'ultima esse sono in verità una sola domanda".
Gustavo Bontadini, procedendo su questa linea, affermava ripetutamente (e cercava di dimostrare in modo analitico) che ogni filosofia (lo sappia e no) è nel suo fondo una metafisica in positivo o in negativo, e che se non fosse tale (ossia metafisica o antimetafisica), non sarebbe nemmeno filosofia (sarebbe un altro tipo di sapere).
Così stando le cose, il lettore avrà ben compreso che una Storia della Metafisica è, in realtà, una storia della filosofia occidentale dai Presocratici ai giorni nostri, vista da una particolare angolazione, ossia nelle sue domande di fondo. E, per i motivi che abbiamo spiegato, lo è anche là dove viene messo in atto un programma che vorrebbe avere come scopo la "dissoluzione" della metafisica stessa.
Da un certo punto di vista, la storia della metafisica occidentale potrebbe essere vista come una storia di Aristotele e dei suoi influssi; dall'altro (e a nostro giudizio a maggio ragione) come una storia d Platonismo, in quanto Aristotele dipende in larga misura da Platone. E con la storia degli influssi della metafisica platonica si giunge fino ai nostri giorni. Hans George Gadamer scrive: "Veramente si potrebbe scrivere una storia della metafisica come una storia del platonismo. Le sue stazioni sarebbero Plotino e Agostino, Meister Eckhart e Niccolò da Cusa, Leibniz, Kant e Hegel, il che vuol dire per tutti quegli sforzi di pensiero dell'Occidente il cui questionare va oltre la dottrina della sostanza della tradizione metafisica. Il primo platonico in questa serie sarebbe nientemeno che lo stesso Aristotele. Rende concepibile tutto ciò, e in contro la stessa istanza della critica aristotelica alla dottrina delle Idee, come contro la metafisica della sostanza della tradizione, sarebbe scopo dei miei studi su questo campo, ma non mi troverei solo, però: c'è già stato Hegel (traduzione Dottori).
In altri termini: anche il critico della metafisica tradizionale (della sostanza) è un metafisico. Kant, il primo dei più grandi critici della metafisica intesa come scienza, scriveva: "ho il destino di essere un innamorato della metafisica". Hegel stesso nella sua Logica affermava: "Mentre la scienza e l'ordinario intelletto si davano così la mano per lavorare alla distruzione della metafisica, parve prodursi il singolare spettacolo di un popolo civile senza metafisica, simile a un tempio riccamente ornato, ma privo di santuario".
Mondin fra le molte definizioni che sono state fornite della metafisica, a giusta ragione dà preminenza alla seguente: "la metafisica è la ricerca del fondamento, ossia di ciò che spiega esaustivamente, conclusivamente e definitivamente il reale, tutto il reale. Perciò ... la metafisica va definita come ricerca delle cause ultime o del principio primo". Come diceva Wittgenstein bisogna prendere coscienza che "questo mondo non è tutto"; la problematica intorno alla necessità di oltrepassare la contingenza di questo mondo per cogliere la sua origine e il suo fondamento costituisce dunque del prometafisico. Mondin cita giustamente questo passo di Berger, che contiene un messaggio emblematico: "La negazione della metafisica viene a coincidere con il trionfo della banalità(... ). Sia in pratica che in teoria la vita umana ottiene le sue espressioni più alte quando raggiunge l'estasi: e con questo termine io non voglio alludere alle esperienze dei mistici, ma a ogni esperienza che si sollevi dalla pedissequa realtà della vita ordinaria, a ogni apertura a quel mistero che ci circonda da ogni parte".
Il primo volume dell'opera di Mondin riguarda il pensiero antico dai Presocratici a Procolo e ai commentatori di Aristotele, e presenta la problematica di fondo di questa epoca come di carattere "cosmocentrico" (o "fisiocentrico"). Il secondo volume è incentrato sul Medio Evo: parte dal pensiero cristiano tardoantico per giungere al XIV secolo con Meister Eckhart, e presenta come "teocentrico" il fulcro della problematica di fondo di questo periodo. Il terzo volume va dall'Umanesimo ai giorni nostri e presenta la problematica metafisica di questo periodo come "antropocentrica". Queste distinzioni, naturalmente, vengono ben suddistinte in articolazioni interne, e vengono puntualizzate le loro differenze anche cospicue (per esempio, l'autore mostra di avere perfetta conoscenza della differenziazione nell'ambito della metafisica antica dell'"ontologia" - o metafisica dell'essere - dalla "henologia" - o metafisica dell'Uno -, e ne fornisce adeguata documentazione).
L'opera è scritta con uno stile lucido e penetrante. Nella maggior parte dei casi l'autore Mostra adeguata conoscenza non solo della letteratura primaria, ma anche delle più significative opere di quella secondaria.
Tracciando le conclusioni alla fine del terzo volume, dopo aver preso atto della misura in cui anche nel secolo XX la metafisica abbia dato precisi segni di vita, che non sono affatto di scarso rilievo, Mondin scrive: "In realtà, la metafisica è indistruttibile e lo è perché è l'unica forma di sapere umano che può affrontare i problemi ultimi. D'altronde, se si distrugge la metafisica non si distrugge soltanto una delle parti più alte e preziose del patrimonio culturale dell'umanità, ma si priva l'uomo di un anello essenziale del mondo conoscitivo: l'anello che collega la conoscenza scientifica alla conoscenza religiosa, la scienza alla religione. Solo una conoscenza che già penetra, come fa la metafisica, nel mondo trascendente, può fungere da ponte tra la conoscenza di questo mondo e la conoscenza dell'altro mondo, e tra ciò che la ragione umana riesce a conoscere con le proprie forze e ciò che riceve in dono dalla divina rivelazione. Solo la metafisica è in grado di fornire una giustificazione razionale della religione(..).Con la postmodernità spunterà una nuova civiltà soltanto quando l'umanità riuscirà a trovare a livello planetario una nuova piattaforma di valori assoluti.
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