Per capire le parole della politica bisogna fare un po' di StoriaUna collana divulgativa che offre al cittadino un aggiornamento sistematico, ma a volte cade nello specialismo degli accademici COSTITUZIONE, STATO, LIBERTA, RAPPRESENTANZA: LE PRIME QUATTRO VOCI Di UN "LESSICO, CURATO DA CARLO GALLI CHE VORREBBE AIUTARCI AD USCIRE DA GERGHI E ASTRATTEZZE |
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| Aa.Vv. "Lessico della politica. Libertà, Costituzione, Stato, Rappresentanza", Il Mulino, pp. 150- 180, L. 18.000 ciascuno | I quattro volumi del "Lessico della politica" curato da Carlo Galli offrono al lettore che vuole intendere i significati delle parole della politica la possibilità di un'esperienza intellettuale che può essere descritta come viaggio in un paesaggio ricco di luoghi e cose notevoli collegati fra loro da molteplici strade, alcune delle quali poco frequentate o abbandonate. Ciascun volume permette di vedere da vicino le concezioni più importanti della Costituzione, della libertà, della rappresentanza e dello Stato che sono state elaborate nel corso dei secoli, e individuare le continuità e le innovazioni che caratterizzano la storia dei concetti politici. Chi poi legga più di un volume, può identificare interessanti connessioni che sono storicamente esistite, per menzionare gli esempi più ovvi, tra libertà e Costituzione, Costituzione e rappresentanza e altre ancora.
Nonostante le differenze di impostazione metodologica e di stile di scrittura che caratterizzano i singoli volumi, il nuovo "Lessico" pare distinguersi per la scelta di trattare i concetti della politica in una prospettiva storica che ricostruisce il modo in cui un determinato concetto politico è stato usato nei diversi contesti storici e intellettuali anziché procedere per via teorica o analitica, ovvero investigare i diversi significati che il concetto in esame ha nel linguaggio corrente (o, per i più euforici, ha per sua natura).
La prospettiva storica, lo sottolinea Maurizio Fioravanti nel volume Costituzione, permette di mettere in risalto "una pluralità di vicende con la pretesa di restituire a ciascuna di esse il significato che deriva dalla loro appartenenza al proprio rispettivo tempo storico, con la propria specificità ed originalità". Essa mette
inoltre al riparo dalla tentazione di interpretare la storia dei concetti politici come grandi narrazioni unitarie e lineari che si svolgono dalle radici antiche fino alle acquisizioni moderne. Infine, e a mio parere si tratta di uno dei pregi maggiori dell'impostazione storica, ricostruire la pluralità dei concetti politici che sono stati forgiati in epoche lontane può, come spiega Mauro Barberis nel volume Libertà "accrescere per contrasto la consapevolezza dei nostri stessi impieghi del termine", e addirittura potremmo trovare nelle concezioni del passato, è un suggerimento di Maurizio Fioravanti, soluzioni più "attuali" di quelle che tengono banco nelle discussioni contemporanee.
Anche se il nuovo "Lessico", a giudicare dai volumi usciti, ha un'impostazione storica, i volumi pubblicati non contengono solo storia ma anche importanti considerazioni di carattere comparativo che mettono in risalto le "catene causali", come le chiama Barberis, che legano le diverse concettualizzazioní, quale, ad esempio, la complessa catena che collega l'eleutheria greca alla libertas romana e l'una e l'altra alla libertà moderna.
Accanto alle considerazioni comparative il lettore può trovare una ricca e variegata messe di riflessioni di carattere squisitamente teorico, come quelle, per restare in tema di libertà in chiusura del volume di Barberis, dove si legge che qualsiasi concezione attendibile della libertà comporta sempre "il riferimento sia a una situazione in cui vi siano già delle regole (dunque qualcosa di ben diverso dall'inconcepibile libertà 'naturale'), sia all'immunità o all'esenzione da queste regole".0 come l'interessante giudizio di Fioravanti che sottolinea che "nella formula contemporanea della democrazia costituzionale sembra invece essere contenuta l'aspirazione a un giusto equilibrio tra il principio democratico (...) e l'idea, insita in tutta la tradizione costituzionalistica, dei limiti della politica, da fissare mediante la forza normativa della Costituzione e in particolare attraverso il controllo dì costituzionalità, sempre più determinante nell'ambito delle democrazie odierne".O ancora le considerazioni di Bruno Accarino sulla Rappresentanza, in polemica contro l'idea della "rappresentanza di gruppo" e quelle di Pier Paolo Portinaro, nel volume dedicato allo Stato, sulla difficoltà dì superare il "problema dell'eccesso di astrattezza di cui soffrono oggi gli Stati occidentali agli occhi delle cittadinanze" per mezzo della "rinazionalizzazione delle politiche" o rinviando ad un "ordinamento burocratico sovranazionale".
In alcuni volumi, ad esempio in quello di Bruno Accarino, il metodo storico lascia il posto alla trattazione prevalentemente teorica. Una scelta ovviamente del tutto lecita ma che credo sia poco coerente con le finalità di un "Lessico". E ancor meno coerente è il troppo frequente ricorso (minimo in alcuni volumi, ridondante in altri) ad espressioni oscure (almeno per me) proprie del linguaggio accademico. Un "Lessico" dovrebbe avere il fine di permettere ai non specialisti della materia, o a chi inizia lo studio della materia, di intendere i significati dei termini. Per assolvere tale compito credo sia necessario che gli autori usino un linguaggio terso, il più possibile vicino al linguaggio comune, e lascino le espressioni gergali per altre occasioni. |