RASSEGNA STAMPA

12 OTTOBRE 1999
LUCIANA SICA
UN LIBRO SUL SADOMASOCHISMO
Ma che noia il sesso dei perversi
Franco De Masi, "La perversione sadomasochistica", Bollati Boringhieri, pagg. 174, lire 35.000
Che siamo tutti, "in fondo", un po' perversi è una di quelle parziali verità in tutto simile a un luogo comune, così come l'idea un po' stravagante - e ripetuta con tanto trasgressivo compiacimento in anni privi di erotismo - che il sesso spinto all' estremo sia diventato la normalità.
Roland Barthes, che più di vent'anni fa - eravamo nel '77 - evocava l'oscenità del discorso amoroso, non si stupirebbe di fronte a tanto chiacchiericcio e a tanto fastidioso abuso della parola perversione. Se l'innamoramento è una malattia da cui guarire rapidamente, se - per dirla con Céline che l'aveva capito per tempo - "l'amore è l'infinito alla portata dei barboncini", se la relazione non sta più in piedi, malamente sorretta da un desiderio fragile, incapace di applicarsi nel tempo a uno stesso oggetto, la tentazione a un uso più spregiudicato del corpo può essere una scorciatoia per arginare il sentimento del vuoto.
Questa divaricazione tra vita affettiva e vita erotica, senz'altro diffusa, non ha però nulla a che fare con una perversione sessuale strutturata, che è una patologia molto seria - così come la tristezza è totalmente estranea alla depressione, altra parola passe-partout per alludere a ogni generico stato di mestizia in un mondo che ci vorrebbe sempre in forma smagliante.
La perversione sadomasochistica (Bollati Boringhieri, pagg.
174, lire 35.000) è un libro caratterizzato da una sua originalità fors'anche irritante, sfidando apertamente mitologie e stereotipi della stessa letteratura psicoanalitica che da sempre ha al suo centro la riflessione sulla libido, e quindi da sempre si occupa anche di certe espressioni gravemente disturbate della sessualità.
L'autore è Franco De Masi, "didatta" a Milano della Società freudiana, che nel suo saggio intanto dà conto degli orientamenti prevalenti nel mondo psicoanalitico - assai meno rocciosamente monolitico di quanto ancora si tenda a credere. In principio c'è il maestro viennese, ma le sue intuizioni (geniali) non procedono in modo così univoco e lineare: e allora c'è il primo Freud dei Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), dove la perversione viene pensata come un epifenomeno della sessualità infantile, e il secondo Freud degli anni Venti, che "scopre" la pulsione di morte - contrapposta alla pulsione di vita -, una specie di distruttività "originaria", di cui la perversione sessuale diventa una delle tante possibili espressioni.
Se in principio c'è Freud - e la sua tendenza a non integrare formulazioni vecchie e nuove - dopo di lui sfilano, nel corso del Novecento, autori di prim'ordine, dalla Klein naturalmente a Meltzer e Rosenfeld, da Winnicott a Masud Khan, da Kohut a Goldberg, alla Chasseguet-Smirgel. Fino a sviluppi più recenti e imprevedibili, come l'idea - brillante - della perversione realizzata nella routine domestica, secondo una costruzione vistosamente letteraria della Kaplan.
Rispetto a Freud, la discontinuità più radicale è proprio quella iniziale di Melanie Klein, che - com'è noto - non rompe mai con lui, pur rovesciandone spesso l'impostazione: se per Freud è la sessualità che organizza la psiche, per la Klein è esattamente il contrario, è la psiche che organizza il tipo di sessualità: un'espressione, dunque, del mondo interno. Il perverso non è più l' eterno bambino dalla sessualità polimorfa, ma è l'ex bambino mosso da uno stato mentale eccitato dall'odio cieco piuttosto che dall'amore.
Franco De Masi, che si può definire senz'altro un analista post-kleiniano, fa un ulteriore passo in avanti presentando La perversione sadomasochistica come totalmente antirelazionale e antierotica. La sua è una teoria che sottrae ogni eventuale fascino ai perversi, che ne fa degli esseri mortiferi e noiosissimi nella loro agghiacciante ripetitività sessuale. Abbiamo rivolto alcune domande all'autore di questo saggio, dall'argomento scabroso, trattato sempre con rigore. Ecco la sintesi della nostra conversazione.
Dottor De Masi, si pensa al perverso come a un antitenero incapace di amore, mosso dall'odio e dalla crudeltà... E invece lei ce lo descrive come un essere abitato dalla banalità del Male, da un desolante senso di morte che produce semplicemente indifferenza, assenza di qualsiasi passione o sentimento...
"Non c'è sentimento nella perversione sadomasochistica, non c'è eros e neppure odio, c'è una follia a due che si poggia su una venerazione delirante per il potere e per la violenza con cui lo si esercita, una follia che ha bisogno di un partner complementare e simmetrico, capace di soddisfare il desiderio di dominio o di asservimento, di controllo o di sudditanza... Nel sadomasochismo, il piacere è sempre funzione del potere, rientra in una logica di potere che nullifica la relazione e quindi gli affetti".
Se è questa la giusta chiave di lettura, che ne è dell'immagine del perverso inchiodato alla sessualità pregenitale dell'infanzia?
"Non considero la perversione sadomasochistica come l'accentuazione patologica di alcune componenti pulsionali infantili, ma come uno sviluppo distorto non solo della sessualità ma dell'intera organizzazione della personalità e della struttura psichica. E' un ritiro precoce dalla realtà e dalla relazione con il mondo attraverso la produzione di stati psichici sessualizzati".
In che senso? Vuole dire che la fantasia perversa si afferma comunque nell'infanzia?
"Sì, i perversi sono stati bambini carenziati, isolati o iperstimolati, chiusi in un mondo immaginario, attratti dal piacere sensuale masturbatorio che la loro fantasia produceva di continuo. Quel ritiro sessualizzato ha impedito lo sviluppo psicoemotivo, ha determinato la condizione mentale che impedisce ogni evoluzione verso altri tipi di relazioni amorose, ha costituito la difesa distruttiva che realizza un continuo deterioramento della psiche, intrappolata nella ricerca di un piacere drogato".
Può fare qualche esempio che derivi dalla sua osservazione clinica?
"Per ovvi motivi di riservatezza, mi è difficile riportare degli esempi che riguardano la mia esperienza terapeutica. Posso dire però che una delle fantasie più frequenti, da parte di un bambino che si candida alla perversione sadomasochistica, è quella di individuare un animale schiavo che fa tutto quello che lui vuole. Nel momento in cui l'animale è esausto, si scatena il piacere sessuale mentale".
Si può dire allora che i perversi si caratterizzano per una straordinaria capacità di raggiungere stati orgasmici della mente?
"Certamente i perversi dipendono da uno stato mentale speciale, da una fabbrica di continue fantasie sessuali. E' il motivo per cui il nucleo delle perversioni prescinde dalla relazione: il partner infatti deve limitarsi a "teatralizzare" la fantasia prepensata, assecondando tutti i passaggi rituali di una messa sacra che non ammette slanci, spontaneità, improvvisazioni... Tutto viene architettato dalla mente; anche se due persone sono coinvolte in una modalità "pulsionale" intensa, si tratta dell'invenzione di una sola persona, dello stato masturbatorio di una sola mente".
C'è un'ampia letteratura psicoanalitica che considera la perversione come l'esito di una separazione fallita dalla figura materna. In altre parole, è la solita tiritera colpevolizzante che si può tradurre così: attente mamme, non idoleggiate troppo i vostri figli (maschi), non fatene dei "bambini-sposi", altrimenti saranno guai... Lei che ne pensa?
"Penso, ovviamente, che la figura materna sia estremamente importante, ma nel nostro caso una personalità perversa può essere incoraggiata da una madre anaffettiva, distaccata mentalmente, non da una madre erotizzante, seduttiva. E' la madre poco empatica che può far sviluppare un narcisismo distruttivo, quel bisogno di trionfo del Sé che caratterizza la "cellula" sadomasochistica".
L'impressione - forse sbagliata, senz' altro irriverente - che si ricava dalla lettura del suo libro è che, in questo campo come in altri, la psicoanalisi abbia prodotto una serie di congetture brillanti ma alla fine poco convincenti. In fondo, che cosa sappiamo del perché ognuno di noi sceglie quel particolare oggetto di desiderio, e non un altro?
"Ne sappiamo ancora molto poco, ed è quello che scrivo nel mio libro... Sebbene la psicoanalisi, sin dalle sue origini, abbia dato un'enorme importanza alla sessualità, tanto da fondarvi una teoria dello sviluppo umano, anche gli analisti - al pari di altri studiosi - si trovano nella condizione di non poter penetrare più a fondo la sua intima essenza. Se, ad esempio, fossimo più vicini a capire le radici della diversità delle componenti psichiche e immaginative nella sessualità femminile e maschile normale, forse ci avvicineremmo di un poco anche alla comprensione della perversione, il cui mistero rimanda a quello altrettanto insondabile del desiderio e della scelta dell'oggetto sessuale".
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