UN LIBRO SUL SADOMASOCHISMO| Ma che noia il sesso dei perversi |
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| Franco De Masi, "La perversione sadomasochistica", Bollati Boringhieri, pagg.
174, lire 35.000 | Che siamo tutti, "in fondo", un po' perversi è una di quelle
parziali verità in tutto simile a un luogo comune, così come
l'idea un po' stravagante - e ripetuta con tanto trasgressivo
compiacimento in anni privi di erotismo - che il sesso spinto
all' estremo sia diventato la normalità.
Roland Barthes, che più di vent'anni fa - eravamo nel '77 -
evocava l'oscenità del discorso amoroso, non si stupirebbe
di fronte a tanto chiacchiericcio e a tanto fastidioso abuso
della parola perversione. Se l'innamoramento è una malattia
da cui guarire rapidamente, se - per dirla con Céline che
l'aveva capito per tempo - "l'amore è l'infinito alla portata
dei barboncini", se la relazione non sta più in piedi,
malamente sorretta da un desiderio fragile, incapace di
applicarsi nel tempo a uno stesso oggetto, la tentazione a un
uso più spregiudicato del corpo può essere una scorciatoia
per arginare il sentimento del vuoto.
Questa divaricazione tra vita affettiva e vita erotica,
senz'altro diffusa, non ha però nulla a che fare con una
perversione sessuale strutturata, che è una patologia molto
seria - così come la tristezza è totalmente estranea alla
depressione, altra parola passe-partout per alludere a ogni
generico stato di mestizia in un mondo che ci vorrebbe
sempre in forma smagliante.
La perversione sadomasochistica (Bollati Boringhieri, pagg.
174, lire 35.000) è un libro caratterizzato da una sua
originalità fors'anche irritante, sfidando apertamente
mitologie e stereotipi della stessa letteratura psicoanalitica
che da sempre ha al suo centro la riflessione sulla libido, e
quindi da sempre si occupa anche di certe espressioni
gravemente disturbate della sessualità.
L'autore è Franco De Masi, "didatta" a Milano della
Società freudiana, che nel suo saggio intanto dà conto degli
orientamenti prevalenti nel mondo psicoanalitico - assai
meno rocciosamente monolitico di quanto ancora si tenda a
credere. In principio c'è il maestro viennese, ma le sue
intuizioni (geniali) non procedono in modo così univoco e
lineare: e allora c'è il primo Freud dei Tre saggi sulla teoria
sessuale (1905), dove la perversione viene pensata come
un epifenomeno della sessualità infantile, e il secondo Freud
degli anni Venti, che "scopre" la pulsione di morte -
contrapposta alla pulsione di vita -, una specie di
distruttività "originaria", di cui la perversione sessuale
diventa una delle tante possibili espressioni.
Se in principio c'è Freud - e la sua tendenza a non integrare
formulazioni vecchie e nuove - dopo di lui sfilano, nel corso
del Novecento, autori di prim'ordine, dalla Klein
naturalmente a Meltzer e Rosenfeld, da Winnicott a
Masud Khan, da Kohut a Goldberg, alla Chasseguet-Smirgel. Fino
a sviluppi più recenti e imprevedibili, come l'idea - brillante -
della perversione realizzata nella routine domestica,
secondo una costruzione vistosamente letteraria della
Kaplan.
Rispetto a Freud, la discontinuità più radicale è proprio
quella iniziale di Melanie Klein, che - com'è noto - non
rompe mai con lui, pur rovesciandone spesso
l'impostazione: se per Freud è la sessualità che organizza la
psiche, per la Klein è esattamente il contrario, è la psiche
che organizza il tipo di sessualità: un'espressione, dunque,
del mondo interno. Il perverso non è più l' eterno bambino
dalla sessualità polimorfa, ma è l'ex bambino mosso da uno
stato mentale eccitato dall'odio cieco piuttosto che
dall'amore.
Franco De Masi, che si può definire senz'altro un analista
post-kleiniano, fa un ulteriore passo in avanti presentando
La perversione sadomasochistica come totalmente
antirelazionale e antierotica. La sua è una teoria che sottrae
ogni eventuale fascino ai perversi, che ne fa degli esseri
mortiferi e noiosissimi nella loro agghiacciante ripetitività
sessuale. Abbiamo rivolto alcune domande all'autore di
questo saggio, dall'argomento scabroso, trattato sempre
con rigore. Ecco la sintesi della nostra conversazione.
| Dottor De Masi, si pensa al perverso come a un antitenero
incapace di amore, mosso dall'odio e dalla crudeltà... E
invece lei ce lo descrive come un essere abitato dalla
banalità del Male, da un desolante senso di morte che
produce semplicemente indifferenza, assenza di qualsiasi
passione o sentimento... |
"Non c'è sentimento nella perversione sadomasochistica,
non c'è eros e neppure odio, c'è una follia a due che si
poggia su una venerazione delirante per il potere e per la
violenza con cui lo si esercita, una follia che ha bisogno di
un partner complementare e simmetrico, capace di
soddisfare il desiderio di dominio o di asservimento, di
controllo o di sudditanza... Nel sadomasochismo, il piacere
è sempre funzione del potere, rientra in una logica di potere
che nullifica la relazione e quindi gli affetti".
| Se è questa la giusta chiave di lettura, che ne è
dell'immagine del perverso inchiodato alla sessualità
pregenitale dell'infanzia? |
"Non considero la perversione sadomasochistica come
l'accentuazione patologica di alcune componenti pulsionali
infantili, ma come uno sviluppo distorto non solo della
sessualità ma dell'intera organizzazione della personalità e
della struttura psichica. E' un ritiro precoce dalla realtà e
dalla relazione con il mondo attraverso la produzione di stati
psichici sessualizzati".
| In che senso? Vuole dire che la fantasia perversa si afferma
comunque nell'infanzia? |
"Sì, i perversi sono stati bambini carenziati, isolati o
iperstimolati, chiusi in un mondo immaginario, attratti dal
piacere sensuale masturbatorio che la loro fantasia
produceva di continuo. Quel ritiro sessualizzato ha impedito
lo sviluppo psicoemotivo, ha determinato la condizione
mentale che impedisce ogni evoluzione verso altri tipi di
relazioni amorose, ha costituito la difesa distruttiva che
realizza un continuo deterioramento della psiche,
intrappolata nella ricerca di un piacere drogato".
| Può fare qualche esempio che derivi dalla sua osservazione
clinica? |
"Per ovvi motivi di riservatezza, mi è difficile riportare degli
esempi che riguardano la mia esperienza terapeutica. Posso
dire però che una delle fantasie più frequenti, da parte di un
bambino che si candida alla perversione sadomasochistica,
è quella di individuare un animale schiavo che fa tutto quello
che lui vuole. Nel momento in cui l'animale è esausto, si
scatena il piacere sessuale mentale".
| Si può dire allora che i perversi si caratterizzano per una
straordinaria capacità di raggiungere stati orgasmici della
mente? |
"Certamente i perversi dipendono da uno stato mentale
speciale, da una fabbrica di continue fantasie sessuali. E' il
motivo per cui il nucleo delle perversioni prescinde dalla
relazione: il partner infatti deve limitarsi a "teatralizzare" la
fantasia prepensata, assecondando tutti i passaggi rituali di
una messa sacra che non ammette slanci, spontaneità,
improvvisazioni... Tutto viene architettato dalla mente;
anche se due persone sono coinvolte in una modalità
"pulsionale" intensa, si tratta dell'invenzione di una sola
persona, dello stato masturbatorio di una sola mente".
| C'è un'ampia letteratura psicoanalitica che considera la
perversione come l'esito di una separazione fallita dalla
figura materna. In altre parole, è la solita tiritera
colpevolizzante che si può tradurre così: attente mamme,
non idoleggiate troppo i vostri figli (maschi), non fatene dei
"bambini-sposi", altrimenti saranno guai... Lei che ne pensa? |
"Penso, ovviamente, che la figura materna sia estremamente
importante, ma nel nostro caso una personalità perversa
può essere incoraggiata da una madre anaffettiva, distaccata
mentalmente, non da una madre erotizzante, seduttiva. E' la
madre poco empatica che può far sviluppare un narcisismo
distruttivo, quel bisogno di trionfo del Sé che caratterizza la
"cellula" sadomasochistica".
| L'impressione - forse sbagliata, senz' altro irriverente - che
si ricava dalla lettura del suo libro è che, in questo campo
come in altri, la psicoanalisi abbia prodotto una serie di
congetture brillanti ma alla fine poco convincenti. In fondo,
che cosa sappiamo del perché ognuno di noi sceglie quel
particolare oggetto di desiderio, e non un altro? |
"Ne sappiamo ancora molto poco, ed è quello che scrivo
nel mio libro... Sebbene la psicoanalisi, sin dalle sue origini,
abbia dato un'enorme importanza alla sessualità, tanto da
fondarvi una teoria dello sviluppo umano, anche gli analisti -
al pari di altri studiosi - si trovano nella condizione di non
poter penetrare più a fondo la sua intima essenza. Se, ad
esempio, fossimo più vicini a capire le radici della diversità
delle componenti psichiche e immaginative nella sessualità
femminile e maschile normale, forse ci avvicineremmo di un
poco anche alla comprensione della perversione, il cui
mistero rimanda a quello altrettanto insondabile del
desiderio e della scelta dell'oggetto sessuale". |