Drewermann giù dal lettinoL'opera del sacerdote-terapeuta tedesco al vaglio della scienza: cosa resta? Parla lo psichiatra Pavesi Metodo poco rigoroso, campione insufficiente, casistica mutuata da
Hermann Hesse o da "Uccelli di rovo"... Un esperto svizzero critica dal punto
di vista medico la diagnosi del clero cattolico tracciata nei suoi libri dal
discusso teologo di Paderborn "Il celibato e l'obbedienza creano nevrosi? In realtà i pastori protestanti sposati sono più stressati dei preti" |
| Ha messo lo psicanalista sul lettino e gli ha fatto una brutta diagnosi: metodo poco
scientifico, uso di un campione insufficiente, casistica mutuata da romanzi e da film...
Ce n'è quanto basta per bocciare qualunque principiante di Freud. Se però il
soggetto dell'analisi è - per una volta - colui che più spietatamente ha voluto
psicanalizzare la Chiesa cattolica e i suoi ministri, ovvero il teologo tedesco Eugen
Drewermann, allora la curiosità aumenta. Perché Drewermann, in questi giorni in
Italia per presentare il suo ultimo lavoro su Guerra e cristianesimo. La spirale
dell'angoscia, è sì un personaggio - oltre che molto applaudito, come dicono i
milioni di copie delle sue opere - anche molto contestato: da teologi, esegeti e
gerarchie. Ma finora non risulta che nessuno, almeno in Italia, lo abbia attaccato sul
suo stesso campo: ovvero quello della psicoanalisi che egli pretende di aver
applicato alle scienze sacre.
Lo fa ora, con precisione e understatement tutti svizzeri, il dottor Ermanno Pavesi,
savonese di origini ma attualmente medico psichiatra nella clinica cantonale di
Argovia nonché docente in un paio di università tra Elvezia e Germania. Pavesi ha
appena stampato, per l'editrice Cristianità (c.p. 185, Piacenza), il volume Follia
della croce o nevrosi? in cui riprende un suo studio già apparso in tedesco e critica
minuziosamente (ma senza acrimonia e usando solo argomenti scientifici) il più
famoso libro di Drewermann, Funzionari di Dio. Psicogramma di un ideale:
quello in cui il sacerdote tedesco, già interdetto dall'insegnamento dalle autorità
cattoliche, configura la religione come fattore psicogeno permanente e la Chiesa
come una grande macchina repressiva.
| Dottor Pavesi, lei accusa Drewermann di numerosi errori metodologici. Ci
dica quali. |
"Dal punto di vista scientifico esiste un problema di sicurezza della diagnosi
psicanalitica: negli ultimi anni si fatti molti progressi per formulare criteri oggettivi
nella psichiatria, ma Drewermann non ne tiene assolutamente conto. Per esempio,
nelle 900 pagine dei Funzionari di Dio, il materiale clinico esposto è molto scarso, i
casi citati pochissimi e poco significativi. Per contro, ci sono esempi presi dalla
letteratura (Zola, Hesse, persino Uccelli di rovo o il film L'ultima tentazione di
Cristo), ma trattati in modo non sistematico. E su questo materiale Drewermann
pretende di costruire uno "psicogramma", ovvero il modello autentico dell'inconscio
del clero: come fare un libro storico sui pellerossa basandosi sui film di John
Wayne... Il valore scientifico dell'opera è pertanto estremamente basso".
| Lei vi individua anche numerose contraddizioni. Per esempio l'esaltazione
dell'esempio protestante, con Lutero "psico-igiene del cristianesimo". |
"Drewermann parte dalla concezione della religione come patologia e dà per
scontato che certi elementi tradizionali debbano avere necessariamente un effetto
negativo. Ma - mentre lui sostiene che nel clero cattolico i problemi psichici sono
dati dall'obbedienza al Papa e dal celibato come repressione dell'amore -, esistono
colleghi protestanti che formulano le stesse diagnosi per la loro Chiesa: in Germania i fedeli protestanti che abbandonano la Chiesa sono il 50% in più dei cattolici e
secondo alcuni psichiatri ben il 90% dei pastori sposati avrebbe problemi di nevrosi.
D'altra parte, se davvero ci fosse una relazione tra pratica della religione e disturbi
psichici, col processo di secolarizzazione cui assistiamo la salute mentale dovrebbe
aumentare; invece, osservando l'uso di psicofarmaci e l'aumento dei disturbi
psicosomatici, si deve pensare il contrario".
| Ne deriva un'immagine del clero cattolico molto discutibile. Secondo
Drewermann, infatti, ci si fa preti per sublimare il complesso edipico, o
coprire le tendenze omosessuali, o ancora per paura del mondo. |
"Per Drewermann la scissione tra anima e corpo, spirito e materia, è una divisione
artificiale che provoca nell'uomo un conflitto ed è alla base della sua ansia. Obiettivo
della terapia è dunque recuperare l'unità originaria. Nel caso di un chierico, durante
l'adolescenza la cultura e l'etica cattolica non gli permettono di emanciparsi
dall'attrazione edipica nei confronti della madre. In sostanza i preti, non essendo in
grado di diventare autonomi, hanno bisogno di inserirsi in una società che sostituisca
la famiglia e dove non debbano confrontarsi coi problemi del rapporto con l'altro
sesso. Tra l'altro, per Drewermann sesso e amore si identificano".
| C'è uno strano paradosso: mentre il recupero dei miti e dell'inconscio,
operato dal teologo tedesco, voleva reagire all'aridità del metodo esegetico
storico-critico, e quindi a una concezione troppo razionalista, ci troviamo alla
fine davanti a un caso di "materialismo teologico", in cui ogni salvezza è
sempre e solo immanente. |
"Sì. Era interessante il tentativo di Drewermann di mettere in relazione certi elementi
mitologici col cristianesimo. Ma, mentre per alcuni autori questi elementi prefigurano Cristo e con il Logos se ne ha il compimento, il sacerdote di Paderborn tende a
mitologizzare il Logos. Per cui la resurrezione diventa la copia di una mitologia
egiziana, e via dicendo".
| Stupisce in Drewermann anche il terrore della sofferenza e la negazione
dell'idea di sacrificio: salvarsi significa liberarsi da stress e nevrosi. Donde
deriva questo rifiuto del dolore? |
"Si parte da una concezione di tipo edonistico, per cui la rinuncia a soddisfare i
propri bisogni viene considerato come patologico. Ma Drewermann sembra
rivolgersi soprattutto a persone giovani e di successo e cerca di giustificare il loro
abbandono dei valori morali. La funzione del disadattato, del disabile, dell'anziano
non hanno molto spazio nel suo pensiero".
| Bisogna comunque dargli atto che lo stress dei preti sembra in aumento. |
"Il problema però dev'essere esaminato individualmente. Ci sono fattori di stress nel
clero, è vero, e tuttavia si trovano anche in altri gruppi professionali. Tra gli stessi
psichiatri esiste un'alta percentuale di suicidi... Insomma, prima di tirare conclusioni
bisogna studiare il caso scientificamente, comparando i dati raccolti tra i religiosi con quelli di gruppi di controllo adeguati".
| Secondo lei, invece, che cosa potrebbe dire la psicoanalisi alla teologia? |
"Anzitutto, una valorizzazione dell'inconscio può ristabilire un certo equilibrio nei
confronti del razionalismo. È poi utile la scoperta delle componenti aggressive
dell'uomo, che possono contraddire certe visioni ottimistiche della società e del
futuro dell'umanità: quasi un riscontro psichico del peccato originale. Anche il lavoro di Jung sull'elaborazione comparata dei miti è un punto di partenza per
un'elaborazione interdisciplinare. Altre volte invece la visione della psicoanalisi è
contrapposta alla religione".
| Che cosa consiglierebbe a un religioso che decide di affidarsi al classico
lettino? |
"Di scegliere tra le scuole psicoterapeutiche quelle che hanno una visione
compatibile con quella cristiana. Altrimenti potrebbe esserci il rischio che la
pressione del terapeuta li induca a comportamenti che all'inizio non si sarebbero mai
accettati". |