| GRANDIOSA e moderna la manifestazione in difesa degli animali vista sabato
a Roma. Ma per non sentirsi troppo buoni, che non fa mai bene alle meningi, è
bene anche tornare alle radici delle ideologie, per capire bene quali ne sono i
rischi e i possibili sviluppi. Ora, anche se gli animalisti lo sanno bene, forse il
cittadino qualunque non ricorda che tutto nasce da un filosofo australiano
ebreo, Peter Singer, che ha appena ottenuto la cattedra di bioetica
all'Università di Princeton e che scrive da trent'anni su questo argomento. Il
suo libro più famoso è Animal Liberation del 1975, che ha venduto in
America mezzo milione di copie. Ma mentre la vulgata del libro riguarda la
parte che paragona il dominio sugli animali alla tirannia dei bianchi sui neri e ci
spinge semplicemente ad amare e rispettare le bestie, evitando di mangiarle e di
usarle per nostri scopi (scarpe, abiti, borse, esperimenti scientifici), la
complessità del pensiero di Singer ci porta molto più lontano.
Il filosofo etico è infatti un utilitarista seguace di Jeremy Bentham e di John
Stuart Mill la cui tesi, in una parola, è che l'umanità deve lottare per ottenere la
maggiore felicità per il maggior numero possibile di persone. Ora, "persona" è
per Singer chi sente, chi ha la capacità di godere e di soffrire e anche di
presentire il dolore, il sacrificio, la morte. Le conseguenze che ne tira è che si fa
più danno morale uccidendo una mucca in buona salute, e quindi in buona
coscienza, che un bambino fortemente handicappato e quindi incapace di
sentire o presentire. La stessa logica vale per una persona in coma, o
comunque in stato di salute tale per cui la sofferenza precluda ogni sentimento,
e quindi anche ogni possibile felicità. Al di là degli animali, Singer in generale
non teme lo scandalo. Se per i contadini cinesi ha un senso sociale uccidere le
bambine, dice Singer, chi può dire che ciò sia invece sbagliato? E se un
bambino ha un grave handicap, afferma forse provocatoriamente il filosofo, i
genitori devono avere il diritto di ucciderlo. Il punto quindi non consiste affatto
nel valore dell'essere umano, o nel valore della ragione o della parola, ma
semplicemente nel sentire.
Le teorie di Singer certo non vengono applicate alla lettera dagli animalisti, e
questo è ovvio. Si può pensare che molti di loro amino gli uomini almeno
quanto gli animali, in qualunque stato si trovino. Ma alcuni spunti hanno portato
delle frange estreme a far danno agli umani (fabbriche di pellicce, di medicinali e
cosmetici, alimenti non permessi dall'ideologia animalista) per proteggere gli
animali. In generale, dunque, è assai istruttivo verificare quanto un buon
sentimento possa diventare pernicioso se portato alle estreme conseguenze. Il
nostro secolo ne ha vasta esperienza. |