RASSEGNA STAMPA

2 OTTOBRE 1999
RENZO CASSIGOLI
Il Rinascimento in debito con Ficino
Ciliberto sull'opera del traduttore di Platone
L'importanza di un pensiero che è diventato il crocevia della cultura europea
Una riflessione di importanti specialisti a cinquecento anni dalla morte
Il 7 dicembre del 1487 il generale dei camaldolesi Pietro Delfin scrisse al priore Guido Lorenzi una lettera di sdegnato stupore per la pubblica lettura di Plotino in Santa Maria degli Angeli. Entrato in chiesa il Delfin, invece di preghiere e salmodie, aveva trovato una scuola per secolari, con i sedili del coro occupati dai laici, l'oratorio mutato in ginnasio, il posto del sacerdote all'altare preso da un "philosophus", che lo studioso Oskar Kristeller suppose giustamente essere Marsilio Ficino, il filosofo rinascimentale che aveva tradotto i testi ermetici e tutto Platone. L'episodio è ricordato da Eugenio Garin a testimonianza che il Platone del 1484 e, subito dopo, il Plotino (presentato come la stessa voce di Platone) fossero "ben più che libri celebri o meri fatti culturali", ma la testimonianza che il platonismo, mediatore Ficino, era penetrato "nella vita spirituale di un'epoca con tutta la carica riformatrice della sua ispirazione gnostica".
Da ieri gli aspetti essenziali del pensiero di Ficino, le fonti, i testi sono al centro del convegno aperto in Palazzo Strozzi, nel cinquecentesimo anniversario della morte, avvenuta a Firenze il 10 ottobre del 1499. "Con il convegno abbiamo voluto anche rendere omaggio a Eugenio Garin, presidente onorario del nostro Istituto e acutissimo studioso di Ficino", ha detto Michele Ciliberto che dell'Istituto nazionale di studi sul Rinascimento è presidente. "Così come abbiamo tenuto presente l'insegnamento di Giovanni Gentile, che subito comprese la straordinaria importanza di Ficino nel quadro della filosofia italiana e europea. Abbiamo anche voluto tenere fermo il rapporto con la Biblioteca laurenziana, la cui mostra di manoscritti su "Marsilio Ficino e il ritorno di Ermete Trismegisto" accompagna i tre giorni del convegno".
Ficino, con la sua idea di rivoluzione filosofica e religiosa, è figura centrale del Rinascimento?
"Ficino è figura centralissima del Rinascimento italiano. Basta pensare che nel 1463 terminerà la traduzione, per la prima volta in latino, dei testi ermetici che si pensava risalissero a tempi antichissimo e che invece appartengono al I e al II secolo dopo Cristo. Testi essenziali il cui ideale di sapienza e di gnosi avrà una straordinaria circolazione nell'ambito della cultura europea. Poi Ficino traduce tutto Platone lavorandoci dal 1463 al 1484. Un'opera assolutamente rivoluzionaria. Nella prima metà del'400, di Platone si era data un'interpretazione connotata in termini etico-politici. Con la sua traduzione integrale Ficino mette a disposizione della cultura europea una biblioteca straordinaria incentrata su una prospettiva di carattere religioso e metafisico".
Un diverso punto di vista che influenzerà la vita spirituale dell'epoca.
"La sua non è una traduzione neutra.A differenza di Whithead, secondo cui la storia del pensiero europeo, è una "glossa di Platone", Eugenio Garin precisa che è una "glossa al Platone di Ficino", che viene visto, da un lato incardinato nelle più remote antichità egiziane e mediorientali (Zoroastro, Ermete Trismegisto, Orfeo, Pitagora) e dall'altro proiettato nel neoplatonismo antico e cristiano. Platone diventa il grande crocevia di tutto il pensiero, sia antico che contemporaneo, ben al dì là della funzione di Aristotele, che circolava ancora a livello di scuola".
Si capisce così anche la forte influenza del mondo greco sull'idea che Ficino ha della religione.
"Da questo punto di vista un testo importante è il "De christiana religione" che denuncia lo stato di corruzione della religione dovuto al distacco dalla "philosophia". Una separazione, che trasforma la "religio" in superstizione e la "philosophia" in magia".
Ha in mente il sacerdote-filosofo?
"Per lui è necessario che il sacerdote e il filosofo siano riuniti nella stessa persona. A suo giudizio così avviene nella cultura ebraica, egiziana, persiana, etiopica, in Gallia, in Grecia, a Roma, nello stesso cristianesimo primitivo, restaurando il quale, si ristabilisce la comunione fra filosofia e religione".
Che rapporto ha con Pico della Mirandola e con Giordano Bruno?
"Pico è per Ficino un punto di riferimento all'interno di uno scambio molto vivace fra posizioni diverse. Ficino ha avuto molto interesse per Pico, così come un altro grande filosofo, Giordano Bruno, ha avuto un fortissimo interesse per Ficino, rendendo chiaro come in quel momento non fosse possibile porsi il problema della filosofia senza confrontarsi con il suo pensiero. Bruno usa moltissimo Ficino, la sua grande biblioteca ma, nel contempo, la stravolge".
Ficino è una grande figura europea?
"Marsilio Ficino è una sorta di archetipo della cultura europea, una figura centrale della quale non abbiamo ancora sufficiente consapevolezza. La sua opera è stata diffusa in Francia, in Inghilterra, in Germania, fra i letterati, nella musica, nell'arte, nell'architettura. Ficino ha un grande progetto di unificazione religiosa del genere umano e Bruno, da tutt'altra posizione, insegue un grande ideale di "renovatio mundi" di cui vuole essere capitano. Nessuno dei due progetti passerà, nè all'interno della chiesa nè sul piano delle prospettive etico-politiche. Resta l'eredità di due grandi insegnamenti"
Cosa ci ha lasciato Ficino?
"Un'idea dell'anima e della sua immortalità; un'idea della filosofia e del suo rapporto con la religione; del sapere e delle sue connessioni con la dimensione ermetica, magica; un'idea di intellettuale. Ci ha lasciato un patrimonio enorme con cui la cultura europea ha variamente fatto i conti e con il quale continua a farli ancora oggi, nel senso che Ficino e il Rinascimento sono punti di riferimento indispensabili per capire le strutture di fondo della cultura dell'Europa moderna".
inizio pagina
vedi anche
Storia della filosofia