Il senso delle parole| Due libri di Diego Marconi sugli aspetti più innovativi della filosofia del linguaggio contemporanea |
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| Diego Marconi, "La competenza lessicale", Laterza, Roma - Bari 1999, pagg. 250, L. 38.000 |
| Diego Marconi "La filosofia del linguaggio. Da Frege ai giorni nostri", Utet, Torino 1999, pagg. 140, L. 25.000. | Che cosa fa sì che gli esseri umani comprendano le parole? Per capire l'importanza di questa domanda si provi a ripetere l'esperienza da cui Diego Marconi, in La competenza lessicale, dice di aver preso le mosse all'inizio degli anni 80. Si osservi una macchina che cerca di simulare, per iscritto o fonicamente, un linguaggio naturale come l'italiano o l'inglese. Apparirà a tutti evidente che quella macchina, per quanto sofisticata, non sa usare il linguaggio al modo di un parlante naturale, né tantomemo è in grado di comprenderlo. Meno facile sarà però spiegare perché le cose stanno così, e descrivere minuziosamente le differenze tra noi e la macchina. La domanda che si pone Marconi (che di fronte a sé in realtà non aveva una macchina ma i primi geniali sistemi di elaborazione del linguaggio naturale) è dunque la seguente: Quali conoscenze e capacità rendono possibile la comprensione del linguaggio? Come funziona la nostra competenza semantica, così difficile, o forse impossibile, da riprodurre artificialmente? Che senso hanno per noi le parole? E, dunque, come funziona la nostra competenza lessicale, la quale ci consente di usarle in relazione al mondo reale senza le difficoltà in cui incorre la macchina?
Le parole su cui si concentra Marconi non sono quelle care ai logici - tutti, e, o, necessariamente -, ma parole più semplici, come gallo, cane o libro. Quello che, nella sua limpida introduzione a La filosofia del linguaggio (che esce contemporaneamente alla traduzione italiana di La competenza lessicale), ricostruendo la gloriosa tradizione inaugurata da Frege, egli chiama il "paradigma dominante", si preoccupava poco di queste parole. La conoscenza del significato delle parole veniva identificata per lo più con la conoscenza delle condizioni di verità degli enunciati, i quali erano considerati più importanti delle parole che li componevano, mentre la loro comprensione (intesa come processo mentale) veniva ritenuta irrilevante per la determinazione del significato. Ma, a partire dagli anni 70, il paradigma fregeano ha cominciato a essere messo in discussione sia sul piano logico-filosofico (con teorie come quella dei "referenti diretti" di Putnam e Kripke) sia su quello scientifico e applicativo, con gli sviluppi dell'intelligenza artificiale e della psicologia cognitiva.
E in questo contesto che nozioni come competenza e comprensione hanno assunto un'importanza centrale. La semantica del "paradigma dominante", imperniata sulle condizioni di verità, - scrive Marconi - non è in grado di specificare davvero le condizioni di verità della maggior parte degli enunciati: non sa distinguere tra
l'enunciato "il gatto è sul tappeto" e "il libro è sul tavolo". Analizzare il significato dei singoli termini dal punto di vista di un parlante competente significa invece chiamare direttamente in causa "il rapporto tra linguaggio e mondo in quanto mediato dalla percezione e dall'azione: un concetto estraneo al paradigma dominante, e che va nella direzione di un'analisi della comprensione del processo cognitivo".
Questo è appunto lo sfondo di La competenza lessicale, dove si sostiene che tale competenza è legata a ciò che effettivamente sappiamo del mondo: dei gatti e dei tavoli, e non solo delle parole "gatto" o "tavolo" o degli enunciati che le contemplano. La capacità di connettere le parole ad altre parole ad esse pertinenti (gatto e animale, ad esempio), secondo Marconi - e questa è l'idea centrale della sua proposta filosofica - è indipendente dalla capacità, ugualmente importante, di mettere in corrispondenza le unità lessicali con il mondo reale. Una tesi confermata da una serie di studi empirici svolti in ambito neuropsicologico, che presentano casi in cui le capacità referenziali sono intatte mentre quelle inferenziali sono distrutte, e viceversa.
"Si sostiene a volte che la filosofia non dovrebbe occuparsi dei risultati minuti e quotidiani della ricerca scientifica che sono notoriamente instabili", commenta Marconi. "La filosofia - si dice - non dovrebbe essere messa alla mercé di materiali così dubbi". In realtà non è vero che i risultati della scienza siano sempre così precari; inoltre Marconi non crede "che la filosofia debba essere concepita come meno provvisoria e più solida e sicura della ricerca scientifica". Nulla può preservare platonicamente la filosofia dalle vicissitudini della conoscenza empirica. Entrambe sono sulla stessa barca - una barca fallibilista, verrebbe da dire -, più o meno stabile a seconda dei tempi che corrono. "La filosofia è compagna fedele (ancorché instancabilmente critica) della scienza", nel buono e nel cattivo tempo.
La competenza lessicale è uno dei migliori libri di filosofia degli ultimi anni, e non solo in ambito italiano. Si tratta di un lavoro originale, su un tema di grande interesse sia filosofico che scientifico, molto apprezzato e discusso in ambito internazionale, che dovrebbe spingerci a riflettere sull'attuale stato della filosofia italiana, dove buona parte del lavoro teoretico autentico viene svolto da docenti di filosofia del linguaggio (come Marconi, appunto), o da logici, filosofi della scienza, estetologi. psicologi e percettologi, mentre la Filosofia teorica la maggior parte dei casi si riduce a un commento o a una estensione di singoli momenti di si della filosofia,
L'approccio storico, insomma, continua ad, essere dominante, ma libri come quelli di Marconi mostrano che gli italiani sono in grado di fare in proprio dell'ottima filosofia. La riforma dei corsi universitari che sì sta discutendo in questi mesi (vedi, sotto, l'articolo di Paolo Parrini) saprà tenerne conto, o la filosofia continuerà a presentarsi esclusivamente come l'ancella di un sempre più anacronistico sapere storico-letterario? |