RASSEGNA STAMPA

30 AGOSTO 1999
PIETRO PAGLIANO
La filosofia e l'ambiguo mistero delle emozioni
"Filosofia ed emozioni", a cura di Tito Magri, Feltrinelli, pagine 200, lire 23.000
Che cosa sono le emozioni? Se nessuno ce lo chiede (verrebbe da rispondere parafrasando la celebre battuta agostiniana sulla natura del tempo), lo sappiamo; se dovessimo spiegarlo a chi ce lo chiede, non lo sappiamo. Sono, le emozioni, fenomeni essenzialmente fisici o essenzialmente mentali? Se le si considerano come essenzialmente mentali, sono l'espressione delle stesse capacità che si esercitano nella conoscenza e nella scelta, o dipendono da un diverso sistema psicologico, di natura non cognitiva? Sono dei semplici stati di esperienza o hanno un ruolo decisivo nel determinare i nostri pensieri e le nostre opzioni morali? "Nessuna cosa mostra meglio quanto le scienze che ci vengono dagli Antichi siano difettose, di ciò che essi hanno scritto sulle passioni (...).
Per questo motivo sarò obbligato a scrivere come se trattassi un argomento che nessuno ha mai toccato prima di me" scriveva, 350 anni fa, con un po' di presunzione ma consapevole del gesto fondativo che inaugurava il pensiero moderno, René Descartes, all'inizio del suo trattato su "Le passioni dell'anima".
Se è vero che le risposte dei classici antichi (Platone, Aristotele, Agostino ... ) non potevano soddisfare l'innovatore genio cartesiano, oggi si riconosce che da quelle idee, integrate al pensiero dei "moderni" (lo stesso Cartesio, Spinoza, Hume, Kant) la ricerca contemporanea non può prescindere per venire a capo delle complicazioni funzionali e strutturali che costituiscono la sfera dell'affettività umana. Negli ultimi decenni, anche in virtù dell'affermazione della psicologia cognitiva e dei progressi delle neuroscienze, la filosofia è tornata a interrogarsi sulle emozioni, confrontandosi con le nuove acquisizioni delle altre scienze e anche con le più significative esperienze nell'ambito artistico. Viene dunque a proposito il volume coordinato e introdotto da Tito Magri "Filosofia ed emozioni", Feltrinelli) per fare il punto sulla questione attraverso una serie di nuovi contributi saggistici. Con "Ipotesi sulla metafisica delle passioni", Simone Cozzano, muovendo da una vasta ricognizione della letteratura più aggiornata, prospetta un'interessante "fenomenologia" della frastagliata e complessa esperienza emotiva, e mira a una "tassonomia" comunque aperta ("ciò che proviamo è sempre nuovo e, al tempo stesso, sempre classificabile"). Lo studio di Clotilde Calabi "Eugenio Lecaldano ("Le emozioni morali e l'argomentazione in etica") riflette sul rapporto tra morale ed esperienze emotive. Remo Bodei (" Le pagine sconosciute") illumina questo spazio misterioso in cui si dà l'emozione estetica. In quest'ultimo saggio, l'autore di "Geometria delle passioni" si avventura in quelle regioni della "natura umana" dalle frontiere indefinite, dominio dell'arte, e tenta una pertinente ritrascrizione della tesi schopenhaueriana sulla superiore universalità della musica. La produzione di forme sonore costruite come "macchine per generare emozioni e idee nel tempo", allo stesso modo in cui si parla di "generare" secondo le regole una linea o una figura geometrica "nello spazio". E' vero che il procedimento avviene a un livello diverso, ma anche in questo caso l'elemento sensibile ("estetico" in senso proprio) e quello "intelligibile" si convertono reciprocamente, ed è forse in questa perfetta tmducibilità di temporalità e di forme atemporali, che si nasconde - in una confluenza di passione e ragione - l'emozione che dà la musica: essa "ci trasporta nella corrente di un mondo che, da lontano, riconosciamo solo ora come nostro. Da esuli, intravediamola patria sconosciuta, dove non metteremo mai piede e dove godremmo forse di una remota felicità".
Di contro alla nostra tradizione di pensiero che ha sempre guardato alle emozioni con un certo sospetto e avvolgendole di una "presunzione di colpa" (o comunque come sfera passionale da assoggettare alla "ragione"), l'idea "revisionista" che informa implicitamente questi saggi, in cui si accosta con una giusta cautela problematica una zona tuttora in buona parte oscura della natura umana, è quella di "ridare cittadinanza" alle emozioni. A cominciare da quelle implicate nell'esperienza estetica che, suggerisce Bodei, "ci dice qualcosa il cui senso non afferriamo, ma il cui enigma, qualora fosse risolto, ci direbbe l'essenziale di noi
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vedi anche
Il mondo dell'uomo