| La rivoluzione di Carlo Rosselli | Leo Valiani ha scritto che ormai nessuno può "contestare che Carlo Rosselli è da considerarsi
come un classico del pensiero politico contemporaneo, da mettere al fianco di Gramsci".
Adesso, a cent'anni dalla nascita del promotore del movimento di "Giustizia e Libertà" (ucciso dai
sicari di Mussolini nel 1937),
esce un illuminante saggio di Salvo Mastellone su "Carlo Rosselli e "la rivoluzione liberale del
socialismo"", che darà una svolta innovatrice all'analisi di questo singolare progetto politico.
Mastellone infatti non si limita a "rivisitare" il testo rosselliano del "Socialismo liberale", uscito nel
lontano 1930.
Attraverso una nuova lettura "trasversale" anche degli scritti inediti, conservati a Firenze nel
"Fondo Rosselli" (e qui raccolti in una preziosa appendice), Mastellone risale alle radici
ideologico-culturali del pensiero rosselliano, sottolineando, accanto alla matrice
risorgimental-mazziniana, la forte influenza che su di lui ebbe la tradizione ebraica (di origine
familiare), contrassegnata soprattutto da una severa "ansia di giustizia". Inoltre mette ben in luce
come per riuscire a "svincolare" il socialismo dal marxismo, Rosselli si è sforzato di guardare alla
socialdemocrazia europea del primo '900 e di assorbire le fertili esperienze britanniche (dal
liberalismo di Stuart Mill al pragmatismo laburista).
Infine, Mastellone si impegna a dimostrarci come già dagli anni '30, per sconfiggere i rischi
incombenti dei partiti di massa e della loro burocratizzazione oligarchica, Rosselli "ritiene che un
ordinamento di tipo federativo potrebbe ridare vitalità al movimento socialista".
Purtroppo per noi, le dure
repliche della storia non hanno seguito questo corso. |