Da sempre, fin dal suo tempo, si è commentato Aristotele. Ogni periodo,
ogni ambiente culturale, ha avuto il proprio Aristotele. Ma in questi ultimi
anni ancora più complesso è divenuto il dibattito, sul filo di nuove interpretazioni di Platone e di Aristotele. Non è qui da ribadire che, forse, sarebbe meglio non giurare mai sul "vero Aristotele" o il "vero Platone";
in effetti non esiste alcun "vero" autore in astratto, se non considerato nel suo tempo, per il suo tempo. Non solo ma altrettanto ozioso sarebbe discutere sulla vieta questione se esista in Aristotele una "logica" come
scienza, oppure no, o se la logica come scienza abbia inizio con Zenone
stoico e Crisippo.
Nel quadro complesso e sfaccettato degli studi su Aristotele, sembra
opportuno indicare un ampio saggio di Luca Sorbi, Aristotele: la logica
comparativa ("Studi" n. 176, dell'Accademia Toscana di Scienze e
Lettere "La Colombaria", Olschki Editore, Firenze, 1999), che di recente
ha visto la luce. Il motivo della "logica comparativa", che ha avuto i suoi
principi con Anassagora, che prosegue con Aristotele, e che sarà poi
ripreso nei secoli (Alessandro di Afrodisia, Alberto Magno, Tommaso
d'Aquino, Galileo Galilei), è motivo che la critica non ha pienamente
affrontato. In realtà si è sottovalutata l'importanza della "logica
comparativa", e del suo significato nella storia dell'aristotelismo e dei
suoi commentatori. Lo studio del Sorbi propone un'altra linea per
comprendere Aristotele nella sua storia. Testi alla mano, commentari
letti e studiati con rigore filologico, il Sorbi mostra che i concetti
essenziali della filosofia di Aristotele sono definibili mediante i
"comparativi", tanto che Alessandro di Afrodisia, nel commento ai Topici,
sostiene che la "comparazione" è il fondamento della filosofia. Anzi,
come il Sorbi chiarisce, nell'antichità e nel Medioevo i pensatori
ritenevano che la logica comparativa fosse elemento essenziale per
comprendere la filosofia di Aristotele, e che l'analisi logica di Aristotele
non fosse costituita dalla sola sillogistica.
A parte l'analisi dei commenti fondati sulla logica "comparativa" di
Alessandro di Afrodisia, di Boezio, di Alberto Magno, sia relativamente
alla conoscenza del mondo fisico che di quello etico (il "giusto mezzo",
ad esempio, non è in sé, ma volta a volta si muta in una "comparazione"
tra minimo e massimo, d'onde l'altro concetto, proprio di Aristotele,
l'equità, che riesce a non tradurre la giustizia in termini
logico-matematici), a parte queste sottili analisi sembrano di notevole
interesse le sue Appendici. Nella prima sono riportati testi tratti dai
Juvenilia di Galileo Galilei, dai quali emerge ch'egli nei suoi studi giovanili
aveva colto nella logica comparativa il fondamento della teoria aristotelica
del moto, poiché anche il moto, ossia la sua manifestazione, è
comprensibile, secondo gli studi di Galileo, se si risolve in una tensione
tra il massimo e il minimo (in termini quantitativo-matematici). Nella
seconda Appendice, testi alla mano, si mostra che la quarta via di
Tommaso d'Aquino assume una sua coerenza all'interno del sistema
aristotelico della comparazione.
Non si vuole però sostenere la validità dell'uno o dell'altro studio su
Aristotele, ma solo segnalare l'acuto saggio del Sorbi, che dovrà essere
tenuto di conto, per meglio comprendere le molte facce con cui si
presenta Aristotele nella storia.
Un'ultima considerazione. Nel Filebo, composto da Platone all'epoca in
cui Aristotele frequentava l'Accademia, epoca in cui Platone discute
delle condizioni che permettono la "scienza", e che riguarda i gradi del
rapporto qualità-quantità, è presente la logica comparativa, sulla
qualificazione della quantità. Ad esempio a pagina 24 del Filebo si
discute della temperatura: il caldo, 30 gradi sopra lo zero (esempio
nostro), non è il freddo, 30 gradi sotto zero, ma ambedue momenti
dell'unica temperatura, unità quantitativa di cui si determinano le qualità
attraverso calcoli e traduzioni in numeri, in una sapiente e calcolata
misura che costituisce una scala. |