RASSEGNA STAMPA

12 AGOSTO 1999
VITTORIO BERTOLINI
Pensiero presente
In "Breve storia della filosofia del Novecento" le teorie dei massimi filosofi del nostro secolo vengono esposte con ammirevole chiarezza.
Il libro è Strutturato non solo per autori, ma anche per temi e problemi
Chi pensa alla filosofia avendo in mente "La scuola di Atene" di Raffaello, o peggio secondo lo stereotipo di Socrate ne "Le nuvole" di Aristofane, non può che provare una certa perplessità nello scorrere i titoli della pagina che i supplementi culturali di vari quotidiani dedicano alla filosofia. Metafisica, ontologia, gnoseologia ecc. se non proprio scomparse almeno il più delle volte riaffiorare nei sempre più frequenti riferimenti a computer's science, intelligenza artificiale, neuroscienze e psicanalisi, analisi linguistiche e semiologiche, biosociologia, antropologia, ecc.. Discipline queste, che con qualche difficoltà si riesce ad inquadrare nelle categorie cui siamo stati abituati a considerare la filosofia, almeno come l'abbiamo appresa nel liceo.
Quella che doveva essere l'espressione unificante della conoscenza, appare così scomporsi in una molteplicità di studi specialistici, che in comune hanno solo il fatto di rimandare in qualche modo all'attività del pensare.
"Breve storia della filosofia del Novecento. L'anomalia paradigmatica" di Franca D'Agostini, da poco in libreria, è un tentativo di sollecitare nel lettore, attraverso il resoconto del come "i filosofi hanno pensato la filosofia", una risposta al quesito che da Talete percorre la storia della filosofia "che cos'è la filosofia?", o come dice l'autrice nella quarta di copertina "capire e definire il senso della strana scienza-non scienza che ancora costituisce l'ambiguo fondamento dei saperi, e che il mondo tecnologicamente progredito ancora chiama con termine antiquato filosofia".
La D'Agostini non è nuova al discorso metateorico; proprio nell'estate di due anni fa, l'uscita presso Cortina di Milano del suo "Analitici e Continentali" aveva dato lo spunto ad un dibattito che aveva percorso le pagine culturali de "IL Sole 24 Ore", "Il Corriere della Sera", "La Stampa", "L'Unita" e, seppure trasversalmente, anche della Gazzetta di Parma (cfr. 22/9/97 "Il ruolo della logica" di Alberto Valenti). La ricerca della D'Agostini prende l'avvio dalla crisi post-hegeliana indotta dalla crescita delle conoscenze scientifiche, infatti qual'è il senso della speculazione pura quando l'immagine del mondo ci viene restituita dalla fisica e dalla matematica. Lo stesso problema della mente, che per più di due millenni è stato al cento della riflessione filosofica, alla fine dell''800 sembra quasi dissolversi nella nuove discipline della logica formale e della psicoanalisi. Ma accanto ad una crisi dovuta ad elementi esterni, è necessario fare i conti anche con una aporia tutta interna all'attività filosofica; se questa ha a che fare con il pensiero, se diventa il pensiero che pensa se stesso, non può essere che autoreferenziale e generare una serie di autoconfutazioni inestricabili. Se non ci è possibile guardare il mondo con l'"occhio di Dio", abbiamo altresì che lo stesso relativismo non può che essere relativo ed è giocoforza essere scettici sullo scetticismo. L'analisi de "l'anomalia paradigmatica" riporta al centro dell'attenzione tutta la problematicità e la paradossalità di ogni pre-riflessione.
E' perciò a partire dalle filosofie dell'esperienza, non solo quella della ricerca scientifica ma anche quella di senso comune e quella culturale, che, di trentennio in trentennio, si snoda la ricostruzione della riflessione filosofica in questo secolo.
E se la prima parte del libro porta appunto significativamente il titolo "Filosofie dell'esperienza", la seconda "Ragione, scienza ed esistenza" segna già l'insorgere dell'articolazione della filosofia nelle correnti, dal neopositivismo al marxismo e all'esistenzialismo, destinate poi a risolversi nell'ultimo trentennio nella "the great divide" fra analitici e continentali..
Dove, volendo formulare una spiegazione molto semplicistica, i primi, gli analitici, predominanti nel mondo anglosassone, mostrano un prevalente interesse verso la comprensione dei problemi della scienza; i secondi invece, quasi egemoni nell'Europa continentale, intenti a riportare la filosofia nell'ambito delle "scienze umane".
Il libro, sulla falsariga, già efficacemente collaudata del citato "Analitici e Continentali", è strutturato per temi e problemi, e di seguito per autori, con una particolare attenzione verso gli autori-orizzonte (Husserl per la fenomenologia, Heidegger per l'esistenzialismo e l'ermeneutica, Wittgenstein per l'empirismo logico e la filosofia linguistica) ed evidenziando inoltre le connessioni, di conflitto, di dialogo o di filiazione far pensatori (Frege-Husserl, Husserl-Heidegger, Heidegger-Sartre, Natorp-Husserl, James-Bergson, James-Peirce, Dilthey-Nietzsche, Wittgenstein e il circolo di Vienna, Carnap-Natorp, ecc.).
"Nell'esposizione di D'Agostini, mi è sembrato di capire persino Deleuze"; questo commento che Diego Marconi ha espresso nel contesto di una recensione, per altro non del tutto benevola, nella sua icasticità illustra con precisione l'efficacia della ricostruzione della D'Agostini non solo per quella parte di pubblico interessato alle tematiche filosofiche per passione culturale, ma anche per gli specialisti.
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