RASSEGNA STAMPA

9 AGOSTO 1999
PIETRO GRECO
Scienze laiche. Una palestra per il libero pensiero
Adelphi pubblica i testi delle conferenze del Nobel per la fisica Richard Feynman
Un nuovo libro sull'antico dilemma: il bene di ognuno porta al bene di tutti?
Quando si deve applicare una nuova conoscenza la scelta tocca alla società
La casa editrice Adelphi pubblica il testo di tre conferenze che uno scienziato americano, Richard Feynman, premio Nobel per la fisica, ha tenuto ben 36 anni fa, nel 1963, a Seattle, presso l'università di Washington. Certo, Richard Feynman è uno dei più grandi scienziati del dopoguerra. L'artefice principale di una teoria, l'elettrodinamica quantistica, che è tra i fondamenti della fisica contemporanea. Tuttavia in quelle tre conferenze, tenute a gettone in una sala dell'università di Seattle, non c'è nulla di importante dal punto di vista fisico. Sono prolusioni pronunciate a braccio, per un pubblico di non esperti. E riguardano campi del sapere i più vari, dalla politica all'etica, dalla filosofia alla religione, in cui il premio Nobel per la fisica Richard Feynman non vanta davvero alcuna significativa competenza. Anzi, benché il libro abbia un titolo pretenzioso, "Il senso delle cose", che nella, versione originale inglese è, addirittura, "Il senso di tutte le cose", il discorso di Feynman si snoda (sembra snodarsi) lungo direttrici culturali molto semplici, tanto da sembrare perfino semplicistiche.
E, allora, perché Adelphi ha deciso di pubblicare questo testo così ingenuo e ormai così vecchio? E perché l'"Unità" consiglia di leggerlo e magari rileggerlo questo resoconto quasi stenografico. di tre prolusioni di un "non competente"? Per quanto ci riguarda, pensiamo che quel testo andava pubblicato, anche a 36 anni di distanza, perché è una straordinaria (e arguta) manifestazione di laicità. Una sorta di manifesto del pensiero laico. insomma, il libro di Feynman è ormai vecchio. Ma il suo pensiero lontano da ogni ideologia è di vivida attualità. un'autentica lezione.
Per molti motivi. Uno di natura epistemologica. La cultura scientifica, sostiene Feynman, altro non è che l'applicazione sistematica del dubbio. Procede per prove ed errori, con un approccio ipotetico-deduttivo. Non riconosce alcuna autorità a priori, i suoi risultati sono sempre provvisori. Le sue certezze, fino prova contraria. Insomma, la cultura scientifica, anche se portata avanti da scienziati dotati di tutte le umane debolezze, è la palestra del pensiero libero. Libero sia nel senso che non riconosce barriere sia nel senso che non ha altri fini che la conoscenza. Questa lezione è attuale sia per chi, come i critici cosiddetti postmodernisti', ritiene la scienza un'attività tecnica tanto arrogante quanto priva di qualsiasi autentico valore conoscitivo, sia per chi, come gli scientisti, ha della scienza un'immagine da Grande Manuale: il libro dove è possibile trovare una volta e per sempre là risposta giusta a qualsiasi domanda.
La seconda lezione che ci regala Feynman è di tipo etico. La scienza sostiene non ha nulla da dire sul bene e sul male se gli scienziati non hanno alcuna particolare competenza per dirci ciò che è bene e ciò che è male. Neppure quando la società cerca di applicare i risultati della conoscenza scientifica, Anzi, gli scienziati devono sempre distinguere tra ciò che è conoscenza e soprattutto acquisizione della conoscenza e ciò che è invece applicazione di conoscenze già acquisite. Gli scienziati sono autorevoli quando parlano di come acquisire conoscenza. Non hanno alcuna particolare autorevolezza quando il tema in discussione è come applicare le conoscenze. L'uomo deve o no colonizzare Marte? Deve o no coltivare quella particolare specie di mais transgenico? Può o no costruire quell'arma chimica? Gli scienziati hanno il dovere di chiarire, per quanto possibile, i termini di simili questioni: è questo ciò che noi chiamiamo responsabilità sociale degli scienziati. Ma non hanno alcuna intrinseca autorità per avocare a sé la competenza a decidere. Quando si tratta di applicare una nuova conoscenza, anche se si tratta di conoscenza di tipo scientifico, l'onere della scelta tocca sempre e unicamente alla società nel suo complesso. Ciò non toglie, sostiene, Feynman che la società, quando deve scegliere, farebbe bene a dotarsi di un metodo scientifico: dubbio sistematico e ragionamento ipotetico-deduttivo.
La terza lezione che ci offre Feynman è di umiltà Intellettuale. Viviamo in un'epoca in cui varie scienze si trovano all'apice dello sviluppo e, comunque, in un'epoca che vanta più scienziati di ogni altra epoca precedente. Di più. Viviamo in un mondo che, dando un approccio dì tipo scientifico alla propria capacità di innovazione tecnica, ha trasformato il mondo più di ogni altro secolo precedente. Tuttavia non possiamo certo definire la nostra come un'epoca scientifica. La grande maggioranza della popolazione ha scarse conoscenze di tipo tecnico-scientifico e, soprattutto, ha una scarsa attitudine ad applicare il metodo del dubbio sistematico e del ragionamento ipotetico-deduttivo.
In questa situazio ne è illusorio e persino ingiusto tentare di imporre alla società una cultura priva di pregiudizi ideologici. Gli scienziati possono svolgere, al più, un'opera maieutica. Ma in definitiva occorre che la società scopra da sé i valori scientifici e del dubbio. Per prova ed errore.
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vedi anche
Cultura-Impresa scientifica