RASSEGNA STAMPA

31 LUGLIO 1999
SERGIO MORAVIA
Savater, la filosofia diventa bestseller
"Le domande della vita", parlando di universo e felicità, conquista i vertici della saggistica
Riflessioni rigorose ma accessibili a tutti
Per molti lettori, Fernando Savater non ha bisogno di presentazione. Il suo Etica per un figlio è un'opera intensa, felicemente anomala, cui ha arriso uno straordinario successo anche di pubblico. Sulla sua scia, altri testi del saggista spagnolo hanno avuto una audience assolutamente inconsueta per i libri di filosofia. Forse per questo, oltre che per i suoi temi "popolari" e il suo stile accattivante, qualcuno ha cominciato a (s)parlarne come di un pensatore solo divulgativo. Cosa vuol dire "divulgativo"? Se significa scrivere cose risapute e banali, allora il difetto c'è e deve essere denunciato. Ma questo non è indubbiamente il caso di Savater, men che meno per il suo ultimo nato Le domande della vita (al vertice delle classifiche italiane nel settore della saggistica).
Non solo perché è uno splendido libro, ma anche perché è un libro estremamente personale e acuto. E' vero che Savater tratta temi non nuovi e che interessano tutti. Ed è vero che lo fa con una prosa limpida, chiara, aliena da ogni tecnicismo. Ma è anche vero che questi non sono difetti, anzi.
Un merito ulteriore di Savater è che s'interroga in modo impegnato e suggestivo sulla stessa filosofia, sulle giuste maniere di parlarne e sui suoi destinatari. In lui insomma, la questione della divulgazione si converte nel ben più complesso problema della riflessione sull'attività filosofica e sui suoi principali temi e fini. Di recente ho espresso forti riserve sull'odierna fortuna di alcune "introduzioni" - esse sì divulgative - alla filosofia. In qualche misura anche Le domande sulla vita è una di tali introduzioni.
Ma queste ultime forniscono essenzialmente notizie. Sono mappe: non parlano di filosofia ma sulla filosofia. Savater, invece, entra nel cuore stesso del filosofare. Trasmette domande e problemi che lasciano un segno. Senza dubbio anche la sua è un'interpretazione della filosofia: ma è un'interpretazione fondata su letture vaste e intelligenti, ricca di idee importanti e assai seria anche nonostante (o grazie a) i suoi scanzonati riferimenti allo sport, alla cronaca - alla Vita. Già, la Vita - e i suoi interrogativi. Anni fa un vecchio professore li scherniva: sono solo, diceva, alcuni dei cosiddetti "massimi problemi" (come se fosse un difetto), mentre la filosofia è altro. No.
La filosofia può essere altro: ma ha anche il diritto / dovere di affrontare i "massimi problemi" della Vita: problemi psico-antropologici, morali, storico- sociali. Si noti, del resto, che Savater tocca pure questioni riguardanti la conoscenza e il sapere, la temporalità e la bellezza, la realtà naturale e il mondo (assai stimolanti certe sue notazioni sui concetti di causalità e di universo). Certo, egli dà il meglio di sé nelle questioni riguardanti l'uomo: il suo essere relativamente sui generis, le precondizioni e i moventi del suo agire, la sua ricerca di giustizia e di felicità. L'uomo, per Savater, non è identificabile né con una cosa fisica (che non ha la libertà di progettare azioni), né con enti viventi (privi di caratteri imprescindibili dell'umano: a cominciare dalla conoscenza di sé e della morte, dei valori e dei mondi possibili). Se oggi è di moda parlare delle "radici" dell'individuo, Savater, citando George Steiner, scrive che l'uomo possiede non radici, ma gambe. Dunque è nato non per la stasi, e per l'appartenenza a una terra o cultura, ma per il moto, l'allargamento della propria esperienza, il mescolarsi con altri soggetti e universi simbolici. Donato alla vita (che però deve in parte costruirsi e meritarsi: pena lo scadimento di essa a mera sopravvivenza), l'uomo è atteso peraltro dalla morte - considerata la prima causa del filosofare. La profondità con cui Savater parla della vita e della morte esprime la duplice matrice teorica del pensatore spagnolo: un razionalista fidente nelle possibilità della parola e un lucido assertore della drammaticità dell'esistere. Lettore dei tragici antichi, di Schopenhauer, di Cioran, Savater conserva tuttavia un'incoercibile fede nella vita, nell'interesse tra gli uomini, nella dignità della riflessione speculativa. Tale lacerazione, unita a un mirabile talento speculativo, gli ha permesso di scrivere un saggio di alto profilo intellettuale e morale, l'"introduzione alla filosofia" che molti di noi aspettavano.
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