Le ali dell'apologetica| Anche il credente mira a sapere di più, ma non solo il dubbio genera conoscenza |
| "Aperta, flessibile, magnanima, compassionevole, amica di tutto quanto esiste e in specie del volto dell'altro". Una descrizione della ragione che ha gli accenti del celebre inno paolino alla carità. E non potrebbe essere altrimenti perché il discorso che il filosofo Vittorio Possenti sviluppa in "Filosofia e rivelazione" (Città nuova, pagine 120, lire 18mila) attinge in più punti al patrimonio sapienziale biblico. Percorre quei canali di intersezione tra fede e ragione che hanno trovato sistemazione accurata nella recente enciclica di Giovanni Paolo II "Fides et ratio". Il docente di Filosofia morale all'università di Venezia parte da una constatazione: che "ad alcuni mesi di distanza dall'uscita dell'enciclica prende corpo l'impressione, certo provvisoria e rivedibile, che la sua ricezione nella cultura sia stata per ora modesta e talvolta preconcetta". Perciò il volume nasce come "pensiero pro-vocato da essa" e, deponendo "ogni intento di operarne una esegesi", vuole invece "riflettere sul nesso fra filosofia e Rivelazione senza escludere in via preliminare le intuizioni dell'enciclica in merito". Un invito dunque a prendere consapevolezza dell'intimità tra le due sfere. Certo, l'autore, data la propria vocazione al filosofare, avverte che è la regione più che la fede il campo dell'indagine, ma avverte che la seconda al pari della prima "è un'energia conoscitiva, non solo pietà ed obbedienza, come invece a partire da Spinoza ha inteso la critica del cristianesimo e della Rivelazione". Zoom sulla ragione, dunque, che, nella modernità, quanto più ha immaginato di essere potente (o onnipotente) tanto più ha approfondito il solco della solitudine dell'uomo.
Invece una ragione naturalmente "cattolica", universale, aperta, "può aiutare la cultura postmoderna a superare la sua insicurezza e la sua tentazione di accontentarsi di poco, con il rischio di andare quasi alla deriva in un'epoca enigmatica e incerta". Nelle pagine seguenti il filosofo riprende gli spunti di dialogo con il cosiddetto "pensiero debole" e la riflessione sul nichilismo, come viene definito dall'enciclica. Temi ai quali lo stesso Possenti ha dedicato il suo ultimo lavoro "Terza navigazione" (Armando). Una riflessione profonda, e come detto nutrita dal continuo confronto non solo con i grandi della filosofia, ma anche con la rivelazione biblica. Con il suo senso da dare alla vita e soprattutto alla morte. È questo uno dei nuclei centrali che l'autore individua. L'assenza o il declino, oggi, di "stupore e timore", per parafrasare Kierkegaard. "Se nel libro dei Proverbi e nel Siracide leggiamo: "Initium sapientiae timor Domini" una parte almeno della filosofia potrebbe dire.
"Initium philosophiae meditatio mortis"" |