RASSEGNA STAMPA

24 LUGLIO 1999
DARIO ANTISERI
Il detective del senso
Una biografia di Wittgenstein, positivista e tormentato
Compagno di scuola di Hitler, vessato dal padre che lo sognava ingegnere, negli ultimi anni voleva farsi monaco
Roland Jaccard, "L'indagine di Wittgenstein", Editori Riuniti, Pagine 80, Lire 15.000
"La filosofia - ha scritto Miguel de Unamuno - è un prodotto umano di ogni filosofo, e ogni filosofo è un uomo in carne e ossa che si rivolge ad altri uomini in carne e ossa come lui. E come che sia, egli non filosofa con la ragione sola, ma con la volontà, con sentimento, con la carne e le ossa, con tutta l'anima e tutto il corpo. È l'uomo che filosofa". Queste riflessioni le troviamo come esergo del volumetto L'indagine di Wittgenstein, scritto da Roland Jaccard. Wittgenstein, per Jaccard, "fu un detective senza pari nel regno dei significati. Fu un moralista intransigente nelle sabbie mobili della morale. Fu piuttosto un uomo che non s'accontentò di niente e oppose un rifiuto intransigente a tutti i compromessi che in genere consentono agli uomini di sopravvivere passando di fianco alla loro vita. Affrontò la sua scegliendo sempre la posizione più scomoda". Karl Wittgenstein, il padre di Ludwig, era "uno degli uomini più ricchi e più potenti d'Europa, l'eguale di un Krupp o di un Carnegie negli Stati Uniti" e fu "padre oppressivo, dominatore, intransigente e oltremodo dotato, tanto in economia politica, come pure in filosofia". Karl si aspettava dai suoi figli che conducessero come lui una doppia carriera di ingegnere e uomo d'affari. Il risultato fu che tre di essi si suicideranno e gli altri due non lo fecero solo perché il caso consentirà loro di vivere sino all'ultimo. Hans, il primogenito, andò negli Stati Uniti e si suicidò su un battello. Qualche mese più tardi, nel maggio 1904, Rudolf, il fratello minore, si uccise in un bar di Berlino, ingoiando cianuro. Kurt, il terzo fratello di Ludwig si tolse la vita al fronte, sparandosi una pallottola in testa. Paul, eccellente pianista, perderà un braccio sul fronte orientale. Fu per lui che Ravel comporrà il noto Concerto per la mano sinistra. Karl invia Ludwig a studiare in un liceo tecnico di Linz: "Si supponeva vi acquistasse una formazione meno bizantina e più concreta di quella diffusa a Vienna". Ludwig ha come condiscepolo Adolf Hitler, figlio di un impiegato delle dogane. Come Kraus, Wittgenstein non credeva all'idea di progresso - un'idea che, incarnata da suo padre, lo assillava e inorridiva. Quando i suoi amici lo portavano sul terreno della discussione politica, egli diceva loro: "Accontentatevi di migliorare il mondo". E in che modo si potrà fare questo? Staccandosi dalle cose di questo mondo. "Nella vita non bisogna ingombrarsi" era una delle formule preferite. E, in effetti, Wittgenstein viaggiò leggero. Quando nel gennaio 1913 il padre muore di cancro, Ludwig elargirà la sua parte di eredità a beneficio di artisti bisognosi. A Berlino il giovane Wittgenstein si iscrive alla Facoltà di ingegneria. Ma i suoi interessi sono per la filosofia della matematica. E si trasferisce a Cambridge, per poter usufruire della competenza di Russell. Volontario nella prima guerra mondiale; maestro elementare in tre piccoli paesi della bassa Austria; poi professore a Cambridge; aiuto infermiere al Guy's Hospital di Londra durante la seconda guerra mondiale, e di nuovo docente a Cambridge - dove veniva trattato ora da "reazionario" ora da "stalinista", e si diceva che fosse una spia dell'Urss: conosceva bene il russo, andò più volte in Russia, ammirava Stalin perché in grado di "fermare la peste nera", e non una sola volta progettò di emigrare in Unione Sovietica. Attratto dalle più alte e nobili idealità, ma non di rado vivendo da "carogna" (Schweinehund) esperienze di vita nauseanti, Wittgenstein intendeva infine decidersi per la vita monastica. Il domenicano padre Conrad aveva trovato un prioria nel Midlands dove avrebbe potuto condurre la vita di monaco con incarichi domestici.
Era, però, troppo tardi. Alla sua morte, avvenuta nell'aprile 1951, padre Conrad si limitò a leggere sulla sua tomba a Cambridge un brano preso dai taccuini di Wittgenstein: "Quando qualcuno è morto, vediamo la sua vita sotto una luce conciliante. La sua vita ci appare levigata da una sorta di vapore. Ma per lui non era affatto levigata, era piena di asperità e imperfezioni. Per lui non c'era riconciliazione; la sua vita era nudità e disperazione".
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