| Schelling e la mitologia, sulle tracce del monoteismo | Che cos'è il mito? Soltanto un'invenzione poetica? Il modo semplificato e deformato in cui dire verità naturali, o anche storiche o religiose, da parte di un'umanità nella fase infantile della propria evoluzione? Nulla di tutto ciò secondo Schelling, il filosofo idealista romantico, e poi anche postidealista, che per primo formulò una filosofia della natura, capace di comprendere l'autonoma vita di tale stupefacente ambito dell'essere ridotto sino ad allora a oggetto o non-Io, e che successivamente si dedicò a elaborare una filosofia della mitologia e della rivelazione cristiana, comprese nella loro storicità, nella loro reale eventualità donatasi alla coscienza umana. Dobbiamo alla benemerita iniziativa dell'Istituto italiano per gli studi filosofici di Napoli - che da anni promuove presso le edizioni Guerini tre collane dedicate ai grandi filosofi dell'idealismo tedesco: Fichte, Hegel e Schelling - la prima traduzione italiana, curata da Tonino Griffero, della "Introduzione storica-critica" alla "Filosofia della mitologia" (Guerini, pagine 400, lire 64.000) di Schelling. Questo testo è l'indispensabile premessa per comprendere la vera e propria narrazione filosofica e contenutistica delle varie mitologie, svolta in un altro volume intitolato a sua volta "Filosofia della mitologia" (Mursia 1990). Secondo Schelling la mitologia è la più vera e completa testimonianza, il monumento più significativo rimastoci delle epoche antiche del genere umano. Più precisamente la mitologia testimonia il passaggio dell'umanità dalla preistoria alla storia, con la divisione dei popoli e delle lingue, attraverso un graduale processo svoltosi nella coscienza umana, così formantesi, costituito dal succedersi di déi. Ma che il politeismo mitologico non sia propriamente e solo "simultaneo", non ci dica soltanto una contemporanea pluralità di divinità a cui un certo popolo fosse legato religiosamente, o la molteplicità di déi venerati nelle diverse mitologie, ma sia principalmente "successivo", cioè un susseguirsi storico di déi che si succedono l'uno all'altro nel vincolare a sé la coscienza umana, indica secondo Schelling che le mitologie hanno come proprio presupposto un monoteismo originario. Tuttavia il monoteismo che il politeismo mitologico presuppone è un monoteismo relativo, relativo a un Dio a cui si è vincolati incoscientemente e che non esclude positivamente che non ci sia altro Dio all'infuori di lui. Il politeismo delle mitologie è quindi il processo necessario, naturale, subito dalla coscienza umana e svoltosi in essa, vissuto inizialmente con angoscia e vaga coscienza di essere frutto di un peccato originale di distacco dell'uomo dall'immediata unità con Dio, volto a rendere possibile la libera relazione religiosa della coscienza umana con il Dio unico, libero, assoluto. |