| Quei fascisti di sinistra che sognavano il comunismo |
| Ugo Spirito, "Critica della democrazia", Lumi editrice, pagine 154, lire 32.000 | Ugo Spirito è figura chiave, e dimenticata, della filosofia italiana del' 900. Tra i massimi allievi di Gentile, rappresentò la dissoluzione dell'idealismo attuale, e fu da noi un anello di congiunzione tra egemonia idealistica e irruzione di scienze umane d'oltreconfine. Inoltre, all'insegna del suo "problematicismo" post-idealistico, fu maestro di una leva di studiosi marxisti e di sinistra, suoi assistenti nel dopoguerra all'Università di Roma.
Dunque, figura controversa. La cui ricca biografia va dal positivismo d'anteguerra, all'idealismo e al fascismo di sinistra. Sino al "problematicismo" e all'apologia della scienza. Eppure, c'è un filo unitario in tutta la vicenda. E il libro di Spirito del 1963 che Luni ripubblica - con prefazione di Francesco Perfetti - consente di scoprirlo. A partire dal titolo: -"Critica della democrazia". Sì inserisce organicamente in una meditazione mai interrotta in Spirito. Sul "corporativismo" come mezzo per superare le aporie della democrazia e l'"arbitrio" della rappresentanza. Questione, sistematicamente ragionata, che fa di Spirito un compiuto pensatore politico della destra italiana. Anche se lui avrebbe rifiutato l'etichetta.
Ma il punto è chiaro. Spirito, dall'interno del gentilianesimo, rifiutava parlamento e sovranità popolare. E colpiva al cuore l'antropologia individualistica della teoria liberal-democratica. La sua critica in questo era vicina a quella di Schmitt contro il relativismo, l'"indecisionismo" e la "partitocrazia". Termine che l'italiano fu tra i primi ad usare. Solo che quello di Spirito era un "totalitarismo dialogico", e non decisionista. Che si innestava su una ben precisa visione collettivistica a suo dire motivata dall'irresistibile "socializzazione del lavoro moderno" che spiazzava la particolarità umanistica dell'"individuo rinascimentale". Al parlamento andava perciò sostituita l'assemblea delle corporazioni, emanata dalle "corporazioni proprietarie" e inclusive dei "produttori" dei diversi rami della "divisione del lavoro".
Questa linea si incontrava con l'ideologia lavoristica tipica della Carta del lavoro fascista. Ma a partire da un famoso convegno del 1932 a Ferrara - di studi sindacali e corporativì - la scavalcò a sinistra. Spirito giunse infatti a proclamare l'attualità della questione comunista, da risolversi per altro nell'alveo del regime fascista. Pare che lo stesso Mussolini, secondo certe annotazioni di Spirito, avesse approvato quel programma. Fatto sta che fu ridimensionato e arginato. Bottai e Gentile presero le distanze da esso, E tanto la Scuola di Scienze Corporative di Pisa, quanto la rivista fondata da Spirito e Volpicelli, "Nuovi Studi di Diritto, Economia e Politica", quanto infine l'archivio di Studi Corporativi", diretto da Bottai, si ridussero a innocue officine dottrinarie. Senza la possibilità di influenzare la natura del regime. Tuttavia l'intera vicenda è emblematica di certe valenze "socializzatrici" del totalitarismo fascista. Il quale, malgrado il compromesso con Chiesa, impresa e monarchia coltivava nella sua indole valenze "socialistiche". Come risposta di massa al liberalismo europeo, e al movimento operaio, che pure aveva distrutto e inglobato.
Spirito dunque nel 1963 - reduce da viaggi in Urss e Cina che avevano fatto parlare dì una sua conversione al comunismo - riprende il discorso interrotto dal crollo del fascismo e della Repubblica Sociale. E lo disloca - qui il punto interessante - all'altezza del globalismo mondiale della tecnica. Colpisce come i suoi discorsi anticipino le analisi post-heideggeriane oggi in voga. Ogni problema - afferma Spirito - è ormai affare della scienza. Compresi quelli della politica e della lotta di classe. Alla filosofia, come alla "cultura" o all'"ideologia", competono ormai solo 1'"opinione", il "sapere di non sapere", non un sapere certo e definito. Ogni uomo è solo "unità frazionale", cellula della divisione del lavoro. Per cui le "rappresentanze> saranno soltanto consessi tecnici eletti da consessi inferiori, e tesi alla risoluzione di problemi pratici. In una dimensione da "stato mondiale", e non più "nazionale". Quindi non più conflitti sociali, o etico-culturali. Né libere individualità. Ma solo l'Automaton mondiale della tecnica, che rende gli individui davvero universali e cooperanti. Oltre i "Sistemi". E governati da miriadi di custodi-scienziati. Fu questo l'estremo esito del "fascismo-comunista" di Spirito. Che pur di rifiutare la democrazia riabilitò i regimi comunisti. E le utopie tecnocratiche di Comte e Saint-Simon. |