RASSEGNA STAMPA

14 LUGLIO 1999
BRUNO D'UDINE
La madre può insegnare per via vocale un comportamento che favorisce il successo della prole
L'attenzione per i meccanismi dell'evoluzione biologica contrassegnati da fattori comportamentali e culturali si è rivolta allo studio di alcune specie di balene. Una ricerca recente di un biologo canadese sottolinea come ciò che una madre insegna ai suoi piccoli possa alterarne il corso evolutivo. Un tratto culturalmente appreso dà quindi un vantaggio selettivo potenziale ai membri del gruppo. E' qui necessaria una definizione operativa di cultura in un contesto animale. La si può definire come una serie di comportamenti che vengono appresi e trasmessi da una generazione all'altra od anche come un'informazione che causa variazioni nel comportamento, appresa dai conspecifici per imitazione o apprendimento. La forma più chiara di trasmissione culturale nei cetacei riguarda le vocalizzazioni. I cetacei sono tra i pochi mammiferi, a parte l'uomo, noti per l'apprendimento vocale e quindi per le potenzialità dei loro repertori acustici acquisiti. Lo studioso canadese ha rilevato che alcune specie di balene vivono in gruppi matrilineari occupanti medesime zone geografiche. Un gruppo matrilineare si costituisce con madri e figlie che trascorrono assieme la vita. Tali gruppi tendono a segregarsi mediante l'uso di distinti dialetti locali, acquisiti culturalmente. Il dato più affascinante, emerso da indagini di genetica molecolare eseguite su queste balene, è la correlazione tra dialetto e struttura del Dna mitocondriale degli individui del gruppo. I mitocondri sono strutture cellulari devolute alla produzione di energia che vengono ereditate solo dalla madre. Poiché è praticamente impossibile che il Dna mitocondriale possa codificare un pattern sonoro complesso, l'unica ipotesi è che la correlazione osservata sia dovuta alla trasmissione culturale dalle madri alle figlie. L'analisi del Dna mitocondriale nelle tre specie di balene esaminate riserva però un'ulteriore sorpresa. La variabilità genetica in queste specie matrilineari è meno del 20% rispetto a quelle di altre specie di balene o di delfini. Simulando, mediante un computer, una sequenza evolutiva il ricercatore ha visto che tale perdita di variabilità può avvenire, nei tempi accelerati di sole duecento generazioni, se si ipotizza un 10% di vantaggio riproduttivo determinato dall'apprendimento culturale. Un'idea migliore su come evitare la predazione, o migrare verso fondali più ricchi di cibo, può essere insegnata vocalmente dalle madri determinando così l'acquisizione rapida di vantaggi selettivi per il gruppo. L'apparente ruolo significativo dell'eredità culturale tra i cetacei, confrontati con i mammiferi terrestri, ad eccezione ovviamente dell'uomo, può essersi determinato principalmente per differenze ambientali. Comparando l'oceano con la maggior parte degli ambienti terrestri è chiaro come i mari possano sostenere strutture corporee molto più grandi e presentino bassi costi energetici per il movimento. Comportamento e struttura sociale dei cetacei sembrano quindi essere evoluti in un contesto dagli aspetti peculiari comprendente, tra l'altro, ampi territori di alimentazione, mancanza di territorialità e un medium, l'acqua, favorevole all'apprendimento sonoro. Nel caso delle balene a struttura sociale matrilineare la trasmissione culturale può infine costituire un'ulteriore, vantaggiosa, specificità. La complessità sonora del mondo dei cetacei ci riserva altre sorprese. Un'altra specie di balene, studiata di recente, presenta emissioni sonore molto più complesse di quanto prima ipotizzato da chi ha esaminato la "grammatica" delle loro emissioni sonore, alla luce della teoria dell'informazione. La teoria dell'informazione, ridotta all'essenziale, è un modo per misurare la quantità di informazione contenuta in un flusso di simboli attraverso l'entropia del flusso stesso o la sua imprevedibilità. Un aspetto cruciale è che meno prevedibile è la sequenza dei simboli più alta è l'informazione contenuta. Si è osservato che i canti analizzati delle balene cambiano, lentamente, nel corso delle stagioni. Sviluppano temi differenti ma ripetuti con ordine regolare; alcuni decadono, altri sono modificati, altri aggiunti. Si costituiscono però sempre in sequenze di suoni o fraseggi sonori prevedibili. Sono state anche misurate le variazioni dei canti come, ad esempio, i cambi di frequenza. Queste sequenze sono state trasformate in una serie di simboli rappresentanti i differenti temi. Successivamente è stata misurata l'entropia delle sequenze. I dati preliminari indicano che l'entropia delle emissioni sonore, "i canti", delle balene va nella direzione dell'esistenza di una grammatica gerarchica; ossia si verifica la condizione in cui un suono viene variato rispetto ad un altro suono abbastanza lontano nella sequenza sonora complessiva. Questa struttura mostra analogie formali con linguaggi umani dove una parola alla fine di una frase è grammaticalmente correlata, in modo significativo, ad una prima parola.
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