RASSEGNA STAMPA

5 LUGLIO 1999
GIOVANNI BELARDELLI
E la Weil andò alla guerra
Dal pacifismo alla necessità di opporsi alle dittature: l'evoluzione della filosofa
SIMONE WEIL,"Sulla guerra, Scritti 1933-1943",Pratiche editrice,pagine 155, lire 25.000
"Si vive attualmente nella continua attesa di una guerra". Così scrive, dopo l'avvento al potere di Hitler, Simone Weil nel primo di una serie di scritti appena raccolti in volume, a cura di Donatella Zazzi, che abbracciano l'ultimo decennio di vita della giovane e inquieta intellettuale francese, morta nel 1943 a soli trentaquattro anni. E' un periodo denso di eventi e trasformazioni personali per la Weil, che matura proprio in quegli anni il suo avvicinamento al cristianesimo. Ed è anche un periodo in cui le sue posizioni sul problema della guerra cambiano in modo evidentissimo. Se nel 1933 sostiene un pacifismo ancora legato alla tradizione del movimento operaio, ben presto perviene a una difesa della pace a qualunque costo: ritiene si debba accogliere ogni pretesa tedesca sulla Cecoslovacchia, e la stessa egemonia di Hitler sull'Europa, pur di evitare un conflitto. Infine, dopo la caduta di Praga in mani tedesche, c'è in lei un mutamento radicale: abbandona il pacifismo e raggiunge Londra per collaborare con France libre del generale de Gaulle. I testi che compongono il volume (spesso rimasti all'epoca inediti) non hanno alcun carattere sistematico, ma contengono spesso osservazioni acute. Come in uno scritto del 1937 sul potere delle parole, dove Simone Weil sottolinea il carattere particolarmente distruttivo dei conflitti che non hanno in apparenza un obiettivo, e dunque non possono nemmeno pervenire a un compromesso. "Il successo - scrive Simone Weil - si definisce allora esclusivamente attraverso l'annientamento dei gruppi umani che sostengono le parole nemiche". A volte la riflessione sul problema della guerra si amplia all'analisi dei regimi totalitari tedesco e sovietico, che le appaiono portatori di "concezioni politiche e sociali quasi identiche". Entrambi sono caratterizzati da un dinamismo prodigioso, al quale tutto deve essere sacrificato. Entrambi hanno bisogno di alimentare nei cittadini-sudditi un permanente entusiasmo, giacché in un regime totalitario ci si sente liberi "esattamente nella misura in cui si è entusiasti". Di lì a qualche anno gli studi sul totalitarismo non avrebbero sostenuto cose diverse.
inizio pagina
vedi anche
Tracce biografiche