RASSEGNA STAMPA

2 LUGLIO 1999
RENZO CASSIGOLI
Giordano Bruno Un rivoluzionario fedele alla verità
I preparativi per i 400 anni della morte del filosofo: parla lo studioso Ciliberto
Con il Giubileo la Chiesa chiede perdono per la sua uccisione Ma non perdonerà il filosofo nolano
Un intellettuale che ha segnato la storia della coscienza moderna
"Sì, potremmo definirlo un giubileo laico, senza alcuna componente di carattere anticristiano, tanto meno, antireligiosa". Michele Ciliberto, presidente dell'Istituto nazionale di studi sul Rinascimento da due anni lavora alle celebrazioni per il quarto centenario dell'uccisione di Giordano Bruno, il domenicano arso vivo a Roma il 17 febbraio del 1600, "Con il giubileo la Chiesa cattolica chiede perdono per la morte di Bruno, ma è difficile che possa perdonare il filosofo Nolano che muorendo dichiarò "d'essere d'ogni legge nemico e d'ogni fede"".
"Il comitato bruniano, che io presiedo - sottolinea Michele Ciliberto - si ispirerà a criteri rigorosamente scientifici e di grande rispetto per la tradizione cristiana e darà voce a tutti coloro che hanno interesse per Giordano Bruno, credenti e non. Personalmente, come studioso, sono però anche geloso della mia tradizione laica, nel senso più ampio del termine: la tradizione degli eretici, dei ribelli, dei libertini, dei grandi riformatori e dei grandi utopisti. La tradizione dell'Italia, laica e moderna, dei Pornponazzi, dei Sarpi , dei Bruno, dei Campanella, dei Beccaria. So bene che anche i cattolici sono laici, il punto è affermare che accanto a quella cristiana c'è anche un'altra grande tradizione".
Lei afferma, in un suo libro del 1990, la necessità di oltrepassare l'orizzonte specialistico che ha connotato la storiografia sul Nolano. Con quel libro lei ricolloca storicamente la figura di Bruno?
"A me sembrava opportuno presentare un quadro complessivo dell'esperienza filosofico-intellettuale e del significato addirittura universale che nella storia della coscienza moderna hanno avuto figure come Bruno. Esemplare è l'epistola degli "Articuli adversus mathematicos", nella quale Bruno dichiara che sarebbe "indegno et gravissimo" se invece di guardare con i propri occhi la verità, ci si affidasse a quello che della verità dicono altri, dei quali non vuole essere "né scherano né servo".
La libertà della ricerca.
"La "libertas philosophandi", cioè la libertà del pensiero che non accetta nulla che si frammetta tra sé e là verità. Centrale è il rapporto fra verità e dissimulazione, che è uno degli aspetti fondamentali della cultura moderna. Per difendere e salvare la verità, Bruno è anche capace di usare lo scudo della dissimulazione ... ".
Galileo dissimula per salvare la sua verità scientifica...
"E' vero, anche se l'esperienza di Galileo è complessivamente assai diversa. Bruno si muove all'interno di un paradigma qualitativo, mentre Galileo si muove all'interno di un paradigma quantitativo. Galileo non parla mai di Bruno, anche se a Bruno deve molto, come Keplero gli rimprovera. Galileo non ha simpatia per posizioni come quella di Bruno e di Campanella che pure, unico al momento dell'abiura, scrisse una grande apologia in suo favore. L'altro punto di differenza sta nel carattere radicalmente anticristiano della filosofia di Bruno".
Qui sta la differenza con Savonarola?
"Savonarola muore dentro la chiesa. Bruno ne è fuori. E' su una posizione che si confronta polemicamente con la chiesa cristiana e si rifà all'antica sapienza egizia che, sostiene, rovinata dal cristianesimo deve essere restaurata".
E' la ricerca della verità a portare Bruno fuori della chiesa?
"Non è che cercando la verità ci si ponga necessariamente fuori della chiesa, visto che la chiesa è portatrice di verità. E' il tipo di verità che cerca Bruno a portarlo fuori. Una verità incardinata su una nuova concezione dell'universo infinto e senza barriere incentrata sul principio che "una è la natura e la materia primera del tutto", senza più distinzione fra materia terrestre e celeste. Bruno ha una concezione dell'uomo che ha uno stretto rapporto fra l'intelletto e le mani, in polemica con la concezione dell'uomo di fede, che ascolta, si fa parlare all'orecchio. "Ex audito fides". Bruno esalta la capacità dell'uomo di trasformare la realtà e, al tempo stesso lo colloca in un universo infinito".
Possiamo dire che Savonarola combatte fino in fondo per la fede, mentre Bruno lotta e muore per la "sua" verità.
"Bruno assume che per la verità bisogna lottare qualunque sia alla fine il risultato. Non rifiuta la dissimulazione, tutto il primo processo veneziano è all'insegna della dissimulazione. Ma se dissimulare significa perdere la veriti, allora combatte fino in fondo e muore. E un grande rivoluzionario.."
Consapevole d'essere destinato alla sconfitta e alla morte...
"Nel "De monade" sostiene che si può essere vinti perché la vittoria è nelle mani del Fato oppure perché l'avversario è più forte. Importante é combattere e, raffigurandosi in un gallo afferma che non è un disonore essere sconfitto "se ti sei dimostrato valoroso nella notte". Importante è "non morire pigro per l'età tra le galline."
Per Bruno non c'è possibilità di convivenza tra fede e ragione.
"Penso proprio che dal punto di vista di Bruno non sia possibile tenere insieme fede e ragione. Avrebbe detto che la strada della fede è "asinina", pedantesca, è la strada di chi rinuncia "a cogliere il frutto dell'albero della scienza". Di chi rinuncia alla ricerca della verità nella sua essenza, che è il contrario della pedanteria e dell'asinità. Ripensando all'ultima enciclica di Papa Woytila, "Fede et Ratio", devo dire che trovo anch'io difficile mettere insieme fede et ratio se questo significa, da un lato perdere l'autonomia della ragione, che deve essere in grado di cercare la verità senza alcun vincolo e, dall'altro se questo vuol dire togliere alla fede quella dimensione anche tragica che è propria di una grande esperienza di liberazione che nasce dalla consapevolezza della tragicità del mondo".
E' l'individuo che sceglie.
"L'individuo è sempre chiamato a fare i conti con la fede o con la ragione. L'insegnamento che, dal punto di vista del metodo ci viene da Bruno e dai grandi pensatori del Rinascimento è che il decidere è nella libertà dell'uomo. Che è importante non scegliere in vista di premi o punizioni future ed esterne, poichè il vero premio è la virtù, è nella capacità di trovare la verità".
E' l'esaltazione dell'ìndividuo. Un atto di disubbidienza e di superbia.
"Direi che per Bruno l'individuo è chiamato a confrontarsi al limite delle sue possibilità attraverso quell'esperienza che definisce dell"'eroico furore". Che è, per lui, l'unico modo per cercare la verità. Cercarla fino ad esserne assorbito, annullato. E' il mito di Atteone, che con i suoi veltri va caccia della verità e quando la trova è così bella che i suoi pensieri (i veltri) se lo mangiano. C'è in Bruno questo senso dell'individuo ma, al tempo stesso, dell'infinitezza del mondo in cui l'individuo è calato e rispetto al quale ha perso quella funzione di "centro" che aveva nell'universo aristotelico. Per Bruno è impossibile fondere finito e infinito. E' l'uomo che, all'interno di un universo infinito comprende che la verità può essere cercata solo tendendo al massimo la propria finitezza. Per Bruno, insomma, l'Incarnazione è impossibile, perché non è possibile che l'infinito, Dio, si incarni nell'essere finito: cioè nell'uomo".
La chiesa chiede perdono per il rogo di Bruno, ma non può perdonarlo.
"Credo le sia difficile perdonare Bruno poiché la radice del suo pensiero è radicalmente anticristiana. Si può anche perdonare ma io continuo a sostenere che una cosa è essere stati carnefici, altra cosa è l'essere stati vittime. Nessun perdono potrà mai risarcire il fatto che un uomo è stato arso vivo perché pensava. Castellione diceva: "Uccidere un uomo, non è difendere una dottrina. E' semplicemente uccidere un uomo""
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vedi anche
Storia della filosofia