RASSEGNA STAMPA

30 GIUGNO 1999
FRANCESCO TOMATIS
Del Noce: Gentile, il "fascista nichilista"
Un'interpretazione ancora attuale del filosofo alla luce della storia del '900
Ogni grande pensiero filosofico va sempre al di là delle realizzazioni storiche. Da questo punto di vista l'opera di Giovanni Gentile (1875-1944) resta tra le più importanti di tutta la filosofia italiana: dopo Bruno e Campanella, Vico e Leopardi, Rosmini e Gioberti. Rispetto a Croce, poi, ha saputo collocarsi all'altezza del dibattito della filosofia europea otto-novecentesca, sino ai suoi esiti nihilistici (accanto a Marx e Nietzsche, Husserl e Heidegger). La sua "riforma della dialettica hegeliana" riporta infatti tutto il pensato all'atto del pensiero, il verum al fieri nel pensiero, la verità al suo attuale verificarsi, caratterizzando così la sua posizione tra quelle che assumono più radicalmente l'immanenza e la pragmaticità (seppur spirituale, del pensiero) del senso del reale tipica del nichilismo contemporaneo. A tale interpretazione della filosofia gentiliana dedicò la propria fatica, sin negli ultimi anni, il filosofo cattolico Augusto Del Noce, che ci lasciò il volume uscito postumo Giovanni Gentile. Per una interpretazione filosofica della storia Contemporanea (il Mulino, Bologna 1990), ma sulla medesima linea si è anche mantenuto l'incisivo studio di Salvatore Natoli, Giovanni Gentile filosofo europeo (Bollati Boringhieri, Torino 1989). L'edizione delle "Opere" di Giovanni Gentile è giunta ora a conclusione con la pubblicazione degli ultimi volumi, che raccolgono vari scritti sparsi, anche inediti, intitolati Frammenti di storia della filosofia, grazie alla casa editrice Le Lettere di Firenze, la quale ha ereditato nel proprio catalogo importanti titoli della vecchia Sansoni. Ma sul "caso Gentile" un motivo ulteriore induce alla rimessa in discussione del suo pensiero. Con l'uccisione di Gentile - il 15 aprile 1944 - e la fine del regime fascista che egli sino all'ultimo appoggiò, iniziò nei suoi confronti non tanto una forma di ostracismo, quanto di rimozione. La questione Gentile è allora più ampia e più seria della semplice riscoperta, perché coinvolge i presupposti stessi su cui si basa la nostra Repubblica democratica. Ciò che è stato rimosso assieme al pensiero di Gentile è che il fascismo non è stato un fenomeno regressivo e reazionario rispetto alle forme sociali e al pensiero contemporanei, né una parentesi nel corso progressivo della storia occidentale. Ripensare Gentile significa allora capire innanzitutto la modernità dello stesso fenomeno fascismo e quindi rendere molto più problematiche e meno rassicuranti le nostre convinzioni in proposito. Non perché si debba seguire fino in fondo la tesi di Augusto Del Noce, che nell'individuare in Gentile un pensatore della secolarizzazione e della risoluzione della trascendenza in prassi - in ciò accomunato a Marx -, determinante quindi per lo stesso comunismo italiano attraverso la ripresa che ne fece Gramsci, trova in ciò un motivo di reazione, per vagheggiare un cattolicesimo premoderno e una società tradizionale, sacralizzata. Ma perché occorre innanzitutto capire e poi combattere e vincere quel "fascismo" che c'è ancora in noi: proprio in quanto anti-fascisti o post-fascisti, progressisti e democratici o, semplicemente, immersi inconsapevolmente in una cultura dell'"attualità". Non si risponde insomma a Gentile, al suo idealismo nichilista che per salvare la realtà sempre in fieri, la storicità radicale del mondo umano, la riduce a posizione del presente atto di pensiero, ma nemmeno alla presunta necessità della violenza per l'azione politica, né con il marxismo - anch'esso "filosofia della prassi" -, né in assunzioni "eroiche" del relativismo politico-culturale contemporaneo, né in impossibili ritorni a sintesi sacre tra una metafisicità fondante e la sua deduzione gerarchica nella storicità. Ciò che resta ancora un compito per la filosofia e la cultura occidentale di oggi, è quello di saper rileggere e comprendere tutta la storia che costituisce il XX secolo, come dimostra il suo sempre più cruento e invariato compimento.
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