RASSEGNA STAMPA

25 GIUGNO 1999
STEVEN PINKER
A PROPOSITO DEL CERVELLO DI EINSTEIN
LA MATERIA E LA MENTE
DA molto tempo ci si interroga sulla fonte della genialità. La settimana scorsa tre neurologi hanno annunciato di averla scoperta usando un calibro. Esaminando il cervello di Albert Einstein, hanno notato che esso aveva i lobi parietali inferiori, sede della percezione matematica e spaziale, insolitamente ampi. Il tentativo di ridurre l'intelligenza alle dimensioni cerebrali ricorda la pseudoscienza del XIX secolo. Oggi sappiamo che le dimensioni del cervello solo debolmente riguardano l'intelligenza. Ma l'elegante studio su Einstein, pubblicato da Sandra Witelson, Debra Kigar e Thomas Harvey sulla rivista medica "The Lancet", risponde ai dettami della moderna neurologia cognitiva. Contrariamente a quanto normalmente si crede, noi non pensiamo esclusivamente ricorrendo al linguaggio. Einstein, infatti, diceva di ragionare combinando immagini mentali di "tipo visuale e muscolare". Solo dopo essere riuscito a riprodurre a piacere un episodio cruciale di gioco mentale, egli cercava "laboriosamente" le parole ed i simboli necessari a rappresentare per gli altri il suo pensiero. Situati tra le aree primarie relative alla vista ed alle sensazioni corporee, i lobi parietali sono la sede delle sensazioni spaziali, ed i lobi inferiori in particolare, sostengono il ragionamento astratto matematico: noi percepiamo infatti i numeri come posti lungo una linea. L'idea dei tre neurologi è che i lobi parietali di Einstein si siano espansi nel primo sviluppo prenatale, diventando più larghi, indivisi e quindi capaci di ospitare circuiti integrati più densi e più capaci per il ragionamento spaziale e matematico. Ciò spiegherebbe uno dei famosi tratti cognitivi di Einstein: egli iniziò a parlare solo a tre anni d'età. Molti bambini con ritardi verbali diventano ingegneri, matematici e scienziati. Forse ciò è dovuto al fatto che le diverse funzioni mentali, mentre si sviluppano all'interno della corteccia cerebrale, competono tra loro per conquistarsi lo spazio. Nessuno può pretendere di avere spiegato il genio di Einstein. Per quanto ne sappiamo, una persona con dei grandi lobi parietali inferiori potrebbe altrettanto facilmente diventare un grande costruttore, o un mago del biliardo. Perché Einstein fece più che manipolare semplicemente le immagini mentali. Egli cercò e trovò le immagini che catturavano gli aspetti fondamentali della realtà fisica, e le trasformò in equazioni matematica appropriate ed in formulazioni empiriche. Queste doti sicuramente giacevano nei microcircuiti formati da migliaia di miliardi di sinapsi, in molte zone del cervello, e né ora, né nel prevedibile futuro sarà possibile ritracciarne il diagramma. Eppure è curioso che il cervello che unificò le categorie fondamentali dell'esistenza - lo spazio ed il tempo, la materia e l'energia, la gravità ed il moto - possa ora aiutarci a sciogliere l'ultima grande dicotomia dell'universo concettuale: la materia e la mente.
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