RASSEGNA STAMPA

17 GIUGNO 1999
ALBERTO FOLIN
IN FONDO AL NULLA LA MISTICA RITROVA L'UOMO
Francesco Tomatis, "ESCATOLOGIA DELLA NEGAZIONE", Città Nuova, pp.200, L. 26.000
Qual'è il senso dell'esistenza? Quale la sua origine e ultima destinazione? Perché il male? Esiste Dio? E' realizzabile il bene? C'è un futuro positivo per l'uomo? Che sarà al di là della morte?. A queste domande "abissali" Francesco Tomatis tenta di dare una giusta collocazione all'interno del Dibattito filosofico moderno e contemporaneo. A questo fine, vengono convocati, come fondamentali punti di riferimento, Schelling, Nietzsche, Heidegger e Pareyson, pensatori che, pur nelle specifiche differenze, sono accomunati da un'identica esigenza di giungere al cuore del nichilismo per intravedervi una fuoriuscita "positiva".
Il tema del nichilismo è talmente centrale nella sensibilità e nella cultura contemporanea, da essere divenuto quasi un luogo comune, fatto discendere dalle vette della speculazione rigorosa alla pubblicistica più banale: Tomatis riconsegna la meditazione sull'essere e sul nulla all'ambito filosofico di appartenenza, senza facili scorciatole o semplificazioni banalizzanti. La linea prescelta è quella di una "eredità mistica" innervante il pensiero contemporaneo: un'eredità risalente alle origini del cristianesimo e caratterizzata da un gesto speculativo volto a individuare la verità per via negativa. Per una certa tradizione cristiana - quella consacrata dall'ortodossia - l'assolutezza di Dio, il puro essere, si contrappone, in quanto perfettamente positivo, alla negatività del mondo, inteso come regno della possibilità e della finitudine, dominato dalla caducità del divenire e dal male. Questa contrapposizione dualistica entra tuttavia in una crisi irreversibile con il celebre annuncio della "morte di Dio" contenuto nella Gaia scienza di Nietzsche. Se Dio muore, infatti, anche l'uomo muore con lui, in quanto la caduta nel tempo (finito) sembra essere priva di riscatto, mancando la condizione fondamentale che tale riscatto rende possibile. L'annientamento dell'uomo (della sua capacità di trascendere i singoli enti, e quindi della sua peculiarità umana) equivale allora alla fine di ogni escatologia: e noi lo vediamo ogni giorno nel pullulare di religioni costruite nel "bricolage" casalingo di sette e conventicole, tanto effimere, quanto lontane anni luce da un autentico pensare religioso. Tuttavia, in questa desertificazione prodotta dal "pensiero calcolante" (come lo chiama Heidegger), la via mistica è proprio quella che al fondo dell'assoluta negatività, al fondo di quell'abisso di orrore e di male che è la vita ridotta a mera cosa, sa trovare un tracciato che può "condurre al libero, spontaneo, multicolore sbocciare di una positiva alterità". Tomatis cerca di percorrere questa via, tendente a una "escatologia della negazione", come traspare nel pensiero dei "suoi" filosofi.
Va da sé che, essendo questa impresa del tutto destituita di un fondamento logico discorsivo (a meno di non ricondurla alla sintesi hegeliana che assorbe in sé il negativo rovesciandone il segno), essa deve necessariamente avventurarsi nell'ermeneutica delle "figure", in cui la verità si manifesta analogicamente e/o "poeticamente". Senza dubbio, una "figura" e non un concetto è, ad esempio, l'idea dell'"eterno ritorno" di Nietzsche. Per Tomatis "pensare l'eterno ritorno nell'attimo significa... fare di ogni singola esperienza di ogni ente nominato un'occasione d'evocazione di cose sfuggite nel passato o non ancora conosciute; significa ascoltare simultaneamente tempi diversi, tenere assieme le cose più diverse mantenendo la loro differenza, intrecciare alla finitezza e alla repentina transitorietà la pienezza di senso e - nella sua immanenza - l'eternità". L'ascesi mistica diviene così non un fuggire verso l'alto (che non è più) ma "la passione incessante del finito, il ritorno al mondo, la ridiscesa nella sua cavernosità e nei suoi delicatissimi colori, la cura dell'opera e della cosa".
Molto acute le pagine dedicate ad Heidegger, nelle quali vengono liquidate le volgari critiche di "romanticismo" reazionario rivolte a questo filosofo sulla base di un'errata interpretazione della sua concezione della tecnica. In realtà Heidegger non ha mai rigettato la tecnica. Semplicemente, la sua meditazione che mira a cogliere l'essenza della modernità come risultato di un lungo processo risalente ai Greci, a partire dall'idea della natura trasformata in oggetto posto di fronte all'uomo, evoca l'irrinunciabile farsi carico da parte dell'uomo di questo orizzonte, abbandonandolo si, ma anche abbandonandosi ad esso (il che vuol dire: comprendendolo fino in fondo).
Altrettanto suggestive le pagine dedicate a Schelling (alla sua "filosofia positiva") e al suo approfondimento da parte di Pareyson, come sviluppo originale delle istanze esistenzialistiche ed ermeneutiche del pensiero contemporaneo.
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vedi anche
Filosofia e Religione