RASSEGNA STAMPA

9 GIUGNO 1999
VITTORIO POSSENTI
Esce la prima storia della metafisica dall'antichità ai nostri giorni. Ne è autore Battista Mondin
Con Mosè e Platone la ragione guarda in alto
Grandioso è il fascino che si diparte dalla metafisica e dalle sue questioni. Qui l'uomo cerca di raggiungere con la punta della mente la conoscenza dell'essere, del vero, del bene, traendone gioia. Secondo Sant'Agostino lo scopo ultimo del filosofare è proprio la felicità, raggiunta nella laboriosa conquista del tesoro della conoscenza razionale. In questo cammino nessuno basta a sè stesso. Nella sua monumentale Storia della metafisica (Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 3 volumi per oltre 2000 pagine) scrive Battista Mondin: «l'universo dell'essere e del vero è talmente vasto che nessuna intelligenza umana è in grado di impadronirsene completamente. Di qui l'opportunità di riunire le distinte visioni e interpretazioni metafisiche per giungere con una maggiore approssimazione alla verità delle cose». Occorre innanzitutto mettere in luce l'originalità e il rilievo dell'impresa di Mondin.
Esistono innumerevoli «storie della filosofia» e di suoi specifici settori (si pensi alle storie delle dottrine politiche, dell'etica), ma pochissime o nessuna affatto della metafisica, per cui i tre volumi appena pubblicati rispondono all'esigenza reale di raccogliere in un tutto organico quanto dai tempi più antichi sino ad oggi è stato pensato nel campo della metafisica. Ma qui cominciano i problemi: in base a quale filo conduttore esporre un prezioso ma sterminato insieme di dottrine? L'autore, giustamente a nostro avviso non sposa l'idea hegeliana che la storia della filosofia proceda in maniera costante verso una sempre maggiore verità. Nella vicenda del pensiero umano guadagni e perdite si mescolano e si rincorrono, per cui l'ottimismo idealistico appare infondato. L'autore tuttavia non fa proprio neppure l'assunto che in metafisica accadano ricerche che non raggiungono mai un esito. Vi è un progresso in filosofia, almeno quello della «seconda navigazione» su cui l'attenzione del lettore è spesso richiamata. «Seconda navigazione» significa che, a partire dalla decisiva scoperta di Platone, per spiegare e comprendere il mondo sensibile, la natura e il cosmo, occorre riconoscere l'esistenza di un mondo superiore, trascendente, meta-fisico appunto. Questa idea costituisce uno dei fondamentali fili conduttori dei tre volumi, forse il massimo. Essi adottano una precisa scansione temporale. Il primo include le metafisiche greche ed ellenistiche dai presocratici sino al tardo platonismo di Giamblico e Proclo, coprendo l'arco di un millennio, con ricchi capitoli su Platone, Aristotele, Plotino e Filone, padre della «filosofia mosaica». Nel secondo che va dal secondo secolo dell'era cristiana agli inizi dell'umanesimo, oltre ai classici Agostino, Anselmo, Alberto, Tommaso, Bonaventura, Duns Scoto, opportunamente Mondin dà voce a una serie di pensatori regolarmente esclusi dalle consuete storie della filosofia, forse perché considerati solo teologi, ma il ci rilievo per la storia della metafisica è alto: Clemente Alessandrino, Origene, Gregorio Nisseno e Gregorio Nazianzeno, Mario Vittorino.
Nel terzo volume particolare rilievo è attribuito a Cartesio, Kant, Rosmini, mentre stranamente assente risulta Gioberti, il cui pensiero avrebbe meritato almeno un cenno. Entro la scansione storica segnalata, Mondin adotta una scansione speculativa, disponendo il tessuto espositivo del testo attorno alle tre massime proposte metafisiche della storia: platonismo e neoplatonismo; aristotelismo; tomismo e filosofia dell'essere. Anche numerose metafisiche della modernità sono ricondotte a tale quadro, non senza talora qualche sforzo. Dalla considerevole varietà delle proposte metafisiche - ve ne sono state di cosmocentriche, di teocentriche, di antropocentriche, di transcendentistiche, di immanentistiche - emerge costante il dato per cui l'uomo è un «animale metafisico», che si nutre di trascendentali. Giunti al vespro del XX secolo uno sguardo retrospettivo ci assicura che anch'esso è stato un periodo di alta speculazione metafisica, dove a mio avviso quattro grandi nomi in particolare svettano: Husserl, Bergson, Maritain, Heidegger, pur senza dimenticare gli atti alla metafisica del neopositivismo, di parte della filosofia analitica, dello strutturalismo. Nella ricostruzione storica e speculativa offerta, le preferenza di Mondin vanno alla filosofia dell'essere quale si è formata nel pensiero di Tommaso d'Aquino e della sua scuola che dal XIII secolo giunge sino ad oggi, e di cui l'autore non cessa di mettere in luce il vigore. Permane peraltro qualche incongruenza nel sottolineare a ragione l'originalità di Tommaso, e insieme nell'incasellarlo entro la seconda navigazione platonica. A mio sommesso avviso con Tommaso inizia nella storia della metafisica una «terza navigazione» non contro ma certo al di fuori, oltre e sopra il quadro speculativo della grecità e del solo platonismo. La meritoria fatica di Mondin ammonisce che la metafisica è impresa di cui l'uomo non può fare a meno, perché egli non vive di solo pane; che la ragione rivelativa capace di indirizzarsi alla realtà, all'essere, ai fini, non può venire messa a tacere dalla ragione utilitaria e strumentale.
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Metafisica