RASSEGNA STAMPA

6 GIUGNO 1999
ARMANDO MASSARENTI
Viaggio nel multiculturalismo dell'università americana
Cittadini del mondo unitevi Un invito a "Coltivare l'umanità" attraverso il dialogo e l'immedesimazione nelle diverse identità e culture
Martha Nussbaum, "Coltivare l'umanità. I classici, il multiculturalismo, l'educazione contemporanea", Carocci, Roma 1999, pagg. 338, L. 34.000.
Coltivare l'umanità di Martha Nussbaum è insieme un'inchiesta approfondita sul mondo universitario americano e la proposta etico-politica di una nozione complessa di "cittadinanza liberale" alla luce della quale avanzare proposte educative o valutare quelle attuali. A suo parere il sistema delle Humanities americane merita solo in parte le critiche che gli vengono spesso rivolte, a partire da quella secondo cui esse sarebbero la fucìna per un acritico e futile relativismo culturale. Proprio negli Usa, sostiene la Nussbaum, sta nascendo una nuova cultura, complessa e flessibile, capace di renderci "cittadini del mondo" promuovendo il confronto dialogico tra etnie e culture diverse finora escluse dai sistemi educativi dell'occidente. Si tratta di un grande laboratorio educativo che la Nussbaum attraversa in lungo e in largo mostrandocelo al suo meglio, con lo scopo dichiarato di difenderlo dall'attacco di neoconservatori alla Bloom che vorrebbero riportare l'educazione superiore allo studio di una lista predefinita di classici del pensiero occidentale.
La risposta, pluralista e cosmopolita, della Nussbaum è assai efficace perché getta le sue radici proprio nella cultura classica. Nel suo libro più famoso - lo splendido La fragilità del bene (Il Mulino) - si era soffermata su Platone e Aristotele. Soprattutto su quest'ultimo, dal quale traeva l'idea fondamentale per una moderna teoria del bene, fondata su un'idea pluralistica dei valori e delle virtù, la cui fragilità dipende - come avviene nella tragedia greca - o dalla nostra esposizione agli accidenti della "fortuna" o dal fatto che quei valori e quelle virtù tendono a confliggere tra loro. Ciò non le ha impedito però di stilare una lista, sia pure aperta e rivedibile, di "capacità" fondamentali - dalla possibilità di vivere in buona salute a quella di sviluppare una propria autonoma visione morale a quella di apprezzare il lato giocoso e ironico dell'esistenza - di cui una moderna democrazia dovrebbe garantire l'effettivo concretizzarsi nella vita dei cittadini.
In Coltivare l'umanità la Nussbaum continua la sua riflessione sulla cittadinanza concentrandosi in particolare su Socrate (con la sua idea di una "vita esaminata" costantemente aperta alla critica e all'autocritica) e sullo stoicismo antico: Cicerone e Seneca, in particolare, antesignani di una nozione allargata e cosmopolita di umanità, capace di guardare oltre, senza però svalutarle, la tradizione e la patria in cui casualmente ci è capitati di nascere. Il terzo elemento di questa nuova nozione di cittadinanza (già esemplificato in Il giudizio del poeta, Feltrinelli) è quello che lei chiama "immaginazione narrativa": "la capacità di immaginarsi nei panni di un'altra persona, di capire la sua storia personale, di intuire le sue emozioni, i suoi desideri e le sue speranze". Una capacità che non è affatto in contrasto con le altre due, poiché è ovviamente possibile immedesimarsi in una persona o in una cultura senza condividerne tutti gli assunti.
La Nussbaum comunque è consapevole di certi rischi culturali che corre l'accademia americana. Per questo scrive che "dobbiamo chiedere più rigore filosofico nelle discussioni letterarie sul relativismo, le quali altrimenti rischiano di risolversi in chiacchiere superficiali e inutili" (aggiungendo però che si tratta di un'esigenza che dovrebbero condividere, ad esempio, anche le facoltà di economia, che ancor più acriticamente accettano l'idea relativistica per cui le preferenze individuali vanno prese come sono e mai sottoposte a critica; d'altro canto, a scanso di equivoci, la Nussbaum sostiene che le conoscenze economiche e scientifiche sono fondamentali per la formazione del buon cittadino).
"Molti corsi di letteratura - scrive ancora la Nussbaum - nell'attuale mondo accademico si ispirano alle politiche dell'identità. Sotto l'etichetta di "multiculturalismo" - che si può riferire al legittimo riconoscimento della differenza umana e della varietà culturale - è emerso in alcuni casi un nuovo filone contrapposto all'umanesimo, che celebra la differenza in modo acritico e nega la possibilità di condividere interessi e idee, persino attraverso il dialogo e il dibattito; in altri termini esso nega l'esistenza degli unici strumenti mediante i quali ci si può distanziare dal gruppo di appartenenza".
Un "cittadino del mondo" non può intendere il multiculturalismo in questo modo. Sarà portato piuttosto a condividere le aspirazioni di un romanziere come Ellison, autore di The Invisible Man, che dichiara di voler "far risaltare gli universali umani nascosti tra le sofferenze di un uomo nero e americano". Il cittadino del mondo in altre parole è dotato di una formazione, e di una capacità immaginativa che le grandi opere letterarie gli possono dare, che gli permette di vedere in ogni cultura e in ogni singolo individuo i tratti di una comune umanità, senza con questo accettare acriticamente tutto ciò che questa ha da esprimere e da proporre. Coltivare l'umanità in un mondo complesso e interdipendente significa comprendere come i bisogni e gli scopi comuni vengano realizzati in modo diverso e in circostanze diverse. Questo richiede sensibilità, intelligenza, acume critico, oltre una grande quantità di conoscenze sui periodi storici precedenti, sulle culture non occidentali, sulle minoranze all'interno del proprio paese, sulle differenze sessuali e di genere, ecc.
Il libro della Nussbaum, ricchissimo di argomentazioni e di esempi presi dalla letteratura e dalle esperienze concrete di molti docenti americani, è già di per sé un modo per coltivare questa nuova, indispensabile, sensibilità. Che è quella di cui scriveva Seneca al termine del suo dialogo sugli effetti dell'ira e dell'odio: "Presto noi tutti moriremo. Intanto, mentre viviamo, facciamo in modo di coltivare la nostra umanità".
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vedi anche
Filosofia morale